Per arrivare alla Cascina Disa, a Perno di Monforte, non ci sono né cartelli né indicazioni, ci devi arrivare a istinto.
Da lassù il luminoso pomeriggio di Langa ti offre lo spettacolo maestoso dell’infilata dei vigneti di Castiglione Falletto e Serralunga d’Alba, quelli buoni, quelli famosi. I vigneti di Elio Sandri, situati sul fronte opposto, lì dove ci troviamo noi, sono già provvidenzialmente in ombra.
Che dire di lui, di Elio Sandri? Che parole, gesti e sorriso mi ricordano da vicino Baldo Cappellano: lo stesso spirito anarchico, la stessa voglia di capire, la stessa dedizione nel chiedersi sempre perché.
I suoi vini sono pressoché sconosciuti in Italia, ma all’estero sono i portavoce silenti di un piccolo e veneratissimo mito .
Non aspettatevi di incontrare un guru, anche se l’eloquio fluente e la voglia di raccontare vi sembreranno esigenze; Elio è una persona che va a fondo nelle cose e “sente” molto il vino; scava sotto fin nelle intimità e lo fa con sensibilità, preparazione e rispetto, e alla fine ha un solo credo: il tempo.
Per i vini, per certi vini, ci vuole tempo.
I suoi Barolo, in dipendenza dell’annata, stazionano molto in cantina, gli affinamenti si protraggono a lungo, bisogna attenderli.
Dagli assaggi emerge una fisionomia classica, una solida architettura tannica, un’ottima tensione gustativa, un carattere sobriamente austero, un’attitudine a cantar bene da baritono.
Due cose, fra le tante, mi hanno colpito: intanto gli strani grafici con tanto di formule tracciati a gessetto sul frontone delle botti: incomprensibili ai più, dovrebbero inquadrare la fisionomia del vino in quella annata, i suoi “parametri”; come si muove nel tempo; e poi quel vecchio banco di scuola su cui Elio sedeva da piccolo, alle elementari.
Lo ha ritrovato non so dove e lo ha posizionato di fronte alle vasche in cemento.
Una ragione ci sarà, e a sentimento credo sia una bella ragione

Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.













