Passaggio ad Amatrice

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Nella pressoché totale distruzione di questo che era un grazioso borgo del centro Italia dove nelle estati degli anni ’60 si creava una piccola “dolce vita”, il terremoto sembra essersi accanito proprio sul simbolo della sua vitalità che era autentica, il corso Umberto I che aveva sullo sfondo i monti della Laga. Arrivando da Rieti lungo la Salaria, oggi si incontra il cantiere dell’ospedale che qualcuno relegò fra i “rami secchi” da tagliare e che invece verrà ricostruito dov’era, e poi inizia il triste percorso della strada che ne segue parallela il tracciato. Così, guardando a destra, scorre il nulla che è rimasto, spezzato solo da una torre in ricostruzione.

Poi, la traccia di qualcosa di quello che c’era prima riprende, come la chiesa di Sant’Agostino con l’abside sbriciolata, e lo storico hotel Il Castagneto dove un tempo si mangiava un’Amatriciana sublime.

Come è noto, le attività commerciali e di ristorazione si sono spostate nel “polo agroalimentare” e poi c’è un piccolo centro commerciale, dove comprensibilmente ma anche un pochino malinconicamente il passato felice è rievocato da grandi immagini.

Così come ci è sembrata velata di malinconia la formula ripetuta dalla commessa del negozio di prodotti tipici “ci sono più pecore che persone” a riassumere il contrasto fra l’orgoglio di una bontà caparbiamente difesa e la tristezza dello spopolamento. E qui si trovano effettivamente prodotti di grande qualità come gli intensissimi pecorini da latte locale (sia nella versione più fresca che in quella semistagionata) che vengono lavorati nei caseifici amatriciani in zona e nella sede di Norcia, o i salami (saporito e morbido quello di fegato).

Centro commerciale Il Corso
Viale Padre Giovanni Minozzi – Amatrice (RI)

Nella prima immagine, la fine di quello che era Corso Umberto I; nella terza, l’interno del centro commerciale

Riccardo Farchioni

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