Ma a Montalcino esisteranno cantina e persona più distanti dal circo delle vanità e dal frastuono mediatico di Il Colle e Caterina Carli?
Io dico di no.
Profilo basso, lavorio zitto, dimensione prepotentemente familiare, nella testa e nel cuore ci sono gli insegnamenti del padre, iniziatore della specie, e quelli dell’indimenticato Giulio Gambelli, mastro assaggiatore, che collaborò con la cantina quando lei era ancora ragazzina. E’ sempre lui, idealmente, ad instradarne l’approccio enologico, un approccio delicato, rispettoso, tradizionalista ortodosso e finanche sentimentale nei confronti del sangiovese dei luoghi.
Con una caratteristica: Caterina era solita immettere i vini sul mercato solo quando li riteneva pronti (oggi non so). Il che spesso si traduceva in un disallineamento temporale (leggi ritardo) rispetto alle uscite canoniche con cui tutto il resto del consesso montalcinese si presentava alle attenzioni del mondo.
Ripesco oggi questa bottiglia qua, ma non è perché sia uscita ora sui mercati, eh!! Rappresenta semmai un tassello di memoria legato alle nostre frequentazioni di un tempo, di quando scoprii l’azienda e conobbi Caterina, con la sua decisa personalità divisa fra veracità e dolcezza, con i suoi pensieri puliti e senza fronzoli.
Allora le uve da cui traeva il Brunello erano tutte e sole quelle del Colle al Matrichese, lì dove ha sede la piccola cantina. Cinquecento metri di altitudine, suoli a galestro e una connaturata propensione alla flessuosità e alle sfumature di sapore.
L’annata, piuttosto calda e dalla vendemmia precoce, è una di quelle che sulla carta non avrebbe pretese quanto a potenziale di longevità.
Ora, io non so quanti di voi conoscano Il Colle di Caterina Carli. Il fatto però è che dentro la bottiglia di oggi si cela un gioiello: struggente, vivo, elegante, puro, carezzevole, di straordinaria dolcezza tannica e pregevole lunghezza, è dove gli umori del sottobosco, quelli del frutto e quelli del fiore adornano il paesaggio aromatico rendendolo cangiante e variegato, dopo che ad annunciarlo si è levata all’aria una solenne nota di incenso.
Indimenticabile.
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Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.









