Ci troviamo in Oltrepò ma è come essere in Francia.
Alla Tenuta Frecciarossa vi respiri aria da château, questo è, e una speciale misura che investe ‘gnicosa: Casteggio e i suoi fianchi di collina, l’ordine esatto dei vigneti, la sobria nobiltà delle architetture, le persone e i vini.
E’ l’artigianalità che sposa il cesello, con una particolare predilezione per il Pinot Nero, che qui molto prima di altre parti d’Italia venne imbottigliato già negli anni Venti del secolo scorso.
Nel 2019 la Tenuta ha festeggiato i suoi primi cento anni.
E se Carillo 2018 già mi stregò per delizioso nitore, ribadisce l’asserto questo 2019, dove la dispiegata suggestione aromatica e la disinvolta bevibilità non significano affatto semplicità.
Nelle pieghe di un sorso teso e succoso si cela un sottofondo che ricorda la pietra quando la sfreghi sopra un’altra. E’ come un’aria, come un soffio, ma ti trafigge.
Questo vino possiede il garbo, in piena coerenza con la personalità di Valeria Radici Odero, attuale frontwoman aziendale. Ma probabilmente risente anche della mano angelica di Cristiano Garella, talentuoso enologo nordpiemontese, che dei vini predilige il ricamo, non le asserzioni.

Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.









