La tipologia Riserva, per il Chianti Classico, ha sempre incarnato la più profonda delle “classicità”. Storica punta di diamante per qualsivoglia proposta aziendale, ed oggi teoricamente messa a repentaglio dalla discesa in campo dei Gran Selezione (quantomeno se stiamo al disciplinare di produzione, che individua questi ultimi come apice della piramide qualitativa chiantigiana), ha di fatto rischiato il depotenziamento qualitativo dall’avvento di questi ultimi, se non fosse che molti vignaioli in realtà hanno giudiziosamente deciso di preservarne blasone e nomea, agendo di conseguenza, e che l’affetto di consumatori ed appassionati ha fatto sì da mantenerne vivo l’acquisto e quindi il potenziale evocativo (non foss’altro per un target di prezzo assai più ragionevole che non quello a cui sono approdati i Gran Selezione).
E’ piuttosto frequente, quindi, e per fortuna, rintracciare nell’ambito della tipologia Riserva il meglio di una produzione, ma soprattutto il carattere territoriale prima ancora dello stile, stile che ancora tende a marcare e a primeggiare (salvo pregevoli eccezioni) se guardiamo alla categoria “superiore” dei Gran Selezione, la quale, obbligata per disciplinare da certi parametri prestazionali in termini di polialcoli ed estratti e, fino a pochi anni addietro, “fortificata” dai vitigni alloctoni, ha fatto assai fatica a trovare la strada di una piena territorialità, riscoprendola più tardi (e vivaddio) grazie anche alla rimodulazione imposta alla paletta varietale, incentrata oggi sul sangiovese (anche in purezza) più altre residuali autoctonie.
E probabilmente sta proprio nello spirito di fondo che ha da sempre animato la produzione e la fisionomia dei Chianti Classico Riserva, così intimamente legati alla storicità e al pregresso, senza eccessive bramosie di abbandonarsi a certe tendenze stilistiche figlie del meticciato (peraltro ancora ambite sui mercati internazionali, soprattutto anglòfoni), la ragione per cui spesso vi riscontriamo quella “profondità nella misura” in grado di impennarne la qualità e di conseguenza il coinvolgimento emotivo. In special modo poi se abbinate a prezzi ancora umani, aspetto quest’ultimo nella sostanza (e nel trend) disatteso dalla gran parte dei Chianti Classico Gran Selezione, che veleggiano ormai su prezzi importanti nel tentativo di agganciare un target di mercato ben disposto a concedersi i premium wines, di fatto il motore principale che ha portato alla loro nascita.
Per questi motivi è piuttosto difficile stilare una sintesi di merito all’interno della categoria Riserva, perché ti accorgi della presenza di molti conseguimenti lusinghieri e meritevoli in grado di onorare tipologia e territorio. Ma tant’é. Come sempre, la selezione proposta si basa sulle annate uscite in commecio quest’anno, fondamentalmente 2021 e 2020, salvo una notabile eccezione.
Della prima ne abbiamo già parlato nella puntata dedicata ai Chianti Classico “annata”, dove il temperamento caldo, asciutto e ventoso del periodo estivo e prevendemmiale, sia pur senza picchi eccessivi di temperatura, ha comunque potuto trarre giovamento dalle buone riserve idriche accumulatesi nei terreni nel corso di una primavera piuttosto piovosa, garantendo profili carnosi e ricchi, nei casi più risolti ben bilanciati dalla dotazione acida, soprattutto quando favorita da giaciture fresche ed elevate di quota; mentre nella 2020, come già emerso dalle precedenti tornate di assaggio (diversi i Riserva 2020 usciti sul mercato l’anno scorso), a vincere è l’equilibrio e la giustezza. E se non può essere classificata come una annata coi controfiocchi, è pur vero che in questo caso l’estate e l’epoca vendemmiale hanno usufruito di provvidenziali e generalizzate escursioni termiche, propiziando un “tono“, un grado di contrasto e una brillantezza aromatica capaci di bilanciare perfettamente l’indole concessiva e comunicativa di questo millesimo.
L’avviso conclusivo per i naviganti, invece, intende soltanto sottolineare che le note seguenti sono state ordinate secondo le regole dell’alfabeto, e non della personale predilezione.
