Ché poi mica ancora me la spiego, tutta questa dimenticanza verso il Dolcetto sui mercati del mondo. Perché lui, il Dolcetto, avrebbe tutto quel che serve per farsi desiderare: versatilità, piacevolezza, identità, prezzo.
Io ad esempio, quando bevo Dolcetto, ho sempre di fronte a me l’immagine di Beppe “citrico” Rinaldi, indimenticato e indimenticabile vignaiolo di Langa, che al ristorante Brezza di Barolo ordina gli agnolotti del plin per declinarli alla sua maniera, ovvero affogarli in una tazza di Dolcetto e sorbirseli così, alla contadina.
Ebbene io, in quel gesto ancestrale così desueto e così avulso dalle regole non scritte delle buone maniere del gusto, ci ho sempre visto qualcosa di commovente.
Non lo dimentico, così come non dimentico questo Dolcetto d’Alba ’18 di Burlotto, con il quale ho inteso festeggiare il ritorno alla tavola in posizione assisa, dopo un mese e mezzo di letti e orizzontalità.
Del Dolcetto trattiene l’essenza, e te la dà. Con uno speciale garbo però, portato in dote dalla mano angelica del vinificatore e da un tenore alcolico morigerato e accorto in grado di instradarne la trama nel verso della leggerezza, dove tutto passa librandosi, sia pur intriso di sapore.
Sì, il mio Dolcetto di oggi è come ripassare dal via senza pagare pegno.

Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.









