La Francia è per la maggior parte viticoltura di vitigni. Nonostante annoveri un grande patrimonio di biodiversità viticola, in realtà sono essenzialmente 10/12 vitigni che fanno il grosso della produzione. Basti ricordare pinot nero, merlot , i cabernet, syrah, grenache, chardonnay, sauvignon blanc e chenin per coprire quasi tutte le zone viticole rilevanti di quel paese. D’altro canto questa peculiarità ha contribuito alla fortuna del vino francese. Si sono potute così avviare sperimentazioni e studi mirati tra vitigno e territorio, tra vitigno e sua vinificazione/affinamento, con un bacino consistente di produttori interessati e destinatari di queste ricerche. Ma soprattutto si è facilitato il consumatore che sapeva in anticipo i vitigni che incontrava bevendo vini di un particolare territorio. In questo nostro articolo abbiamo voluto testare con mano questa tipicità francese, andando a visitare territori “minori” che però seguono questa logica traendone la loro tipicità e qualità.
Il Gamay

Sia pur diffuso in altri territori francesi, questo vitigno ha la sua patria nella zona del Beaujolais, incastonato tra il sud della Borgogna e il nord di Lione, che si sviluppa sulla destra orografica della Saône, affluente del Rodano. Il territorio viticolo si distingue per le differenze geologiche e orografiche, segmentandosi in 10 cru e una zona più generale che prende solo la denominazione di Beaujolais e Beaujolais Village. La nostra visita si concentra nella zona del cru Fleurie, denominazione che si distingue per dare origine ai vini più eleganti. Dormiamo a breve distanza dalla Chapelle de la Madone, situata nel punto più alto della denominazione (425 mt), presso il Domaine du Côteau des Lys, a cui arriviamo in serata dopo il viaggio che ci ha portato direttamente qui dall’Italia. I proprietari, Franck e Sylvie Savoye, ci lasciano appena il tempo di disfare le valige per poi coinvolgerci in una
degustazione delle varie tipologie dei vini prodotti. I vini, tutti a base di gamay, si distinguono per gli appezzamenti di provenienza, le denominazioni di appartenenza e il passaggio o meno in legno. Il gamay è un vitigno a maturazione precoce (di cui esiste anche la varietà a polpa colorata, denominata “teinturier“), da cui si ricavano vini colorati, morbidi e dai tannini in genere aggraziati, con pH elevati e longevità limitata. Il metodo di coltivazione prevalente è l’alberello molto ridotto, che si eleva dal terreno di 30/40 cm e presenta 2/3 speroni, una forma di allevamento prescelta a causa della elevata vigoria e produttività della varietà. Non bisogna poi dimenticare che in passato queste zone erano particolarmente fresche, e la vicinanza al terreno favoriva la maturazione.

Il nostro ospite ci fa intraprendere un percorso che dai più semplici Beaujolais AOC ci porta al loro cru di Fleurie.
L’Elixir 2023 è un vino dall’aroma fruttato e floreale di violetta; di un colore rosso rubino intenso, presenta gradazioni alcoliche sui 13,5 gradi e un bella sapidità che si accompagna a tannini morbidi e a una acidità vivace, seppur non intensa.
Il Fleurie 2022 esprime tutta l’eleganza della denominazione, con profumi netti e puliti di ciliegia marasca e iris e con un colore intenso che accompagna una bocca fresca, elegante e suadente, dal finale morbido e lievemente tannico.

Il giorno seguente è il momento di intraprendere il viaggio alla volta di Bourges, dove faremo base per una visita nel Sancerrois, non prima però di aver visitato i territori del Pouilly-Fuissé. Zona sud della Borgogna e di elezione per lo chardonnay, che è praticamente l’unico vitigno coltivato, si caratterizza per i suoli del Giurassico e per l’altopiano che dona splendidi terroir. I comuni interessati sono Fuissé, Solutré-Pouilly, Vergisson e Chaintré.
La nostra visita inizia con una passeggiata in mezzo ai vigneti, che ci conduce sulla cima di uno dei banconi più suggestivi della denominazione, la Roche de Solutré, dalla quale possiamo ammirare il mosaico dei vigneti che degrada verso la Saône. Come dicevamo, il vitigno principe è lo chardonnay, che qui trova clima e terreni vocati per dar vita a un vino complesso, elegante e floreale.
In effetti i vini della zona sono rinomati per le loro caratteristiche, e alcuni cru spuntano valutazioni interessanti e grandi capacità di invecchiamento. La giornata è già calda e la passeggiata ci dà la possibilità di ammirare la ricchezza della flora spontanea che vegeta su queste rocce, con molte piante tipiche delle zone temperate.

Al ritorno la nostra meta è L’Atrium, un locale di degustazione e vendita fondato dall’Union
Producteurs de Pouilly-Fuissé e situato a Solutré, che fa orari quasi continuati e dove possiamo degustare una selezione di vini del territorio attraverso la guida del giovane gestore, che ce ne illustra zone e caratteristiche. Abbiamo scelto alcune referenze che hanno suscitato maggior interesse.
Iniziamo con il Domaine Sangouard-Guyot; la famiglia, nei suoi due rami, è presente in zona dal 1800, ma l’azienda così come la conosciamo oggi nasce nel 2000, grazie al matrimonio tra Pierre-Emmanuel Sangouard e una discendente della famiglia Guyot, anch’essa produttrice nel territorio. Il Pouilly-Fuissé Quintessence 2022 deriva da due appezzamenti prossimi alla Roche de Vergisson, da una raccolta manuale e da una pressatura a grappolo intero; vinificazione e affinamento in fusti di rovere di età inferiore a tre anni, con batonnage settimanali fino alla messa in bottiglia, che avviene in genere 12 mesi dopo. Di colore giallo medio con riflessi verdognoli, di bella fluidità, presenta note agrumate e di frutta candita ad accompagnare note lievemente floreali; in bocca la mineralità e l’equilibrio gustativo sono le doti distintive del vino, che si amalgamano bene con le note lievemente tostate del legno.
Il secondo vino proviene dal Domaine Lacharme, e si tratta di un Pouillu-Fuissé 2021. Anche questa azienda familiare conduce le vigne dal secolo scorso e si estende su 14 ha nelle zone vocate della denominazione. Il vino non subisce nessun passaggio in legno ma resta in acciaio fino all’imbottigliamento, ciò che ci consente di apprezzarne appieno la dote fruttata e la maggiore freschezza, se pur di un anno più vecchio rispetto al precedente.
In una calda giornata di fine aprile ci avviamo verso Bourges, non senza aver visitato lungo il percorso lo Château de Thoury , molto simile ad un castello delle fiabe.
Per le altre tappe del viaggio (Sancerre, Puilly-Fumé e Jura) seguiteci nella seconda parte dell’articolo.
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Agronomo ed enologo libero professionista, ho affinato la mia formazione con periodi di studio presso l’Università di Bordeaux. Collaboro con aziende toscane in qualità di consulente vitivinicolo ed enologo, e faccio parte della Commissione di degustazione di diverse DOC e DOCG toscane. Sono assaggiatore di olio metodo COI iscritto all’albo Nazionale e mi occupo anche di Agricoltura Biologica. Iscritto ASSOENOLOGI. Le mie frequenti visite all’estero per eventi enologici sfociano spesso in reportage, in particolare dalla Francia. Da sempre amante dell’olivicoltura, tra i maggiori esperti di olivo Quercetano. Mi occupo anche di frutticoltura per aziende toscane. Socio Slow Food da diversi anni.









