Vinitaly 2024, un mondo a parte

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Premessa
Il mondo delle bevande alcoliche, e in particolare del vino, sembra essere oggetto di una campagna mediatica volta a sottolinearne solo gli aspetti salutistici negativi e gli abusi. Esempi passati di televisione e di esperti sempre pronti a stigmatizzarne i danni alla salute sono facilmente ripercorribili con la memoria. All’indomani della chiusura di  Vinitaly 2024 già Radio 3 puntualizzava, intervistando una nota immunologa avvezza alla ribalta televisiva, i danni delle bevande alcoliche, precisando che non esiste la dose minima ma che anche un millilitro di alcool è pericoloso per l’organismo (non considerando che anche se non assumiamo alcool, una piccola quantità può essere prodotta dai batteri presenti nell’intestino durante la degradazione degli zuccheri).

Questo il clima che i produttori di vino, da una parte tacciati di frodi e mistificazioni e dall’altro di nuocere gravemente alla salute, stanno vivendo nel portare avanti la loro professione. Non ci stupisce dunque che si sia tanto parlato dei vini dealcolati, tra l’altro non una novità per gli addetti del settore, e di una crisi più generalizzata della produzione con aiuti all’estirpazione di vigneti o il ricorso alla distillazione di crisi.

E questa situazione l’abbiamo percepita in molti incontri avuti nel corso della manifestazione, dove si sottolineava la difficoltà a comunicare il proprio lavoro in un clima così problematico. E’ pur vero che chi va al Vinitaly è interessato al vino così com’è, e che la maggior parte dei visitatori si comportava come se questi problemi fossero fuori del salone, e questo ha reso alla fine il clima più disteso: sarà il lato positivo del vino?

Conclusa la premessa passiamo alla descrizione della edizione 2024. Intanto possiamo dire che molti visitatori, nei giorni di lunedì e martedì, si sono recati al Vinitaly utilizzando il treno e i mezzi pubblici; noi, che per motivi logistici siamo arrivati in auto, non abbiamo subito il solito ingorgo a Verona Nord e abbiamo rapidamente raggiunto i parcheggi gratuiti per proseguire poi con i mezzi pubblici fino alla fiera.  Si entra con accrediti o inviti o biglietti, il cui prezzo scoraggia i perditempo, utilizzabili questi ultimi solo la domenica o il mercoledì.

L’affluenza è stata buona e si percepiva soddisfazione anche da parte dei produttori incontrati per la qualità dei contatti. Nella selezione degli incontri in fiera ci siamo affidati alla ricerca di realtà non sempre ben conosciute, o all’incontro con vecchie conoscenze che hanno rinnovato e ampliato la loro produzione.

Iniziamo dalla Lombardia ed in particolare dal Bresciano, dove incontriamo due produttori aderenti alla Strada del Vino dei colli Longobardi: Tenuta la Vigna e Peroni Paolo, entrambi di Capriano del Colle. La zona è conosciuta per la presenza del monte Netto, più una collina che una montagna, che si eleva sulla circostante pianura bresciana. Di Tenuta La Vigna assaggiamo Bruma, un vino derivante da terreni argillosi e da uve trebbiano sottoposte a botritizzazione e successivamente fermentate in acciaio fino a 2 /3 della fermentazione, per poi finire la trasformazione in barrique. Qui, sotto batonnage, affina per 12 mesi e poi altri 24 in bottiglia.

Di un giallo paglierino dorato di fluidità media brillante, i profumi sono fondati su sentori di frutta fresca (mela cotogna, nespola germanica), confettura di agrumi, menta selvatica. Al gusto è ampio, complesso, persistente, di buone sapidità e freschezza.

Per l’Az. Agr. Peroni assaggiamo La Bella, un vino da uva cagna, altrimenti detta bellagna, vitigno autoctono della zona. Il vino è fresco e floreale con un bel colore rosso rubino tendente al violaceo; aromi speziati e fruttati di ciliegia amarasca accompagnano una beva scattante e lievemente tannica, che invita al riassaggio.

