Gianni Tessari e il metodo classico: tre Lessini Durello e un Monti Lessini per conoscerlo meglio

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Ricordo i primi banchi di degustazione con i produttori, oggi vengono chiamati “walk around tasting”. L’utilizzo della lingua italiana, affascinante – complessa se vogliamo – non va più di moda? Manca d’attrattiva? Non lo so. Quel che so, cambiando discorso, è che al contrario i vini spumanti, ogni anno, attirano sempre più consumatori. Vi è una costante crescita, analizzando la suddetta categoria, che va in controtendenza rispetto al consumo di vino in generale, calato del 7,5% soltanto negli ultimi vent’anni su scala mondiale. Tralasciando gli astemi, tutti coloro che non son avvezzi a bere quotidianamente il proverbiale bicchiere di vino a pasto, durante le festività, si lasciano tentare perlopiù dalle ormai note bollicine che tanto si addicono ai momenti gioiosi e goliardici.

Tale consapevolezza dovrebbe indurre ad un consumo maggiormente diversificato in tema soprattutto di vini metodo classico, quella che considero la migliore categoria a riguardo. Il bel Paese oggi vanta un buon numero di denominazioni, dunque aziende, che rispetto a trent’anni fa risultano in grado di offrire spumanti equilibrati, territoriali e soprattutto buoni. Un tempo era tutto nelle mani di poche realtà produttive di grandi dimensioni, quasi non si parlava nemmeno di Doc, Docg o marchi distintivi, salvo rari esempi.

Tornando ai banchi d’assaggio dell’epoca, ricordo che in più occasioni rimasi colpito da una serie di spumanti Lessini Durello Metodo Classico che figuravano egregiamente a fianco dei ben più noti Champagne, Trentodoc, Cava e Franciacorta. Fu in quell’occasione che conobbi i vini Giannitessari di Roncà, grazioso borgo in provincia di Verona, dove ha sede la cantina. Trattasi di una delle più importanti realtà del panorama vinicolo veronese. Nel suo percorso professionale, fin dagli anni Ottanta, Gianni Tessari – ancor oggi saldamente a capo dell’azienda – è riuscito ad imporsi all’attenzione nazionale e internazionale grazie ad una gamma di vini originale, diversificata e soprattutto attaccata in maniera viscerale alle peculiarità del territorio d’elezione. Alludo principalmente a tre distinte aree di produzione: Monti Lessini, Soave e Colli Berici. Dopo aver maturato un’esperienza significativa all’interno dell’azienda di famiglia, nel 2013 decide di intraprendere una nuova sfida: esprimere sé stesso, il proprio talento di vignaiolo, attraverso il confronto con tre terroir complementari ed al contempo profondamente diversi. La proprietà conta oggi 35 ettari di vigneto distribuiti all’interno delle aree sopracitate, e una moderna cantina di circa 7.000 metri quadrati dove annualmente vengono prodotte in media 350.000 bottiglie. Alla produzione di Lessini Durello Metodo Classico e Monti Lessini Metodo Classico, viene da sempre affiancata una gamma di vini fermi – Soave in primis – che porta la stessa firma.

Il nostro protagonista nasce nel 1963 a Brognoligo, frazione di Monteforte d’Alpone, in provincia di Verona. Tra queste colline ampiamente vitate, inizia da giovanissimo a dare una mano sgobbando tra i vigneti di famiglia. La prima bottiglia è del 1978. Nel 1986 inizia con il fratello un’avventura che porta i loro Soave nelle tavole di tutto il mondo. Il nuovo millennio sigla l’approfondimento di Gianni in tema di Amarone, Ripasso e Valpolicella. Il 2013 è l’anno della svolta, ovvero l’inizio dell’avventura personale, dunque il distacco dall’azienda familiare. In questa nuova sfida affianca al Soave e ai vini rossi facenti parte della Doc Colli Berici, la produzione di Lessini Durello Metodo Classico. L’obiettivo è quello di valorizzare al massimo la durella, vitigno autoctono a bacca bianca largamente diffuso in alcuni rilievi collinari dei Monti Lessini, al confine fra le province di Vicenza e Verona. Gianni capisce subito che la suddetta cultivar dona una base spumante alquanto caratterizzata e che contiene tutta una serie di sfaccettature quali: sobrietà olfattiva, slancio, acidità e sapidità in grado di competere con altre uve che hanno scritto la storia di questa particolate, quanto amata, categoria di vino. Oggi il nostro protagonista gestisce l’azienda insieme alla moglie Anna Maria e alla figlia Valeria.

Il forte attaccamento al territorio ed il legame con la sua storia, appare chiaro semplicemente analizzando il marchio dei vini Giannitessari, dove ritroviamo raffigurata l’antica Chiesa parrocchiale di Brognoligo risalente alla fine del 1200-inizio 1300. Quest’ultima sovrasta il paese di cui è divenuta il simbolo.

Lo scorso novembre, mediante un webinar apposito, Gianni Tessari ha presentato sé stesso e la sua azienda omonima ad un folto numero di giornalisti che hanno ascoltato con interesse svariate storie e aneddoti riguardanti soprattutto la sua filosofia in vigna e in cantina. Devo riconoscere che mi ha particolarmente colpito la sua visione d’insieme e il seguente punto di vista espresso in questi termini. – Il vignaiolo non è un artista che disegna su un foglio bianco usando tempera e pennelli. È piuttosto uno scultore che ha di fronte un blocco di pietra e sa che dentro a quella pietra c’è già un’opera d’arte. Un’opera che deve solo liberare. – Tale consapevolezza deriva da un bagaglio di conoscenze maturate lavorando con territori e stili diversi. Così facendo è possibile accrescere la propensione ad un ascolto attivo del comprensorio vitivinicolo, alla valorizzazione di tutti quegli elementi, o segnali, che illuminano il cammino verso la massima espressività enologica di un determinato areale. Mediante le sue conoscenze il nostro protagonista orienta ogni scelta compiuta in vigna e in cantina, affinché il risultato sia il più naturale e congeniale possibile. La scelta giusta per far brillare sempre più il terroir. – L’unico modo che conosco – conclude Gianni – è prendere in mano la terra, tastarla, ascoltarla. Tirare fuori quello che ha dentro.

