Jean-Charles Le Bault de la Morinière (Bonneau du Martray) mi rivelò innanzitutto il lato umano e confidenziale della Borgogna. Dopo di lui mi accorsi che le relazioni umane, in quella terra, non erano soltanto spocchia o disinvolta indifferenza; grazie a lui c’era un di più, ad onorarle e a dargli senso.
E quel garbo antico, quella capacità di ascolto, quella voglia di concedersi si manifestavano anche verso un semplice appassionato “italien” quale ero io, ai tempi in cui ci incontrammo la prima volta.
Forse fu per via di quel forte lato empatico della sua personalità, e per quella faccia buona ai cui sorrisi ti affidavi volentieri, se il suo Corton–Charlemagne mi entrò nel cuore senza sforzo.
Jean-Charles veniva sovente in quel di Bolgheri. Gli piaceva il mare che c’è lì. E pure i cavalli. Io di rimando, dopo la prima visita in cantina, mi autonominai Fernand Vergelesses in suo onore, con la speranza fermissima di poter essere chiamato così.
Oggi il Corton-Charlemagne 2010 di Bonneau du Martray ci racconta di quanto profonda possa essere la purezza.
E la purezza porta il suo sorriso.

Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.









