La nuova produzione di Burlotto sprizza bellezza da tutti i pori.
I Barolo 2016 ad esempio scuotono i sensi. Dalla signorile sobrietà di Cannubi alla grazia infinita di un Acclivi che, semplicemente, E’ Verduno, giù giù fino alla razza di Monvigliero: austero, contrastato, dal tatto setoso e dai rimandi affumicati.
Per non dimenticare un indimenticabile Dolcetto d’Alba 2018, quanto mai ispirato dalla freschezza e dal fiore, e un quintessenziale Pelaverga ’18 tutto ritmo, pepe e giovialità.
Il fatto è che aldilà degli accenti diversi è la materia qui a plasmarsi senza forzature, e la potenza evocativa di questi vini sta proprio nella naturale disinvoltura, nella trasparenza espressiva, nella nuda eleganza, nel tocco garbato.
E’ grazie a queste doti che ti vien più facile avvicinare l’iperspazio.


Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.












