A Pasquetta ci ho dato di Bussìa. Per realizzare una volta di più come gli esiti possano essere diversi, pur appellandosi – “essi loro” vini – alla stessa menzione geografica e alla stessa annata.
L’arcipelago Bussìa è esteso, quello è, e già da questi due esemplari lo vedi e lo senti.
Il Bussìa ’16 di Amalia ha dalla sua le altitudini significative (per la Langa intera) del vigneto Fantini e il conseguente potenziale di freschezza, a far da contraltare al generoso temperamento alcolico.
E poi le sabbie di queli suoli tortoniani, a connotare un Barolo che cerca di muoversi sulle punte, poco estrattivo, trasparente (a cominciare dal colore), che a fronte di una aromaticità dispiegata e attraente, appena screziata da un rivolo di dolcezza in sopravanzo ma impreziosita dal commento floreale e minerale, lascia evaporare il disegno gustativo in una nuvola eterea e rarefatta, rendendo il finale più brevilineo e rugoso che non ampio o continuo. Epperò fa di tutto per conquistarti per fraseggio, dettaglio, modulazione nei toni, e per un approccio stilistico comunque condivisibile.
Il Bussìa ’16 di Claudio Fenocchio è semplicemente figlio dell’Elveziano e della Bussìa Sottana. Qui cambiano le giaciture e cambiano i suoli. Così come cambiano il peso strutturale e la densità, e pure l’architettura tannica, per concretizzare un vino con l’eco incorporata, baritonale e nobilmente austero, di profondità rilevante e con il futuro davanti. Di più, l’etichetta della gamma Fenocchio che anno via anno si sta confermando di una regolarità qualitativa impressionante, tanto da assurgere a riferimento.
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Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.









