L’ho tolto da penare. Il tappo l’ho estratto a mano, ma proprio con le mani intendo, senza ausili meccanici, sul collo della bottiglia pareva ci fosse la sciolina; la capsula era rigonfia, e c’erano lacrime dense color sangue a trapassarla.
Insomma, me lo chiedeva lui di esser tirato via da lì, dove era stato evidentemente troppo a lungo e conservato pure male.
Per lui è stata una benedizione, ma lo è stata anche per me: incredibile, viscerale, carnoso, ancora fremente nei profumi suoi, si è rivelato un Bordeaux “de noantri” con avvolgenza mediterranea e un nitore, una forza espressiva da far invidia a tanti.
Il Sasso ’97 di Piaggia ( una delle primissime annate, se non la prima) non era ancora diventato un Carmignano DOC, come successivamente diventò, ma Mauro Vannucci, con l’accanimento e la meticolosità dell’autodidatta, riusciva a concepire robe del genere.
Le sue vigne sembravano un giardino, me le ricordo bene. Eppure la vigna di per sé mira a diventare bosco, ci dicono i puristi.
Questo vino proviene da un’altra epoca enologica, dove vigevano altri intendimenti e altri diktat, sia in campagna che in cantina. Erano i tempi dei vini anabolizzati e autoreferenziali, e delle vigne leggere tutte “barba & capelli”, con i grappolini buttati preventivamente a terra per concentrare il concentrabile, e forse anche di più.
In mezzo a tanta m****a (e a cotanta forzatura) mi è sempre parso naturale che potessero nascervi dei fiori.
Ecco, questo è.
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Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.









