Di fronte a piatti così sdilinquisco. Di piacere e di sorpresa. Eppure quella di Massimo Di Fulvio è una traiettoria defilata e vissuta in buon ordine ( e di buon grado) al di fuori dei riflettori delle notorietà e del frastuono mediatico. Da 25 anni però vive nel Chianti, e fa vivere un ristorante a suo modo atipico – nelle chisure, nelle aperture, nei modi.. in quello che volete-, giustificato dal fatto che quel ristorante si trova a Castell’in Villa, nel cuore del borgo antico governato da Coralia Pignatelli, straordinaria donna del vino. Da qui l’unicità e la mancanza di ovvietà.
Ma la mano, la mano di questo umile cuoco ha un che di angelico per come risce a trattare le materie prime, e a dissimulare nella apparente immediatezza di una preparazione tutto un sotteso di profondità. Per dire, che la chitarrina ( fatta in casa con) al ragù di cinghiale possa stagliarsi fra i più grandi piatti di selvaggina mai assaggiati in vita mia non è che mi fa problemi ammetterlo.
E che quella sorta di lasagnetta alle verdure dell’orto, del proprio orto, con quella crema di melanzane d’alta scuola, possa richiamare alla mente, chessò, un genio delle cucina vegetale come Alain Passard, forse non è un caso. E se il piccione al Vin Santo, la cui realizzazione abbisogna di 4 passaggi e non lo diresti, è un piatto che parla evocando (evoca parlando), il dessert ti fa letteralmente rivivere il Mediterraneo, che è qui un po’ Grecia e un po’ Chianti.
Ristorante Castell’in Villa – Loc. Castell’in Villa – Castelnuovo Berardenga (SI)
Contributi fotografici di Lorenzo Coli

Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.















