Sebbene snobbato in terra italica, l’immenso areale di Bordeaux rimane il primo produttore di vino del quinto pianeta del sistema solare. Qualche cifra aiuta a inquadrare il contesto generale: secondo il CIVB – Consiglio Interprofessionale del Vino di Bordeaux – il bacino produttivo bordolese ha perso qualcosa come 200 milioni di bottiglie nel periodo 2016-2023.
Un’enormità, eh? senonché attualmente in zona si producono ancora qualcosa come 500 milioni di bottiglie ogni anno. Il che significa, in una traduzione amata dagli statistici, che ogni secondo vengono vendute nel mondo 16 bottiglie targate Bordeaux. 16 bottiglie ogni secondo.
Che la prima regione del vino mondiale sia poco o nulla considerata dal bevitore patrio rimane un mistero. A livello globale compra più vino bordolese di noi non dico la Germania o il Canada, gli Stati Uniti e il Belgio, e nemmeno la Svizzera o l’Olanda, ma perfino la Costa d’Avorio (sic). Un grave errore per il proprio palato e il proprio portafoglio, tenuto conto del fatto palmare che la qualità media, già elevata, è ulteriormente cresciuta nell’ultimo decennio.
Oggi un qualsiasi rosso della Gironda, in pressoché ogni fascia di prezzo (dai 6 ai 3.000 euro), è come minimo buono da bere, e come massimo eccellentissimo. Qui si fanno buoni e ottimi affari, pagando 10, 20 o 30 eurozzi per vini che altrove offrono lo stesso livello per il doppio del costo.
Finito un paio di giorni fa il ciclo di lezioni che ho tenuto a Firenze per l’Accademia Treccani, è apparsa chiara la qualità – accanto a quella di mostri sacri quali Mouton, Yquem, Vieux Château Certan, Figeac e altri – di alcuni Château cosiddetti minori.
Di seguito un paio di dritte di acquisto.
Château Cantemerle 2019
Un Haut-Médoc che sarebbe in teoria un Cinquième cru classé del 1855, ma che per uno storico garbuglio amministrativo in varie pubblicazioni ufficiali successive non appariva nella relativa lista.
I rossi di Cantemerle, obiettivamente poco mediatizzati, sempre stati apprezzati per la loro finezza, laddove l’andamento climatico li avesse favoriti. Per guru della critica transalpina Michel Bettane “Cantemerle non è mai robusto ma – nelle annate migliori – tenero, squisito, sottile.” Ritmato, succoso, sapido, speziato, armonioso, dai tannini saporiti e rafraichissants, il 2019 è di sicuro una delle sue annate migliori.
Château Fonréaud Le Cygne Blanc 2020
Lo Château si trova nella scarsissimamente battuta Listrac, ed è decisamente fuori dei radar degli appassionati di vino, quantomeno di quelli italiani. Quasi ignoto ai più, vanta tuttavia un’etimologia altisonante, provenendo Fonréaud da font reaux, ovvero “fonte del re”. Il faccendiere Léo Chanfreau ha acquistato e ristrutturato le antiche cantine seicentesche negli anni Sessanta del secolo scorso e ha iniziato a produrre rossi di fattura onesta, se non memorabili. A voler trovare a tutti costi un dettaglio unico, Fonréaud vanta il vignoble più elevato del Médoc, “addirittura” a 43 metri di altezza (il Médoc è una piana piuttosto monotona). Il suo Le Cygne Blanc, vitale e dinamico, molto luminoso, riscuote da un buon numero di vendemmie un successo meritato, al punto che il solito e pluricitato Bettane lo definisce “una grande riuscita, sempre impeccabile per precisione e per freschezza in ogni millesimo”.
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Giornalista professionista. Si è dedicato dalla fine degli anni Ottanta ad approfondire i temi della degustazione e della critica enologica professionale. Ha collaborato con Luigi Veronelli Editore, casa specializzata in critica enologica e gastronomica, e dal 1996 ha lavorato come redattore ed editorialista presso il Gambero Rosso Editore. È stato collaboratore e redattore per la Guida dei Vini d’Italia edita da Gambero Rosso Editore e Slow Food. È stato per diversi anni curatore dell’Almanacco del Berebene del Gambero Rosso Editore. È stato titolare, in qualità di esperto di vino, di diverse rubriche televisive del canale tematico Gambero Rosso Channel. È stato relatore per l’AIS, Associazione Italiana Sommelier. È stato membro del Grand Jury Européen.
Dal 2003 al 2015 è stato curatore, insieme a Ernesto Gentili, della Guida I Vini d’Italia pubblicata dal gruppo editoriale L’Espresso. Del 2015 è il suo libro “Le parole del vino”, pubblicato dalla Giunti, casa editrice per la quale ha firmato anche – insieme ad Armando Castagno e Giampaolo Gravina – “Vini da scoprire” (2017 e 2018). Con gli stessi due colleghi è autore del recente “Vini artigianali italiani”, per i tipi di Paolo Bartolomeo Buongiorno. Scrive per diverse testate specializzate, tra le quali Vitae, il periodico ufficiale dell’AIS. E’ relatore dell’Accademia Treccani.









