Le avvisaglie di una folgorazione le avevo già provate con i vini dell’annata 2015. Ora che sono in pista i 2016 apriti cielo. Nel frattempo, per non sbagliarmi, li annovero fra gli assaggi più elettrizzanti di questo principiare d’anno così diverso e disturbante.
Ammazza che vini, i vini di Cascina Luisin!
Fra questi, il Barbaresco Rabajà 2016 è un rosso vibrante, succoso, energico, classico nel portamento e negli accenti, di grande complessità e presumibile futuro.
Il Barbaresco Asili 2016 è un vino lirico che ricorda la pietra, la terra e la liquirizia. Enorme per profondità, enorme per capacità di dettaglio.
Entrambi si diffondono “a coda di pavone”. L’impressione che ne trai è di reale autenticità e purezza, doti queste ultime esaltate da una annata coi fiocchi e da una insopprimibile tensione gustativa.

Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.









