Il primo Nebbiolo di Francesco Versio, talento giovane di Langa, dopo che i suoi Barbaresco già avevano fatto gridare al miracolo.
L’ho bramato tanto perché mi aveva letteralmente stregato, quando lo assaggiai in cantina dalla sua unica botte, a gennaio scorso.
Ne ritrovo intatta la grazia, e quella luce interiorizzata a cui non so resistere, così prodiga di sfumature e di non detto.
Lui si libra, danza, chiama levità.
Possiede il garbo del vino nudo: dai suoi profumi esonda finezza, la sua trama è come intessuta a macramé.
E poi, quando lo bevi, ti vien da chiudere gli occhi. Avrai sguardi solo per lui.
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Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.









