Ronchi di Castelluccio: l’audacia e la lungimiranza dei fratelli Rametta

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Lo scorso 22 maggio ho presenziato ad un webinar dedicato all’azienda vitivinicola Ronchi di Castelluccio e all’impegno dei fratelli Rametta, ovvero gli attuali proprietari della nota cantina situata sulle fredde e boscose pendici di Modigliana in provincia di Forlì-Cesena. La storia di Aldo e Paolo è molto particolare a mio avviso.

Da sinistra: Paolo e Aldo Rametta, Fabio Castellucci (direttore commerciale)

I nostri protagonisti nascono a New Orleans e crescono tra gli Stati Uniti e la Svizzera. La loro carriera imprenditoriale inizia nel settore delle energie rinnovabili con esperienze consolidate anche nell’alta finanza. Spinti da un forte richiamo legato alle proprie radici familiari realizzano, nel 2016, il proverbiale sogno nel cassetto ampiamente condiviso. Alludo principalmente a due fattori: la passione nei confronti del mondo agricolo e l’amore per la Romagna, terra d’origine. Nello stesso anno nasce l’azienda Poggio della Dogana a Terra del Sole, sulle colline di Castrocaro Terme-Terra del Sole e Brisighella; la produzione è biologica e concentrata sulle varietà autoctone quali sangiovese, trebbiano e albana. Pochi anni dopo – per l’esattezza nel 2020 – Ronchi di Castelluccio. Quest’ultima, in realtà, risale al 1974 e ha in parte scritto la storia dell’enologia romagnola, grazie all’intuito e alla passione del produttore e regista cinematografico Gian Vittorio Baldi – incoraggiato dal compianto Luigi Veronelli – e impreziosita dall’instancabile lavoro dell’enologo Vittorio Fiore e dell’agronomo Remigio Bordini.

L’enologa Paola Antonello

Ai giorni nostri Ronchi di Castelluccio può contare sull’audacia e lungimiranza dei fratelli Rametta, lo si evince chiaramente dalle parole ascoltate durante il webinar. L’azienda di Modigliana vede l’impegno costante di una squadra affiatata e motivata. Troviamo Simona, moglie di Paolo, e Angela, moglie di Aldo, rispettivamente responsabili dell’amministrazione e della comunicazione. Francesco Bordini, figlio di Remigio, è l’enologo. Quest’ultimo ha deciso di puntare tutto sul sangiovese, ovvero il re dei vitigni toscani, dunque la punta di diamante della produzione. Un cavallo di razza in grado di plasmare, secondo la filosofia aziendale, vini dal profilo austero, arioso e dalla grande beva – dunque contemporanei – ma al contempo fedeli al territorio d’appartenenza. Quest’ultimo è costituito da colline d’origine marina. All’incirca sei milioni di anni fa, infatti, tutta l’area era occupata dall’oceano, come dimostrato dalla presenza di svariati fossili. Successivamente, un processo fisico, chimico e biologico – detto pedogenesi – determinò l’alterazione del materiale litologico originale, portando alla conformazione presente tutt’oggi. L’area geologica in questione è composta da un compatto strato di marne – le stesse danno vita a vini carnosi e materici – argille e arenarie, che invece conferiscono al sangiovese un profilo sottile, minerale e arioso. Nonostante spesso si incontrino suoli poveri e difficilmente lavorabili a causa delle forti pendenze, vengono individuate – da parte dell’azienda – microzone particolarmente vocate per la produzione di vini di qualità, dove soprattutto il re dei vitigni toscani a bacca rossa è libero di esprimersi al meglio.

Da questo lavoro di ricerca nascono dunque i cosiddetti Ronchi, vigneti chiamati localmente così poiché strappati al bosco dell’Appennino tramite l’impiego di uno strumento arcaico detto roncola. Sono situati a un’altitudine che varia tra i 253 e i 411 metri sul livello del mare da cui distano, in linea d’aria, circa 40 km. Le peculiarità di ciascun appezzamento sono dovute all’esposizione, all’altitudine e alla tipologia di vegetazione boschiva che li circonda, con la quale dialogano fittamente in termini di biodiversità. In questo particolare contesto è nata l’idea di creare vini da singola varietà e vigna. Più avanti li vedremo.