Sempre negli stand delle strade del vino lombarde assaggiamo un Metodo Classico dell’azienda Vanzini, dall’Oltrepò Pavese, che ci presenta un Blanc de Noir 100% a base pinot nero chiamato Aiace. Il vino base fermenta e affina in acciaio per poi trascorrere 42 mesi in bottiglia prima della sboccatura. Spumante di stile classico ed elegante, sviluppa profumi floreali e fruttati con note lievemente agrumate; in bocca è fresco, sapido e consistente, accompagnato da una bolla fine e persistente.

A poca distanza incontriamo Adrea Picchioni con i suoi vini dell’Oltrepò pavese, che si confermano vini di spessore e di garbo. In particolare il Rosso d’Asia 2020 e il Buttafuoco Bricco Riva Bianca 2020. Il primo di signorile eleganza e concretezza, il secondo dal piglio più austero ma giocato sempre su frutto e freschezza, che accompagnano in entrambi i casi una beva succulenta e gastronomica.

Nel padiglione della Regione Campania ci avventuriamo nella degustazione di alcuni Fiano di Avellino. In particolare ci ha convinto il Fiano di Avellino 2022 di Fonzone, un  vino che, dopo la fermentazione di circa un mese, trascorre altri 8 mesi sui lieviti e poi alcuni altri in bottiglia prima di giungere sulle tavole. Dai profumi intensi e floreali dove trovano spazio agrumi, fiori di tiglio, nocciola e mandorla verde, si propone in una beva fresca e persistente. La lunghezza e la consistenza del vino accompagnano un bel finale.

Continuando con i Fiano di Avellino non possiamo non passare a salutare Traerte, che ci propone un eccellente Fiano di Svellino Aipierti 2021, vino dai profumi ampi e caratteristici che si succedono nel rivelarsi attraverso le note di nocciola, buccia di cedro, pasta di mandorle fino al fiore di ginestra, per poi ritrovarli in una beva dal rimarchevole equilibrio tra acidità e dolcezza, che prolunga la persistenza svelando una mineralità invidiabile.

E’ il momento di spostarci in Piemonte, e qui andiamo a trovare nuovamente un famiglia che ha saputo sviluppare e valorizzare il proprio territorio e la propria passione e dedizione per esso: la famiglia Vaira. Lo stand è sempre affollato ma Aldo ci dedica un po’ del suo tempo per raccontarci di una nuova impresa: l’acquisizione di vigne nella zona di Dogliani. E infatti partiamo da questo nuovo vino per la nostra degustazione.
Il Monterustico Dogliani DOCG è un vino in pieno stile Vajra per precisione, eleganza e intensità, che sa di frutti rossi fragranti, con una freschezza e una setosità tannica in grado di valorizzarne la beva.

Nella foto Aldo Vaira

Altro vino nuovo nella produzione aziendale è il Barbera Freisa Piemonte DOC 2021. Nasce, ci racconta Aldo, dalla tradizione di impiantare ai confini dei vigneti di barbera la freisa, ritenuta meno sensibile alle malattie, e in particolare alla flavescenza. Il risultato è un vino dai limpidi sentori floreali e fruttati, che ci sorprende per la piacevolezza e la freschezza.

Dopo queste novità passiamo all’assaggio di due etichette emblematiche della collezione Vajra. Il primo, il Barolo Costa Di Rose 2020, nasce sulle arenarie dell’ultimo lembo delle denominazione Barolo in direzione Monforte d’Alba, e si è sempre caratterizzato per l’eleganza e la fragranza aromatica, che ricorda la ciliegia e la rosa canina, e per il gusto succoso e fresco, dai tannini levigati. Anche il 2020 non si discosta dal suo classico stile, anche se in questo caso puoi riconoscervi sicuramente una bella gioventù e una nota speziata ad impreziosire il bouquet.

Il secondo è il Barolo Bricco delle Viole 2020, un riferimento della denominazione per eleganza e complessità. Alla vista si presenta di un rosso rubino dai riflessi granati, all’olfatto esprime note di ciliegia marasca, violetta, lieve spezia dolce. Al palato è ampio e complesso: ai ritorni aromatici si mescola la finezza dei tannini; la freschezza, l’eleganza e la verticalità rappresentano il sigillo di questa annata.

Al termine della giornata raggiungiamo agilmente la nostra meta serale: l’Osteria dell’oca a Mantova, dove pur negli spazi ristretti del locale si ha la certezza di assaporare la vera cucina mantovana; una occasione per concludere degnamente questa giornata di degustazioni.

