Ci sono tanti modi per parlare di un vino così, fra genuino incanto, soggezione, didascalia e ovvietà.
Quello che invece voglio dire di lui, dopo averlo incontrato poche ore fa e a distanza di cinque anni dall’ultima volta, riguarda lo “spessore narrativo” della sua trama, uno dei tratti distintivi dei vini di Roberto Conterno.
Cascina Francia 2008 è di una fissità solenne, densa di significati e per questo scandita con lentezza. Apparentemente pragmatico e senza moine, in lui vi rimbombano una tridimensionale statura tannica, una potente mineralità e una signorile compostezza, confortate da una integrità di frutto commovente e pura.
Cascina Francia conserva il privilegio del paradigma e il fascino di un archetipo. Che l’incontro possa avvicinarsi pericolosamente a un’esperienza definitiva è un attimo.
E se il tempo non lo sfiora, è perché di fronte a te hai l’inossidabile blindatura del futuro.


Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.









