Il Sasso nello stagno

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L’ho tolto da penare. Il tappo l’ho estratto a mano, ma proprio con le mani intendo, senza ausili meccanici, sul collo della bottiglia pareva ci fosse la sciolina; la capsula era rigonfia, e c’erano lacrime dense color sangue a trapassarla.
Insomma, me lo chiedeva lui di esser tirato via da lì, dove era stato evidentemente troppo a lungo e conservato pure male.

Per lui è stata una benedizione, ma lo è stata anche per me: incredibile, viscerale, carnoso, ancora fremente nei profumi suoi, si è rivelato un Bordeaux “de noantri” con avvolgenza mediterranea e un nitore, una forza espressiva da far invidia a tanti.

Il Sasso ’97 di Piaggia ( una delle primissime annate, se non la prima) non era ancora diventato un Carmignano DOC, come successivamente diventò, ma Mauro Vannucci, con l’accanimento e la meticolosità dell’autodidatta, riusciva a concepire robe del genere.
Le sue vigne sembravano un giardino, me le ricordo bene. Eppure la vigna di per sé mira a diventare bosco, ci dicono i puristi.
Questo vino proviene da un’altra epoca enologica, dove vigevano altri intendimenti e altri diktat, sia in campagna che in cantina. Erano i tempi dei vini anabolizzati e autoreferenziali, e delle vigne leggere tutte “barba & capelli”, con i grappolini buttati preventivamente a terra per concentrare il concentrabile, e forse anche di più.
In mezzo a tanta m****a (e a cotanta forzatura) mi è sempre parso naturale che potessero nascervi dei fiori.
Ecco, questo è.

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FERNANDO PARDINI

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