Non c’è Prospettiva (e non c’è Bufalo) senza lo storico “cappello” introduttivo…..
Inutile negarlo, la girandola degli assaggi “guidaioli” mi stordisce. Le migliaia di vini sorseggiati e commentati diventano sogno e ossessione, catapultandomi in una strana dimensione psicofisica, a metà strada fra il disincanto e l’ardore agonistico. Ci vuole tempo per digerire il tutto e risalire all’aria dopo la lunga apnea enoica; ci vuole tempo per raccogliere i segni buoni ed approdare a una scrittura che possa considerarsi arricchita, consapevole o addirittura ispirata; ci vuole tempo per ritrovare il senso di un lavoro tanto maniacale quanto straniante.
Di certo un aspetto molto stimolante è quello che riguarda il lato “oscuro” della ribalta, tutto ciò che sta in penombra ma non per questo è meno sorprendente. Quella fitta rete di vignaioli e di piccoli grandi vini che, per una ragione o per l’altra, non hanno ancora i riflettori della notorietà puntati addosso. Perché sono ancora troppo pochi coloro che li riconoscono per quanto valgono, perché magari trattasi di realtà recenti o di etichette recenti, perché vivaddio esistono ancora gli exploit, perché la comunicazione è quella che è, perché la diffusione è quella che è. Perché dei riflettori, forse, potrebbe fregargliene il giusto.
Insomma, non si vive di soli nomi noti, ecco; una consapevolezza, questa, che mi aiuta a riemergere dal cono d’ombra tipico del “criticone”, costellato di pedisseque puntualizzazioni notarili, quasi a tarpare le ali alla spontaneità e al trasporto emozionale.
Ed è per questo che invariabilmente mi prende la voglia di parlare dei vini fuori dal coro, dei vini obliqui, dei vini che non ti aspetti, di quelli che non conoscevi, di quelli che scartano di lato (come il bufalo, direbbe De Gregori), di quelli che- indipendentemente dal tasso di complessità- disegnano traiettorie espressive con le quali è bello averci a che fare. Di quelli che ti attraggono e non sai perché, o forse lo sai ma non ti importa di spiegarne i motivi.
Questi piccoli pezzi, una sorta di schizzi impressionisti, sono dedicati a quei vignaioli lì, a quei vini lì. Con la speranza di instillare un briciolo di curiosità in più nei coraggiosi lettori, e di poter diventare tutti un po’ più bufali.
La Prospettiva è dedicata ai Sangiovese toscani, e siccome di “via dalla pazza folla” ve ne sono un bel po’, e tutti meritevoli, abbiamo deciso di suddividere la trattazione in due parti. Ah, l’ordine di apparizione dei commenti non ricalca un ordine di preferenza, ma rispetta semplicemente l’alfabeto.
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I MANDORLI
Sangiovese 2021
Nel felice isolamento d’altura del Belvedere di Suvereto, Maddalena Pasquetti ha plasmato un’azienda virtuosa non tanto e non solo per la naturalità dell’approccio agronomico ed enologico, quanto per la qualità della proposta, in grado di introiettare al meglio gli stimoli di un luogo speciale, soprattutto in termini di freschezza, dinamica e salinità. Così è, ancora una volta, per questo riuscitissimo Sangiovese ’21, le cui intriganti sfaccettature aromatiche accolgono accenti di agrume su rimandi affumicati e minerali, e la cui verve sa farsi vibrante e contrastata.
Integrità, sale (in compressione) ed energia buona illuminano a giorno un Sangiovese mediterraneo fin nel midollo.
LA LUPINELLA
La Lupinella 2020
A colpire, nella proposta della famiglia Bitossi, è la spontaneità e l’assenza di orpelli, frutto di scelte agronomiche consapevoli e pulite e di una enologia poco interventista capace di valorizzare con sincerità le sollecitazioni del territorio di origine, che sta a Baccaiano, sulle colline attorno a Montespertoli, il cuore più cuore che c’è del Chianti di sponda fiorentina, e che coinvolgono “concetti” quali misura, scorrevolezza e sottile armonia.
La Lupinella ’20 possiede il garbo, e una bella fragranza floreale a marcare i contorni di un Sangiovese modulato nei toni, progressivo nello sviluppo e allungato nelle trame.