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I Chianti Classico dell’anno/1: gli annata
I Chianti Classico dell’anno/3: Gran Selezione
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CIGLIANO DI SOPRA – CHIANTI CLASSICO RISERVA VIGNETO BRANCA 2021
Il talento e la sensibilità interpretativa di Maddalena Fucile va traghettando Cigliano di Sopra, che sta a San Casciano in Val di Pesa, su una dimensione di stampo autoriale, dove a brillare, nei vini, è il carattere e la spontaneità, doti che ben si saldano, in questo caso, alla naturalezza. Nel frattempo ci ha pensato il Riserva, le cui uve provengono dal vecchio vigneto Branca (1972), a risistemare la griglia di merito in seno alla proposta. E lo ha fatto mostrando un’ottima materia prima, assumendo movenze sensuali, palesando una bella freschezza balsamica e sciorinando una trama quanto mai espressiva, la cui energia resta tutta incanalata in dolcezza di frutto, armonia e modulazione.
FATTORIA DI LAMOLE – CHIANTI CLASSICO RISERVA CASTELLO DI LAMOLE 2016
Paolo Socci, lamolese doc, non si arrende, e dopo alcune vicissitudini ha ricominciato con buona lena e spirito sollevato a proporre nuove cose caratterizzate come sempre da una classicità di forma e di sostanza la quale, quando assistita da una adeguata cura formale, può spalancare le porte all’emozione. Il tempo è solito giocare a favore delle referenze più ispirate, e così è per questo Riserva ‘16, che a una impronta territorial-varietale declinata nel segno del sottobosco e del balsamico associa una nobiltà espressiva, un bilanciamento alcolico, un disegno, una freschezza e un’articolazione che non si possono evitare. Coinvolgente a dir poco.
I FABBRI – CHIANTI CLASSICO RISERVA 2020
Certamente il vino più profondo prodotto quest’anno da Susanna Grassi, che onora il territorio di appartenenza (Lamole) con una prestazione accordata e identitaria fatta di ariosità e candore, succo e verticalità. Qui hai leggiadria, equilibrio alcolico, dinamica, sapore che si infiltra senza impattare, straordinaria beva, virgulto acido. E una sana base strutturale per guardare al futuro con speranza viva.
IL CONTADINO CUSANO – CHIANTI CLASSICO RISERVA LATERRA 2021
Già nella puntata dedicata ai Chianti Classico “annata” (leggi qui) avevamo introdotto questa novità chiantigiana di sponda sancascianese, artefice di una proposta tanto variegata quanto competitiva, per di più sintonizzata sulle frequenze della bevibilità e del dettaglio sottile. Ebbene, fra le referenze più esaltanti annotiamo questo Riserva Laterra ‘21, che si fa apprezzare per tonicità, diffusione e nitidezza, espresse in un sorso verticale e lungo, vivido e croccante.
LAMOLE DI LAMOLE – CHIANTI CLASSICO RISERVA LAREALE 2021
E’ la realtà dimensionalmente e strutturalmente più importante del comprensorio di Lamole, ma i numeri in questo caso non inficiano il portato di autenticità della proposta, grazie a vini di raffinata tipicità e nitore, fra i quali brilla la stella del Riserva Lareale ‘21, dove dolcezza di frutto, definizione aromatica, garbo e armonia concorrono a delineare un sorso fresco e carezzevole che porta in dote una finezza d’altura, la cui ineccepibile fattura non contempla la “chirurgia” e il puntiglio meramente estetico.
QUERCIA AL POGGIO – CHIANTI CLASSICO RISERVA 2020
Dai vini di Quercia al Poggio (areale di Monsanto, UGA di San Donato in Poggio) non aspettatevi il “tutto e subito”, perché sono vini proverbialmente lenti, che vanno attesi in bottiglia e pure nel bicchiere, e che meritano di essere letti in prospettiva. Ma il lavoro di rimodulazione in corso, soprattutto sul fronte estrattivo, sta già dando i suoi frutti. Un fulgido esempio è costituito da questo caratteriale Riserva, che dietro il piglio determinato e il profilo moderatamente austero cela in realtà una bella flessuosità di trama, fino a farsi intimo e colloquiale con l’ossigenazione. Il corredo sapido poi è in grado di imprimere una marcia in più alla persistenza, proiettandolo su lidi di conclamata personalità, con un occhio rivolto al futuro.