Il giorno successivo ci attendono una serie di degustazioni incentrate sul Pinot nero. Andiamo così a visitare lo stand dell’Alto Adige per assaggiare i Pinot neri di alcune realtà di primo piano. Iniziamo con il St. Daniel  Riserva 2021 della Cantina di Colterenzio. Nasce su terreni vulcanici da vigneti posti a circa 350 mt s.l.m.  Vinificato con breve macerazione a freddo, riposa per un anno in legno e uno in bottiglia. Il colore rosso granato, la fluidità e la media intensità connotano alla vista questo Pinot nero che fa della facilità di beva e della immediatezza la sua dote più evidente. I profumi sono diretti e intensi – ciliegia, spezie e ribes nero su tutti-; in bocca è snello, scattante, con tannini già morbidi e avvolgenti.

A poca distanza la cantina di Caldaro (Kaltern) propone il Saltner 2021 Doc Alto Adige Pinot Nero. I vigneti sono posti a 500 mt.s.l.m su terreni calcarei. Vinificato in tini di rovere e affinato in tonneau e barrique, si propone con un colore rosso rubino medio. Belli i profumi fruttati, puliti e distinguibili, di ciliegia, lampone e spezia dolce. In bocca è caldo, con morbidezze che accompagnano i tannini e con la ciliegia che ritorna nel finale.

Tra i vari Pinot Neri – ben 4 – proposti da Castelfeder scegliamo il Glen, derivato da un  vigneto storico per l’azienda, situato nella bassa Atesina a 700 mt.s.l.m. su terreni misti di calcare e porfido. Le uve, derivanti sia da impianti a spalliera che da pergola, vengono selezionate, trasformate in acciaio poi affinate  in piccole botti usate per 12 mesi e successivi 3 in bottiglia. Vino fresco e armonico, con una forte connotazione varietale fondata sui tipici sentori floreali e fruttati, ha nella bocca la sua nota di carattere: la freschezza e la tannicità, ben espresse, lo rendono elegante ma anche intenso, un rosso che può accompagnare egregiamente la cucina del territorio e le carni rosse.

Dal padiglione che raccoglie le presenze estere assaggiamo due vini brasiliani di Casa Valduga, una estesa realtà con radici italiane. Dei vini in degustazione assaggiamo un Metodo Classico di buona fattura, fresco e floreale, anche se un po’ lontano dagli standards del metodo classico più rigorosi; maggiore espressività e struttura la ricontriamo nel Gioia 2018, un Merlot della denominazione Vale dos Vinhedos che si distingue per un bell’aroma fruttato e una bocca rotonda e succosa.

Ritornando nei padiglioni italiani facciamo incursione in Friuli con alcuni assaggi presso la postazione di Castello di Spessa, storica realtà di Capriva del Friuli, che oltre alle vigne ha sviluppato un ampio progetto di enoturismo, ospitalità ed eventi, ad accompagnare l’attività agricola e vitivinicola vera e propria. Delle tante referenze in catalogo assaggiamo un Sauvignon Blanc Friuli Isonzo 2022 di pregevole fattura, sia sotto il profilo aromatico, intenso ma non estremo, sia per la bocca fresca, lunga e dagli accenti minerali.

Gli ultimi assaggi della giornata li dedichiamo a qualche conferma.
La Vernaccia di San Gimignano 2023 di San Quirico è un vino dalls fragranza floreale e fruttata che si rivela in bocca con una freschezza e un’ampiezza invidiabili, consolidando la nostra convinzione della validità e della regolarità qualitativa di questa azienda sangimignanese.

Chiudiamo con l’assaggio del Vino Santo Trentino di Pisoni, cantina situata a Sarche, area di produzione di questo celebre passito. Un vino che porta con se le caratteristiche dell’eleganza e di una dolcezza non ostentativa e di ottima fattura, senza certe note smaltate a volte presenti in questa tipologia di vini dolci.

Concludiamo con un prodotto che da qualche tempo sta riaffacciandosi all’attenzione dei consumatori e dei barman, il Vermouth. Un interessante assaggio è stato quello effettuato dall’azienda La Palera, produttrice di Erbaluce di Caluso ma anche di due Vermouth (bianco e rosso) di artigianale fattura e bella espressività.

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Lamberto Tosi

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