Paolo e Aldo acquistano la proprietà di Castelluccio perché conoscono il potenziale di questo territorio, il carattere delle vigne stoicamente allevate – con amore e passione – da Vittorio Fiore e Remigio Bordini. Proprio per questo affidano la gestione agronomica ed enologica a Francesco Bordini, figlio di Remigio, che condivide con i fratelli Rametta il desiderio di riportare alla gloria l’azienda riprendendo i capisaldi del progetto originale. Un piano complesso e ambizioso condotto con dedizione al fine di garantirne la lungimiranza che merita. Le vigne storiche sono state restaurate, nessuna pianta è stata abbattuta e le vecchie forme di allevamento ripristinate, in particolare il guyot, il cordone speronato e l’alberello molto basso per far maturare le uve anche a temperature più fredde, sfruttando il calore emesso dal suolo. Il problema delle fallanze è stato risolto utilizzando i vecchi ecotipi rinvenuti dagli appunti di Remigio Bordini e passati al figlio Francesco. Ogni Ronco viene vinificato singolarmente come in origine e trasformato con rispetto per l’identità del vigneto di provenienza.

A novembre 2023 i fratelli Rametta acquistano il podere della storica azienda agricola Fontana, un terreno di circa 390 ettari che abbraccia l’azienda Ronchi di Castelluccio. Il fulcro della suddetta azienda è da sempre l’allevamento riproduttivo di bestiame. Ad oggi comprende oltre cento capi di vacche Limousine e tori. Nei mesi invernali il bestiame sverna nelle stalle, ma da aprile a ottobre è lasciato libero all’interno dei terreni aziendali: circa 140 ettari di prato pascolo. All’interno si trovano sei laghi che permettono l’abbeveramento del bestiame e 100 ettari di bosco e uliveti sparsi, con circa 1.000 piante di ulivi.  L’allevamento è in regime biologico certificato e può vantare la foglia di Suolo e Salute. L’acquisizione di un’attività di tale importanza permetterà ai vigneti di Ronchi di Castelluccio di lavorare in biologico in modo più rigoroso, potendo usufruire di concime a km zero proveniente dalla stalla. Biodiversità e sostenibilità sono i principi cardine del piano imprenditoriale dei fratelli Rametta, che prevede nel prossimo futuro la realizzazione di un ambizioso progetto di agrivoltaico ben integrato sulle colline. Quest’ultimo è finalizzato al sostentamento energetico dell’azienda con una capacità fino a 999 kW.

Dalla vendemmia 2020 l’azienda, anche per dare un netto segnale di cambiamento, è tornata a vinificare separatamente i quattro Ronchi originari: Ronco Casone, Ronco della Simia – prodotto l’ultima volta 25 anni fa – Ronco dei Ciliegi e Ronco del Re. Ad eccezione di quest’ultimo, dove regna il sauvignon blanc, tutti gli altri cru vedono la presenza tassativa del sangiovese. La vendemmia avviene manualmente e date le notevoli pendenze ha senso parlare di viticoltura eroica. Vengono prediletti lieviti indigeni e la fermentazione avviene a temperatura controllata. Ciascun vino è affinato secondo diverse scelte relative all’impiego di acciaio e legno – nuovo e usato – e alle varie tempistiche; elementi che possono variare anche a seconda dell’andamento dell’annata. L’obbiettivo è offrire al consumatore vini equilibrati, territoriali e longevi.

Ronco Casone è il primo cru che si può ammirare percorrendo la strada costeggiata di cipressi che, sulla parte alta della collina, porta alla sede di Modigliana. Il toponimo corrisponde al soprannome della famiglia che originariamente l’ha gestito in mezzadria. La vigna è esposta a nord-ovest e storicamente privilegiava le annate più calde. Oggi il riscaldamento globale ha avvantaggiato questi terreni, donando ad ogni millesimo vini particolarmente slanciati, sapidi, equilibrati e longevi.

Ronco della Simia, al contrario, dona al sangiovese un carattere “carnoso”, grazie ad un clone con buccia spessa e ricchissima in struttura. Indubbiamente è tra i vini da attendere maggiormente, il fine è quello di domare la sua potenza mediante il lungo riposo in bottiglia. Il cru è esposto ad est e si trova a 440 metri sul livello del mare. Ha una singolare etichetta che deriva direttamente dal Corpus Aldrovandino conservato nella Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna. Il nome è alquanto curioso, ora capirete il perché. La leggenda narra che un militare americano di istanza a Modigliana, durante la Seconda Guerra Mondiale, decise di stabilirsi in queste terre insieme alla fidata compagna di avventure, una scimmietta. Quando l’animale morì, il militare volle renderle omaggio seppellendola vicino al pozzo presente nel ronco, considerato un luogo mistico. Da qui il nome Ronco della Simia (scimmia).

Ronco dei Ciliegi prende invece il nome da due splendidi alberi che si ergono nel vigneto con esposizione a est, a 380 metri sul livello del mare. Buona parte della vigna storica, piantata nel 1975, è stata restaurata nel 2019, allevata a cordone speronato e con i filari disposti a girapoggio. L’etichetta è stata ridisegnata omaggiando lo splendido tratto del pittore Tano dal Monte, sui toni del rosso Rinascimento.

