Assaggi i suoi primi imbottigliamenti e ti vien da immaginare una parabola ascendente e luminosa. Ascolti le sue parole e ti vien da pensare all’umiltà e al rispetto.
E’ giovane, Francesco Versio da Neive, così come i suoi vini. Tre micro appezzamenti fra i cru San Cristoforo, Currà e Starderi da cui ricavare il Barbaresco (e dal 2018 un Langhe Nebbiolo), più una scommessa in quel di Dogliani fondata su suoli poveri e vertiginose altezze ( 550 metri): questa la dote preziosa per una mano angelica.
Due soli dati per metterti sul chi va là: apprendistato da Bruno Giacosa sotto le cure di Dante Scaglione, enologo interno e cantiniere da Figli Luigi Oddero ( incarico che ancora ricopre).
Nel frattempo, il Langhe Nebbiolo 2018 riposa in botte ed è un incantesimo di dettagli sottili, vaporoso come una nuvola, leggero come un soffio; il Barbaresco 2016 è splendente, teso, fresco, dinamico; il Dogliani 2018 trasfigura il dolcetto dei luoghi vestendolo di ricami aggraziati e ariosità.
Sono loro i giustificativi di un nuovo talento.

Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.












