
A Ca’ Marcanda, alla fine del salmo, ho capito due o tre cose:
1) quanto sia profondo il concetto di “ricerca” per la famiglia Gaja, al punto da farsi urgenza. In campagna soprattutto, su cui tutto si fonda. Perché si tratta di coltivare la vita, oltre che la vite. E per far coabitare elementi potenzialmente in contrasto, per ristabilire armonia ed equilibrio, per combattere le principali fitopatologie in modo innovativo e innocuo per l’ambiente, la ricerca scientifica è fondamentale.
Qui non ci si stanca di collaborare non tanto con agronomi, quanto con entomologi, botanici, biologi, istituti di ricerca. Qui lo sguardo punta sempre all’orizzonte, senza mai adagiarsi sugli allori.
2) che i Bolgheri della casa si fanno riconoscere per l’innata misura di passo, la signorile compostezza, la filigrana tattile, ciò che fa passare in secondo o terzo piano il peso strutturale, il temperamento alcolico e le doti estrattive, fondendole in un tutt’uno che chiude come un cerchio, e che fra i Bolgheri è quello che più richiama da vicino l’ascendente bordolese.
3) che con Rossana Gaja alla guida sai già che il futuro è cosa fatta. Incredibile competenza, curiosità intellettuale, freschezza di idee e la stessa determinazione del padre Angelo. E una coscienza agricola attualizzata, contemporanea, in grado di scavare bene a fondo il concetto di sostenibilità al fine di ricercare soluzioni vestite di concretezza.

4) che le parole più belle sono arrivate da Giovanni Passoni, il fido enologo interno di Ca’Marcanda: “con la famiglia Gaja non si sta mai fermi, c’è sempre da fare, ma ti godi sempre il viaggio, oltre che l’approdo“.
Negli 80 ettari di Ca’ Marcanda puoi distinguere due principali macro-tipologie di suoli, te ne accorgi dal colore della terra che cambia: suoli bianchi e suoli bruni. Sulle argille bianche, più ricche di calcare e con scheletro importante, dimorano i ceppi storici; l’orizzonte ostinatamente pianeggiante del latifondo trova qui una discontinuità, le giaciture contemplano declivi leggeri, la morfologia ha i suoi sussulti, mentre la propensione di questo versante porta a pensare a strutture importanti e a profondità di trama, oltre che a una perfetta adattabilità dei vitigni franciosi che ne costituiscono l’ossatura varietale.
Da lì nasce Camarcanda, il vino principale di casa Gaja, stesso uvaggio del Sassicaia e un’etichetta che recita da sempre Bolgheri Rosso, mentre per tempistiche di affinamento ed uscita sui mercati potrebbe ben dichiarare Bolgheri Superiore; ma sai com’è, alla famiglia Gaja di scriverci sopra Superiore evidentemente non ha mai importato, così come non gli è mai importato di rivendicare ciò che potrebbero rivendicare, ossia il prodotto di una agricoltura biologica certificata. Ma forse è solo perché parlare di agricoltura bio, in questo caso, suona finanche riduttivo.
Dai suoli bruni, invece, nella cui tessitura aumentano in proporzione le quote di sabbia e di limo rispetto alle argille, nasce Magari, un vino di struttura bilanciatissima dove il ricorso al cabernet franc in qualità di primo componente dell’uvaggio sembra averne scoperchiato una maggiore brillantezza aromatica e una più dinamica droiture, in grado oggi di caratterizzarlo ancora meglio rispetto a un pregresso “merlot-centrico”.
I VINI DI UN GIORNO
Bolgheri Rosso Magari 2013 (merlot; cab franc, cab sauv)
Una delle ultimissime versioni prima che la paletta varietale prevedesse in maggiore misura il cabernet franc, mettendosi alle spalle il primeggiare del merlot della fase storica precedente.
Di pregevole nitore aromatico, è morbido, carezzevole ma profilatissimo, quasi verticale, sospinto da una acidità infiltrante. E’ una carnosità gentile la sua, tanto da richiamare snellezza.
Bolgheri Rosso Magari 2019 (cab franc; cab sauv, petit verdot)
Ancora giovane, vitale, compatto e fresco, di una eleganza sobria, lascia intendere da un lato la qualità del millesimo, dall’altro la sensibilità di interpreti, che sembra qui fare un passo di lato per lasciar emergere l’essenza. La si misura nella compostezza, e in una precisione tecnica che non sconfina mai nella chirurgia estetica per lanciare l’abbrivio al dettaglio, più che alla asserzione.
Bolgheri Rosso Magari 2023 (cab franc; cab sauv, petit verdot)
Lo spessore gustativo e la ricchezza materica traducono gli stimoli di una annata fondamentalmente calda, dove la liquirizia tende a far virare gli assetti su toni più scuri, il risvolto floreale a rischiarare e a dare luce, aprendo spiragli alla finezza.
Bolgheri Rosso Camarcanda 2007 (cab sauv, cab franc)
L’ascendente bordolese è chiarissimo, e si traduce in un impasto identitario di terra, menta ed erbe capace di scavare in profondità. In bocca il miracolo: coniuga avvolgenza, peso e leggerezza saldandole assieme, per regalarci da un lato una sensazione viscerale e terrigna, dall’altro una sensazione più aerea e sfumata. Ecco, restare perfettamente in bilico è proprio una bella cosa.
Bolgheri Rosso Camarcanda 2016 (cab sauv, cab franc)
Qui il potenziale di un’annata coi fiocchi trova reale compimento richiamando una gioventù senza tempo a cui il tempo gli fa un baffo. Il frutto è vivo, e dolce, e rosso, e il perfetto grado di maturazione pone in netto subordine le inflessioni vegetali, rendendo per intero un’idea di vino mediterraneo, più che continentale. Sposa una materia calibratissima ad un tatto setoso, e il tannino è come un soffio: non ruba via niente alla persistenza.
Bolgheri Rosso Camarcanda 2022 (cab sauv, cab franc)
Una stagione insidiosa, dialettica, da grandi interpreti. E un grande interprete lo ha invero trovato, perché non era affatto facile conciliare pienezza ed eleganza e rendere l’idea di un qualcosa di tenacemente attaccato al futuro senza perdere pezzi in termini di integrità, di equilibri interni e di qualità del tannino.
Qui la fittezza della trama non straborda, accoglie freschezza e un tono di voce impettito e adeguatamente contrastato, innervata dalla energia della gioventù e da una materia compatta che fa affidamento su una accuratezza formale a tutto tondo e su modi compassati, dove il non detto conta quanto l’evidenza.
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Visita effettuta nel mese di giugno 2025

Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.