LA MONTANINA
Nebbiano 2021
Forse sono da accreditarsi alla sensibilità dei loro artefici, o più probabilmente alla natura tufaceo-sabbiosa di certi terreni di Monti in Chianti, le particolari doti di finezza riscontrabili in questo vino prodotto dalla famiglia Leonini. Fatto sta che, sia pur a fronte di relativamente poche vendemmie, La Montanina sta costruendosi una nomea sempre più solida, evidenziata da una gamma composta da rossi curati (Chianti Classico inclusi) che a un buon telaio tannico, naturale lascito di quei versanti, contrappongono una stimolante flessuosità di trama, come accade per questa brillante versione di Nebbiano.
Elegante, sciolto, salino, con il senso della dinamica incorporato, ha struttura e alcol ben inglobati entro un profilo calibrato, punteggiato da tannini a grana fine.
MANVI
Vino Nobile di Montepulciano Riserva Ojas 2020
Orizzonti di nuova eleganza (o di eleganza nuova) a Montepulciano? Puru Manvi, dove il candore gentile dell’uomo sembra trasfondersi coerentemente nei vini, fin dalla loro prima comparsa sulle scene espressioni quanto mai definite, rigorose & pure. Riconoscibili, ecco, riconoscibili, con un portato di finezza finanche inusuale per la tipologia.
La nuova annata di Ojas è segnata dalla spontaneità, e da un carattere sobrio ma saporito; il sorso è diffusivo, armonioso, compassato, e suggella l’ennesima prova d’autore per questa giovane realtà poliziana in piena emersione, la cui conoscenza si fa ineludibile.
MONTESECONDO
San Martino 2018
Fuori dal coro per antonomasia, Silvio Messana ha creato l’ennesimo vino “dialettico e parlante”, che riflette appieno la sua cifra stilistica, una cifra che riconosci fra mille per l’incantesimo dei profumi, l’innata naturalezza, l’assenza di ridondanze, l’equilibrio alcolico. San Martino ’18 si muove disinvoltamente instradato da un pizzico di volatile e da una acidità squillante, concretizzando un sorso dalla beva contagiosa e salata, di pregevole dignità territoriale ( le alte giaciture di Vignano, a Mercatale Val di Pesa) e piena corrispondenza varietale.
Un vino di luminosa autenticità, insomma, il cui profilo rammenta la struggente purezza di un qualcosa di incontaminato.
PAOLO E LORENZO MARCHIONNI A VIGLIANO
Rossovigliano 2022
Il lungo percorso di rimodulazione avviato dai fratelli Marchionni per riallacciarsi ai migliori lasciti dell’agricoltura del passato ha portato all’elaborazione di vini caratterizzati da energia e autenticità; vini vitali e personali, in grado di nobilitare una enclave poco avvezza alla ribalta come quella di Scandicci, in piena deep county fiorentina. Alla base ci stanno una agronomia pulita ed intransigente e una enologia che ha abbandonato da mò certe velleità “nuovomondiste” dei primi anni 2000 per recuperare misura, “trasparenza” e spontaneità, esaltate qui da uno dei Sangiovese più risolti di sempre.
Perché Rossovigliano ‘22 è sussurrato ed elegante, ha profumi dispiegati e sviluppo sostenuto. La bevuta si “muove” in scioltezza, il respiro accoglie ariosità, il prezzo piccolo fa gridare al miracolo.
PODERE CAMPRIANO
Chianti Classico Riserva Le Balze di Montefioralle 2020
L’attaccamentoo ai luoghi e alle tradizioni chiantigiane della famiglia Lapini, grevigiana doc, è quasi commovente. Nella piccola dimensione artigianale di Campriano, con immutata passione continua a portare in emersione una gamma di Chianti Classico ispirati e sentimentali, per i quali dolcezza di frutto, freschezza e armonia sono i tratti comuni.
Le Balze di Montefioralle ’20 di certo onora quel borgo incantato a picco su Greve e i suoi suoli di alberese, grazie alla purezza della trama, ineccepibile per misura espressiva e nitidezza. Raffinato, concessivo, disinvolto, è un sorso che respira.
