Credo di non sbagliarmi, ma in quella fredda giornata di febbraio, tre mesetti fa, in cantina da Stefano Amerighi parlammo anche del disciplinare di produzione del Cortona Syrah DOC e di come tal disciplinare, guidato da una impostazione (visione?) stilistica parzialmente superata dai fatti, rischiasse di includere l’anacronismo, e quindi di escludere nuove autenticità.
Detto fatto.
E’ notizia recente che il Syrah Apice 2016 di Stefano Amerighi, l’importante selezione ricavata da una lingua di terra più calcarea nelle scenografiche alture di Poggiobello di Farneta, sia stato bocciato come NON TIPICO dalla commissione d’assaggio della DOC.
Al netto di ricorsi, forse improbabili, questo vino non potrà così fregiarsi della DOC Cortona Syrah, ma rifugiarsi semmai nella più generica e democristiana IGT Toscana.
Indi per cui – se sto alle risultanze delle “preposte istituzioni cortonesi” – mi ero sbagliato nel dire e nel pensare ciò che scrissi allora:
” Apice 2016, in uscita il prossimo anno, è un rosso dalle movenze femminee e dalla speziatura infiltrante. Il sentimento di fondo è floreale, e c’è un bel sottobosco umido ad inspessirne l’umore; la dinamica è ariosa, “sollevata”, bella, la chiosa salina.
Sì, la via italiana al Syrah d’autore passa da qui.”
Mettiamola così, e salviamo il salvabile: di nome fa APICE. Tale è e tale resta.
Per tutte le altre questioni, può andar bene l’ultima strofa dell’Avvelenata di Guccini.

Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.












Una risposta
Essere bocciato dalla DOC è stata una fortuna,. Quasi sempre i grandi vini diventano IGT. E il produttore si libera da eventuali pippe mentali. Bravo Stefano e avanti cosi’.