MAURIZIO ALONGI – CHIANTI CLASSICO RISERVA VIGNA BARBISCHIO 2021
Versione particolarmente felice per la celebre etichetta “garagiste” di Maurizio Alongi, le cui uve provengono da due vecchi appezzamenti d’altura situati a Barbischio, alle porte di Gaiole. Brillante per come riesce ad esplicitare le potenzialità del territorio di origine, le sue altimetrie e i suoi suoli di natura arenacea, propone un disegno quintessenziale, da cui emergono il fiore e l’agrume, le sottigliezze e la freschezza acida. Il finale lungo e infiltrante ne certifica l’autorevolezza.
MONTE BERNARDI – CHIANTI CLASSICO RISERVA SA’ETTA 2020
Nel solco personalissimo su cui è stata indirizzata da tempo la proposta panzanese di Michael Schmelzer, dove a brillare sono la spontaneità, la naturalezza, la freschezza e la beva, si inserisce a pieno titoto Sa’etta 2020. Scortato e permeato da una infiltrante filigrana minerale che ne segna letteralmente il passaggio, mostra un disegno accordato dove fragranza fruttata, purezza varietale, succosità e disinvoltura volgono al bello. Come sempre un vino nudo, senza compromessi e senza orpelli, che coglie fin nell’essenza il vero spirito chiantigiano.
PODERE CAMPRIANO – CHIANTI CLASSICO RISERVA LE BALZE DI MONTEFIORALLE 2020
La dolcezza del frutto, il ricamo floreale, l’ariosità e il respiro in un vino tenero, sentimentale e profondamente grevigiano, che testimonia – casomai ce ne fosse ancora bisogno – tutto l’attaccamento della famiglia Lapini ai luoghi e alle tradizioni chiantigiane. Il pregevole senso della misura e la beva in scioltezza ne attestano il lignaggio e la particolare riuscita.
PODERE TERRENO ( ALLA VIA DI VOLPAIA) – CHIANTI CLASSICO RISERVA 2020
Elegantissimo e super dettagliato, armonioso e puro, i suoi tannini sono come un soffio, lo sviluppo sostenuto e al tempo stesso leggiadro, in perfetta sintonia coi luoghi da cui trae origine, lungo la strada che ascende a Volpaia, nel versante raddese della denominazione. Primi acuti per questa azienda che ha riannodato il legame con la propria terra e la propria vocazione grazie agli impulsi fattuali della nuova proprietà, e che nel combinare profondità, polpa e beva sta trovando la sua ragion d’essere e la sua cifra.
RICASOLI – CHIANTI CLASSICO RISERVA BROLIO 2021
No, ma davvero? Il Riserva Brolio sugli scudi? Questo si chiederanno i detrattori a prescindere e i cercatori di pulci. Ci ho pensato su ma c’è poco da fare: che a casa Ricasoli la rivoluzione stilistica sia in atto non è una novità. E se la direzione nuova è stata sancita dall’entrata in scena dei Chianti Classico Gran Selezione (Colledilà, CeniPrimo, Roncicone…), frutto di un accurato lavoro di zonizzazione dell’ampio patrimonio a vite, proprio per questo fa ancor più clamore la sorprendente riuscita della storica Riserva Brolio, che senza timori riverenziali nei confronti dei più ambiziosi “fratelli” di scuderia mostra una compostezza, una disinvoltura, una qualità tannica, una progressione, un sapore e una tenuta all’aria che a ‘sto giro, quasi quasi, me la fa preferire, dal momento in cui alle Gran Selezioni, se potessi, gli toglierei quella frazione di dolcezza in più.
VAL DELLE CORTI – CHIANTI CLASSICO RISERVA 2020
Elegantissimo, misurato, trasparente in tutto, il Riserva di Roberto Bianchi, che vien da Radda, si avvantaggia di un ottimo bilanciamento alcolico e di una estrazione tannica da manuale, facendo emergere il fiore e il suo candore, assieme a una rotondità di forme e a una dolcezza di frutto che sono poi la sua cifra e la sua firma.
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Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.