PODERE TERRENO ALLA VIA DI VOLPAIA
Chianti Classico Riserva 2020
Certo che l’impressione di trovarsi di fronte a un nuovo protagonista te la fai. Il podere sta sulla Mulholland Drive del Chianti Classico, lungo la strada che ascende a Volpaia, in un paesaggio rurale lievitato e a picco sul mondo, nel versante raddese della denominazione. Qui la nuova proprietà (Giorgio Grilli) ha sicuramente favorito un “accanimento” diverso riguardo alle questioni enoiche, rispetto al pregresso, affidandosi agli estri di Giovanni Puccini per elaborare vini accurati in perfetta sintonia con i luoghi da cui traggono origine.
Il Chianti Classico Riserva ’20 coniuga dettaglio e leggiadria, e pur senza farsi mancare una seducente pienezza di frutto si presenta elegante, armonioso, puro, combinando amorevolmente profondità e beva.
POGGIO LEVANTE
Maremma Toscana Sangiovese Ovvìa 2019
Una novità assoluta dalle parti del Montecucco. Proprietà veneta (famiglia Facco), “manico” pure veneto (Guido Busatto), un podere teoricamente nato a mo’ di casa vacanza, una passione che cresce, l’idea di partorire vini “diversi” con a protagonisti vermentino e sangiovese. E questo grazie anche alla complicità di una vigna di sangiovese da cui acquistare le uve, lungo la strada che da Cinigiano conduce a Monticello Amiata, e al supporto logistico offerto da una cantina amica a Istia d’Ombrone.
Ovvìa 2019 (Ovvìa con l’accento sulla i) ha un tono signorile che attrae e coinvolge: è sfaccettato, disinvolto, e più che per trazione acida intriga per equilibrio d’assieme, definizione, misura e qualità del disegno; tutte “robe” che non trovi così, d’amblé, su queste sponde.
QUERCIAMATTA
D 2021
Il bello di questo mondo vinico è che non è mai avaro di sorprese. Arrivare però a pensare che da Monsummano Terme, che sta in provincia di Pistoia (fra le province toscane notoriamente la meno interessata da vigne e vocazioni enoiche), possano scaturire dei vini del genere, ti accende a fuoco vivo la miccia della curiosità e l’interesse a saperne di più.
Siamo alle solite: azienda, storia e persone non pervenute. Pervenuto invece D, che bellamente mi confonde grazie alla finezza di passo, al sale e alla succosità, e a una energia vibratile tutta incanalata in disegno ed articolazione.
SAN GUGLIELMO
Brunello di Montalcino 2019
Ilaria Martini ha principiato con l’imbottigliamento a partire dal 2016. Ilaria Martini possiede una delle realtà più piccole di Montalcino, il cui nome sottende una dedica al nonno, fra i fondatori del Consorzio del Brunello. Ma quel che emerge da lì, da quei primi imbottigliamenti, ci riserva qualcosa di speciale ( e di grande) per garbo e candore, delineando una stimolante traiettoria stilistico-espressiva dove eleganza, sottigliezze e profumi stanno di casa, esaltandosi.
Così è per questo incredibile Brunello ’19: gentile, aggraziato, di spiccata connotazione floreale, a lui appartengono delicatezza tattile e seduzione fruttata; i tannini sono come un soffio, una nuvola che si diffonde, mentre la bilanciatissima struttura va ad agevolarne pervasività e sensualità.
TENUTA MARELI
Remagno 2021
A Daniele Lencioni non fa difetto la caparbietà. Partire da un luogo anomalo per la viticoltura, disposto sul crinale che divide la Versilia dalla Lucchesia, non ne ha depotenziato la volontà di dare corpo a un progetto virtuoso e a decisa trazione familiare, che nel tempo ha preso le misure anche sul fronte della caratterizzazione dei vini, grazie agli impulsi ideali e fattuali offerti dalla rete Lucca Biodinamica e grazie a un patrimonio a vite gradatamente ampliatosi, che oltre agli appezzamenti versiliesi di Monte Magno comprende oggi quelli lucchesi di Arsina, Maulina e Val Freddana.
Ed è proprio dai vigneti di Arsina e Maulina che proviene il sangiovese confluito in Remagno ’21, che a una ammaliante suggestione floreal-speziata unisce una materia ben profilata, scioltezza e ariosità, per tradurre con coerenza ciò che ti aspetteresti da quei luoghi, avvezzi per loro natura alla leggerezza e alla facilità di beva.
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Vini assaggiati nell’estate 2024

Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.









