A Segalari cambia il mondo. In teoria ti troveresti a Bolgheri, o per meglio dire nell’areale attorno a Castagneto Carducci, ma non è la Bolgheri che intendi tu. Per arrivare fin quassù trapassi boschi, guadi torrenti, e in mezzo a un bosco alla fine ti ritrovi.
La collocazione appartata e collinare fa di Segalari una enclave a sé, caratterizzata da un clima dalle tendenze continentali (inverni freddi), da suoli sciolti con poca argilla e tanto sasso, da un’incredibile biodiversìtà.
Da Mulini di Segalari, insomma, hai un’altra Bolgheri, ma non solo paesaggisticamente parlando, non solo per morfologia del luogo, ma anche per visioni, per dimensioni, per fisionomia dei vini.
Qui Emilio Monechi – formazione di agronomo ed enologo alle spalle, ma anche enotecario in quel di Firenze – e Marina Tinacci Mannelli hanno costruito dalle fondamenta la loro seconda vita. Lo hanno fatto piegandosi ai voleri della natura, della natura che c’è lì. Lui fa da spola fra Firenze e qui, lui fa il vino. Lei il podere lo vive e lo governa, lei ama la vita, trasmette passione, è empatica ed ha una mente aperta.
Le linee guida si affidano alla biodinamica, i vini al genius loci. ll compost viene autoprodotto, le raccolte differenziate sulla base delle classi di vigoria, le difese immunitarie delle piante coadiuvate con l’uso di olio di arancia ed estratti di equiseto.
Ecco, appunto, i vini: fortemente caratterizzati, talvolta umorali, sovente buonissimi. Possiedono misura, equilibrio, dinamicità. Il processo di maturazione graduale favorito dal microclima, la spiccata acidità e un’enologia per niente interventista sviluppata in una microcantina un tempo mulino per la segale, agevolano profili freschi, affusolati, contrastati ed eleganti.
Oltre ai Bolgheri annata (Ai Confini del Bosco) e Superiore la gamma annovera un bianco “di bocca” e un Rosa incisivo e fremente ottenuto da salasso. Ah, da oggi c’è una nuova etichetta (domani chissà): si chiama Via da Coro. Parla di loro, e di quel posto lì. Per questo è speciale.
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Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.









