E’ bello ripetersi, ogni tanto. E per introdurre questa azienda vorrei farlo, iniziando così.
Alle Chiuse, felicemente incastonata fra Montosoli e Canalicchio, proprio sotto il paese di Montalcino, si respira aria da Grand Cru. I vini di questo lembo di terra -terra rossa di tufi ferrosi, ma anche di galestri, marne e argille- ci parlano di eleganza e di aristocratico portamento. La freschezza acida, particolarmente spiccata su questo versante, e la tempra pregiata dei tannini (tannini vividi e profondi), concorrono a scolpirne il profilo: sono rossi dalle proporzioni perfette, riconoscibili e orgogliosamente tipici, con la dote dell’equilibrio. Nelle annate propizie, razza pura.
Ritorno alle Chiuse e mi accorgo che la consapevolezza agricola è alle stelle, ed è alle stelle che talvolta essa guarda. La visione agronomica della famiglia Valiani-Magnelli ha subìto un progressivo reindirizzamento su direttrici altre, per tener conto dei cambiamenti climatici in atto e degli andamenti stagionali riservatici dalla contemporaneità. E in tal senso i consigli del calendario biodinamico si sono rivelati molto utili per cambiare prospettiva ai gesti e alle intenzioni.
Oggi si punta all’equilibrio dei suoli e alla preservazione/ossigenazione della loro parte aerobica. Si pratica il sovescio o, quando è il caso, la pacciamatura, e si cerca di eliminare alla fonte le ragioni di una compattazione pesante dei terreni. E ancora, ci si adopra per superare i confini dell’agricoltura biologica inquadrando un orizzonte di agronomia preventiva e non più emergenziale. I vigneti, quest’oggi, sono giardini fioriti di senape, sono colore per gli occhi.
Quanto ai vini, da qualche stagione c’è un dipiù, a segnare uno spartiacque per l’intera denominazione e a fissare nuove coordinate per la tipologia Riserva: un Brunello Riserva che sia Riserva sul serio, da far uscire sul mercato dopo 10 anni e che renda una idea di cosa sia in grado di dire per davvero un Brunello, ciò che dopo i 4 o 5 anni di affinamento canonici non potrà mai dire.
D’accordo, dal Brunello di Montalcino 2018 escono fuori florealità e candore, agevolati da una impalcatura tannica meno stratificata rispetto al solito (annata più sottile), da cui ne discende una piacevole morbidezza tattile e una speciale seduzione gustativa, ma è quando ti accosti al Brunello di Montalcino Riserva Diecianni 2013 che il paradigma muta: l’aulica compostezza, la fibra elegantemente austera, il passo cadenzato e lunghissimo, l’assoluta misura del disegno e la sottesa complessità propiziano una traiettoria a sé stante, e forse questo è proprio l’ultimo grande vino-archetipo sulle frequenze espressive di un Biondi Santi style. Una cosa è certa: di fronte a un vino così il tempo dovrà mettersi l’animo in pace e farsi di lato, come in ossequioso rispetto.
Quanto alle persone, beh, anche in questo caso vi sono pochi dubbi: Niccolò Magnelli, Simonetta Valiani e il figlio Lorenzo, enologo e nuovo trascinatore dell’impresa, costituiscono quanto di meglio si possa incontrare per umiltà, determinazione, serietà e coerenza interpretativa. Il rispetto che nutrono per la loro terra è palpabile, lo vedi e lo senti. E se la terra ringrazia, noi facciamo come ci suggerisce lei.
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Contributi fotografici dell’autore, eccetto il ritratto di Lorenzo Magnelli, gentilmente concesso dall’azienda.

Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.















