Montenidoli è un mondo a parte, con una sola donna al comando, e che donna. Qui Elisabetta Fagiuoli, dall’alto delle sue 50 vendemmie, impone la linea, e ha la terra come consulente. I suoi vini disegnano una traiettoria a sé, nel panorama enoico di San Gimignano (ma anche più in là): possiedono la scorza e l’interiorità, e attraversano gli anni con classe, ché il tempo non lo temono.
Nella “Montagna dei Nidi”, già terra di templari, le altimetrie non scherzano, arrivando a toccare i 600 metri, con i suoli rossi del Triassico. Più in basso, ma relativamente, le sabbie plioceniche e le escursioni termiche costituiscono i prerequisiti essenziali per la locale Vernaccia, che pesca e trova una forza espressiva che non scordi, assecondata da gesti puliti.
Ma arrivare fin quassù significa poter dialogare con Elisabetta, che è come rigenerarsi, come un premio dopo la salita. Significa arrivare di giorno, partire al tramonto e non accorgersene. Te ne torni via da lì con un fardello di cose ad affollare la mente: ti serviranno per sentirti più leggero.
Per lei non basta essere biologici, bensì “profondamente biologici“. Il rispetto della terra, delle piante e dell’ambiente circostante è un requisito etico, prima ancora che fattuale, e dovrebbe stare alla base del mestiere dell’agricoltore, che resta pur sempre un custode. In un luogo appartato e collinare che non ha mai visto la chimica, alla domanda su quale sia il suo tipo di approccio alla campagna, lei potrebbe rispondere così: ” Tu, avveleneresti i tuoi figli?”
Elisabetta sogna una rivoluzione spirituale, dove fratellanza, accoglienza, condivisione e interazione con la natura costituiscano i precetti per una nuova idea di socializzazione; dove anche un semplice frinire di cicale possa diventare evocazione, e spunto. E dove le giovani generazioni si possano incontrare con le vecchie, condividendo spazi, riflessioni, esperienze. Qualunque sia il loro credo, nel conforto dell’abbraccio della terra, a ritrovare umanità.
E’ ciò che ci si prefigge con la Fondazione “Sergio il patriarca onlus“, che porta il nome del compagno di una vita, scomparso qualche anno fa.
Nei pensieri di una donna non allineata (“Sono Montenidoli”) trova dimora un regno di bene, in un mondo che sembra puntare dritto verso la deriva. Ah, i vini di Montenidoli sono buonissimi, ma non ci si inventa niente, in questo caso. Sono “semplicemente” il frutto di gesti non addomesticati che hanno partorito unicità.
Però il Templare ’18 potrebbe giocarsela coi bianchi del mondo, e uscirne vincitore.
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Montenidoli – San Gimignano (SI) – www.montenidoli.com

Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.












