Sabato 21 settembre, ultimo giorno d’estate. Da Piacenza arrivare ai colli non è poi così vicino, con un lungo tratto di pianura da scontare. A Rivergaro il panorama si movimenta e si scorre infine a fianco del Trebbia, il principale dei fiumi dell’Appennino piacentino. Qua vicino nel 218 a.C. Annibale sconfisse l’esercito romano nella Battaglia della Trebbia. Poi un lungo ponte e si entra a Travo. Ecco, da questo momento la strada cambia radicalmente: si stringe, sale, si contorce in tanti cambi di direzione e si apre al panorama. Si danza fra le morbidezze dei colli ritagliati dai campi di grano a riposo, dai foraggi, dai boschi di quercia.
Quando la quota fa in modo che il respiro sulla Valtrebbia si allarghi e ti consenta di vedere l’Appennino verso Bobbio, il fiume là in fondo, e la Pietra Perduca che compare a sorpresa staccandosi nera e ripida da un bosco verdissimo, ecco che si arriva alla borgata Pastori, ecco lo spiazzo dell’Osteria.
È da sempre osteria di passaggio, di pranzi di lavoratori, più rifugio che tempio della cucina. Eppure conserva quel non so che che attira anche chi viene da fuori. E quindi all’una trovi al bancone gli operai che han già mangiato e si godono il “corretto” e la chiacchiera prima di ripartire, mentre ai tavoli ora è il turno dei motociclisti del sabato, dei milanesi in giro, delle famiglie da Piacenza.
Fa freschino in veranda, oggi, ma vuoi mettere tutto questo panorama, e non vuoi ordinarli i tortelli piacentini con il sugo di funghi portato a parte? Certo che li vuoi. Ma qui ai Pastori hanno l’aria rapida del luogo di transito, il ricamo della coda è giusto un accenno – basta che chiuda la goduria del ripieno, non ci si fossilizza sull’estetica. Ma buoni però… Buoni che basta il burro e non li vuoi sporcare di sugo, poi li provi col sugo e ti penti che non li hai tutti sporcati. Fanno godere, insomma.
“E da bere?”
Una bottiglia fatta a poche centinaia di metri, Riva del Ciliegio pinot nero, azienda Casè. Casè è una borgata e il nome dell’azienda di Alberto Anguissola; ha le vigne proprio qua sopra, tra i 500 e i 600 metri, non ama i riflettori, produce poche etichette con manifattura (e ideale) cocciutamente naturale.
Arriva il Riva del Ciliegio, annata 2016. Tanto che ti chiedi se ci sia stato un errore, ma no, adesso hanno in vendita quello, otto anni.
Il rubino. Chiudi gli occhi. Metti le cuffie, senti il tac della puntina sul vinile, i piccoli crepitii della polvere. Il disco gira oscillando appena al bordo. Silenzio. Poi la musica.
Una leggera punta ruvida di volatile -serenamente volatile – un sorso che arriva e tiene impegnate tutte, ma tutte le papille che hai sulla lingua; non c’è una zona che non sia stimolata, accarezzata, stuzzicata. Un impatto che non trovi altro modo di dire, è totale ma con grazia, un vino che fa il bischero con le mani in tasca e intanto ride perché è così: bellissimo, scanzonato e concreto. Leggi Pinot nero ma questo non lo puoi ingabbiare in un pinot nero, questo è un vino rosso di territorio, al di là del vitigno, al di là dell’altura. Oltre le incrostazioni dell’ideologia. È vino. Rosso. Arriva e stravolge con grazia.
Mi fa riaffiorare un ricordo, di quella volta che vidi in televisione Alessandro Baricco che parlava della Callas. Della grandezza che va al di là dell’imperfezione, come la Callas che nei momenti più alti va fuori tono e non può essere che così, perché siamo su un altro territorio, siamo nel sublime.
“La Callas stona come i denti di Kate Moss, ma in lei c’è una presenza diversa. La Tebaldi ripete alla perfezione un dettato, la Callas sembra stupirsi, sembra scoprire ogni volta per la prima volta la nota che canterà. A dimostrare che esiste sempre un fondo di meraviglia nella vita”.
Domani sarà equinozio d’autunno, oggi bisogna andare a vedere l’ultimo tramonto d’estate salendo la roccia nera e mistica della Pietra Perduca. È proprio qui, nella vallata davanti all’Osteria dei Pastori, davanti all’emozione che ha creato questo vino che graffia e carezza, e che fa commuovere come la Callas.
A dimostrare che esiste sempre un fondo di meraviglia nella vita.
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Osteria dei Pastori, località Pastori, 13, 29020 Travo (PC) tel. 0523 950212
www.facebook.com/osteriadeipastori/
Casè – Vini di territorio, strada Provinciale 63, 29020 Travo (PC)
www.naturallywine.com/wordpress/
Il Riva del Ciliegio 2016 è in carta ai Pastori a 20 euro.
Alessandro Baricco, lezioni al teatro Palladium di Roma, Gennaio 2013.
www.repubblica.it/speciali/repubblica-delle-idee/edizione2012/palladium-lectures/2013/01/16/news/kate_moss_sul_gusto-50665724/
Pietra Perduca: montagna (m. 659) con una chiesetta in vetta, geologicamente si tratta di un lembo di mantello terrestre in serpentino nero che emerge dalle colline argillose circostanti. Notevole la presenza di diverse specie di tritoni, che vivono nelle pozze di raccolta dell’acqua scavate in età antica. link Google maps
it.wikipedia.org/wiki/Pietra_Perduca
www.valtrebbiaexperience.com

Paolo Rossi ([email protected]), versiliese, laureato in lettere, lavora a Milano nel campo editoriale. Nel vino e nel cibo ricerca il lato emozionale, libertario, creativo. Insegue costantemente la bottiglia perfetta, ben contento che la sua ricerca non sarà mai appagata.