Prima di passare al nostro consueto punto di vista riguardo i vini degustati, ancora due parole sull’uva durella e sulla relativa Doc Lessini Durello, o Durello Lessini, istituita nel 2011. Il disciplinare di produzione contempla ventisette comuni appartenenti a due province venete: Verona e Vicenza. Identifica due categorie di vino specifiche: metodo charmat e metodo classico (anche riserva metodo classico). I Monti Lessini sono caratterizzati da terreni vulcanici ricchi di mineralità e un clima fresco con decise escursioni termiche. Tra questi rilevi collinari viene allevata la durella, un vitigno autoctono che dona uve dorate la cui caratteristica principale è un tipico sapore acidulo e una buccia spessa e ricca di tannini. Deve essere protagonista in misura pari all’85% del relativo assemblaggio, possono concorrere – da soli o congiuntamente fino ad un massimo del 15% – i vitigni pinot bianco, garganega, pinot nero e chardonnay. In antichità veniva chiamata “durasena”, citata in letteratura fin dal 1292. Per ritrovare le prime testimonianze occorre risalire persino all’epoca preistorica, come provano i ritrovamenti delle amperide fossili – antenate dell’attuale vitis vinifera – avvenuti a Vestenanova di Bolca in alta Valle d’Alpone. Nel 1905 il conte Giulio da Schio racconta del Durello e delle sue uve zuccherine. Arriviamo ai giorni nostri e a tre differenti versioni di Lessini Durello, e un Monti Lessini, proposte da Gianni Tessari, tutte appartenenti alla categoria metodo classico e prodotte mediante l’impiego, in purezza, dell’uva durella. Il nostro protagonista, consapevole delle potenzialità della suddetta cultivar e delle sue vigne, presenta vini carismatici che hanno riposato a lungo sui propri lieviti. In due casi su quattro oltre dieci anni.

Monti Lessini Brut

Affina 36 mesi sui propri lieviti. Veste paglierino intenso con riflessi oro antico, perlage particolarmente minuto e continuo. Timbro olfattivo sobrio, per nulla sfacciato e al contempo intrigante, il gioco è riconoscerne l’essenza pian piano. Nell’ordine: piccoli fiori di campo, pesca bianca e pane tostato, lasciano presto spazio ad effluvi minerali di rara eleganza. La carbonica è fine e stuzzica i recettori del gusto, l’acidità dirompente assicura al vino tanta bevibilità e una lunga scia sapida – in chiusura – mostra il potenziale dei vigneti.

Lessini Durello Riserva Extra Brut 2017

Affina 60 mesi sui propri lieviti. Oro intenso e vivace, bollicine sottili amplificano ancor più la tonalità. Questa volta il respiro è decisamente più intenso, richiama il croissant appena sfornato e il miele d’acacia; il frutto è maturo e suadente, distinguo la pesca nettarina e un tocco lievemente fumé. La sapidità travolge dal primo all’ultimo istante, corroborata da una freschezza che convince appieno e un finale pulito e pressoché interminabile. Buonissimo.

Lessini Durello Riserva Dosaggio Zero 2013               

Questa volta arriviamo ad un minimo di 120 mesi sui lieviti. Tonalità dorata e un perlage fine che conserva, nonostante il tempo, uno sprint considerevole che fatica a svanire. Il bouquet è arricchito di profumi stimolanti che vanno dalla frutta secca al miele d’acacia, con incursioni di frutta bianca sciroppata e refoli balsamici stimolanti. Con lenta ossigenazione tocchi fumé in richiamo al terroir, pepe bianco e smalto. Complessità sbalorditiva. L’assenza di dosaggio restituisce un sorso verticale, spinto ai massimi da un’acidità sferzante controbilanciata – in chiusura – da un frutto pieno e maturo. Un vino lunghissimo che conserva una sapidità da fuoriclasse.

Lessini Durello Riserva Dry Evento 2013

Concludiamo il percorso con il Lessini Durello che mi ha forse stupito più di tutti. Non quello che ho preferito. Indubbiamente il più sbalorditivo. Davanti alla categoria dry, la stessa comprende un residuo zuccherino che va dai 17 ai 35 g/l, gli appassionati di metodo classico storcono sempre un po’ il naso. Salvo rari casi questi vini vengono concepiti per un consumo piuttosto “veloce”. Quando ho letto l’anno in cui è stato prodotto questo Lessini Durello Riserva devo ammettere che sono rimasto basito. Stiamo parlando anche in questo caso di oltre 120 mesi sui lieviti. L’annata in questione è la 2013. Mediante quest’etichetta Gianni Tessari dimostra quanto la durella sia un vitigno adattabile. L’elevata acidità dell’uva e la mineralità dei suoli vulcanici dei Monti Lessini, e della Val d’Alpone, conferiscono al vino freschezza, slancio, e ariosità soprattutto in termini di profumi. L’insieme risulta armonico e ciò che non manca è proprio la bevibilità unita alla lunga persistenza: il minimo comune denominatore che ha caratterizzato tutte e quattro le etichette degustate.

Le foto dei vini sono di Danila Atzeni; le altre sono state fornite dall’azienda

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