Io il Mecenate l’ho frequentato assai assiduamente quando si trovava nella sua sede originaria, alla Gattaiola, su in collina, alle porte di Lucca. Mi davano giovamento il luogo, naturale dissuasore di malinconie, il pensiero non omologato di un oste ostinato, la cucina affettuosa, semplice ma accurata di sua moglie Sole.
Dal trasferimento in città, avvenuto nel 2012 nei suggestivi fossi, luogo di antiche tintorie e lavatoi, ne è scaturito un incredibile successo di pubblico, che fortunatamente non ne ha scalfito gli intenti né corrotto le originarie virtù, anzi: si fa evidenza, oggi, un tasso di consapevolezza e di maturità persino maggiore, nello sviluppare l’idea primigenia di osteria, costruendo la propria ragion d’essere e la propria identità grazie a una fitta rete di piccoli produttori locali per ricavarne tutto, dalle farine alle verdure, dalle carni ai formaggi, dagli oli ai legumi.
E i risultati si vedono.
Questo è il regno di Stefano De Ranieri, oste di rango e persona sensibile, uno dei pochissimi a muoversi come un segugio per scovare l’unicità di prodotti genuini e non artefatti provenienti dal territorio, o comunque dai dintorni; una linea di pensiero ripercorsa anche nella costruzione della carta dei vini, una carta speciale intrisa di referenze Slow, ma veramente Slow, in cui potersi sbizzarrire alle prese con etichette cult del bere bene artigianale, viaggiando in direzione ostinata e contraria.
Il posto è incantevole, l’energia dell’oste intatta, così come il pensiero critico e la coscienza etica di un lavoro di salvaguardia delle piccole produzioni, mentre la cucina di Sole è ancora capace di carpire l’essenza delle cose senza strafare, lasciando parlare le materie prime, reale fondamento di una effettiva diversità.
Cenare all’aperto in piazza San Francesco, poi, ci mette del suo. E’ un luogo che scava nelle intimità di Lucca, restituendoti autenticità e suggestioni. Non lo puoi evitare.
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Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.

















