La prima volta che lo conobbi fu lui che appositamente approdò sul continente, dalla amatissima Isola del Giglio, per venirmi ad incontrare a Scansano e farmi conoscere il suo vino da uve ansonica e da agricoltura arcaica.
Il suo nome: Francesco Carfagna.
Camicia a fiori, ciabatte, capello arruffato, pelle arrostita dal sole, sorriso complice e solare: sembrava vivesse in una bolla di sogni e pensieri.
Da allora, e per le volte a seguire, l’ho sempre visto così. Invariabilmente.
Sulla bottiglia di Ansonaco 2014, riesumata oggi, ci ha scritto ” da bere quando se ne ha voglia“. Io di voglia ne tenevo ma devo anche ammettere che la mia fiducia nei suoi confronti contemplava diversi punti interrogativi.
E invece quel vino color ruggine e oro mi ha regalato una visione contundente: che non stesse sgorgando da un normale contenitore in vetro ma direttamente dalla roccia, roccia calda scaldata al sole.
Nel suo incedere solenne e nel suo gusto profondo, a tratti insondabile, qualcosa di ancestrale. Nella scia di salsedine, negli umori di lentisco, timo ed elicriso, la longa manus del Mediterraneo e del mare che c’è lì. Il tratto ossidativo come un manto leggero, il frutto appena dolce.
La forza evocativa ha così scardinato porte nuove, tracimando e riempiendo di risposte ogni più piccolo anfratto di perplessità.
Scoprire poi che questo Ansonaco va letteralmente a nozze con la cucina tipica viareggina, quella del calamaro ripieno e della trabaccolara, è stata un’ulteriore, deliziosa, appendice.

Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.