La nuova gestione di Ronchi di Castelluccio, come già anticipato, torna a valorizzare enormemente il Ronco del Re. Il Colli di Faenza Bianco che ne deriva, l’unico cru da uve sauvignon blanc, nasce da piante di circa cinquant’anni affacciate sulla Val Lamone, verso la Pieve del Thò del 1800. Viene prodotto soltanto nelle annate ritenute idonee. Il nome “Re” deriva da “rio”, fiume in dialetto romagnolo. La vigna, infatti, è formata da un sottile lembo di terra che affianca via Tramonto, in bilico tra la strada e il grande dirupo che la separa dall’affluente. In questa posizione incassata il Ronco raccoglie il calore del sole durante il giorno e della terra la notte, arricchendosi di profumi. L’appezzamento è situato a 370 metri sul livello del mare, anch’esso restaurato nel 2019, allevato a cordone speronato e disposto a giropoggio.  

La produzione media annua di Ronchi di Castelluccio è di 65.000 bottiglie, per il 90% destinate al mercato italiano, con una distribuzione per l’85% Ho.re.ca., mentre il 10% è esportato negli Stati Uniti.

Forlì Bianco Sottovento 2021
Sauvignon blanc in purezza. Trama cromatica paglierino con riflessi beige-verdolini. Il naso è quanto di più lontano dagli stereotipi classici che gravitano attorno al noto vitigno d’origine francese: diretto, spigliato, l’agrume su tutti, ma dolce (mandarino, lime), arricchito dalle spezie, acacia e un ricordo balsamico che sa di eucalipto; netta la mineralità che ritrovo anche in bocca. Un sorso vibrante, teso, slanciato, coerente in tema di agrumi e oltremodo sapido. Dissetante.

Colli di Faenza Bianco Ronco del Re 2021
Sauvignon blanc 100%. Veste color paglierino con riflessi oro antico, estratto considerevole. Al naso ritrovo slancio, un timbro arioso che rimanda al melone bianco, allo zenzero e fiori di camomilla leggermente appassiti. Netta la scia minerale che porta con sé pietra polverizzata e toni salmastri. Al palato vi è maggior sinergia rispetto al vino precedente, la freschezza domina la scena e la parte sapida è misurata, meno ingombrante. Un vino ben fatto e che non ha nessuna paura di invecchiare. Poliedrico.

Romagna Sangiovese Modigliana Buco del Prete 2021
Rubino intenso, media trasparenza. I piccoli frutti rossi, tra cui mirtillo e lampone, aprono le danze in tandem a suggestioni nettamente minerali e di sottobosco; un accento speziato accompagna il ricordo di liquirizia gommosa. Sorso ben bilanciato tra sapidità e succo, sottile, per nulla ingombrante pur tuttavia non privo di persistenza. Godurioso.

Romagna Sangiovese Modigliana Ronco dei Ciliegi 2020
È indubbiamente il vino più mediterraneo della linea “Ronchi”, quello in cui ritrovo il frutto più “carnoso”, opportunamente maturo. D’altronde il nome non mente. Più che la ciliegia qui è soprattutto l’amarena a dettare le regole, il mirtillo nero e un accento speziato che sa di pepe nero e chiodo di garofano; in chiusura grafite e liquirizia. Gli aromi sono avvolgenti. Ne assaggio un sorso e appare evidente lo stesso calore – in senso buono s’intende – e tutta la rotondità del frutto, vivacizzata da una freschezza che rimanda ai frutti precedentemente descritti. Molto buono.

Romagna Sangiovese Modigliana Ronco Casone 2020
Trama rubino vivace, estratto significativo. Il ventaglio di aromi va dal geranio selvatico ai frutti di bosco spremuti, polvere di caffè e tabacco in foglie; in chiusura timo e pepe nero. Gran bella progressione, la materia è viva e la sapidità incalzante. Viene voglia di berlo a più riprese anche per via della digeribilità intrinseca. Da attendere.

Romagna Sangiovese Modigliana Ronco della Simia 2020
Tra il rubino e il granata, buona consistenza. Timbro olfattivo in levare, austero, il bouquet di profumi spazia dalla viola ai frutti di bosco ancora sodi, grafite e tabacco, erbe officinali. Conquista il palato senza volerlo in nessun modo saturare, con garbo e sobrietà. Tutto ciò nonostante la stazza non sia proprio quella di una ballerina di danza classica. Un vino appagante che possiede grandi potenzialità nei confronti dell’affinamento. Eterno.

Le foto dei vini sono di Danila Atzeni. Le altre sono state fornite dall’azienda

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