I “Super Südtiroler” TAL e gli altri vini di Cantina Bolzano

Tempo di lettura: 6 minuti

C’è in Alto Adige, da parte delle più importanti cantine cooperative, una tendenza in atto, che è forse prematuro o perfino improprio definire come una “corrente” o addirittura una “moda”: quella di produrre dei vini ambiziosi sul piano della struttura e della longevità, dei “Super Südtiroler” sul modello, con tutti gli ovvi distinguo del caso, dei Super Tuscan.

Sono bianchi anziché rossi, provengono da cuvée di uve diverse, prevedono l’elevazione in barrique, hanno tiratura limitata, fascia di prezzo alta e confezioni esclusive. Ecco dunque – dopo il Primo Grande Cuvée di Cantina Terlano, l’Appius di Cantina San Michele Appiano, la Riserva LR di Cantina Colterenzio, la Cuvée Adamantis di Cantina Valle Isarco (per tacere dei monovarietali Pinot Bianco Riserva Sanctissimus di Cantina St. Pauls e Chardonnay Riserva Troy di Cantina Tramin e soprattutto della Grande Cuvée Beyond The Clouds di Elena Walch, uscita per la prima volta nel 2000 per mano di una cantina privata e dunque progenitrice dei vini attuali) – il nuovo nato (due edizioni all’attivo) di Cantina Bolzano, il TAL, che in tedesco significa “valle”, che è anche l’acronimo per Tradizione, Autenticità, Longevità (tre valori su cui è imperniata l’intera produzione) e che genera due vini anziché uno solo (un bianco e, per la prima volta, un rosso), presentati dall’enologo Stephan Filippi e dal responsabile commerciale Daniele Galler in una luminosa, fredda giornata di dicembre alla Trattoria Trastevere di Milano: vini altoatesini e cucina romana, scelta originale e sfiziosa, tra pizza bianca, supplì, mezzi paccheri alla carbonara, saltimbocca con cicoria ripassata e maritozzi alla panna.

Kellerei Bozen nasce nel 2001 dalla fusione tra Cantina di Gries (fondata nel 1908, data che accompagna nel nome il TAL rosso) e Cantina Santa Maddalena (fondata nel 1930, data che accompagna nel nome il TAL bianco) e ha come simbolo della nuova sede, inaugurata nel 2018 nel quartiere San Maurizio di Bolzano, un monumentale cubo trasparente in alluminio traforato, sulle cui facce sono rappresentate le nervature delle foglie della vite.

È una struttura ipogea disposta su cinque piani verticali che permettono una vinificazione per caduta dal basso impatto ambientale (la cantina ha la certificazione CasaClima Wine®). I soci viticoltori sono 224 per 350 ettari vitati che dai 200 arrivano ai 950 metri di altitudine e un totale di tre milioni di bottiglie annue.

«Il TAL proviene da una selezione di zona, di vigna, di grappolo e di barrique» dice Daniele Galler, ed è un’affermazione che disegna un preciso scenario produttivo.

Il Südtirol TAL 1930 Cuvée 2021 (1900 bottiglie più 60 magnum) è un uvaggio di chardonnay 80% più sauvignon 10% e pinot grigio 10% da viti di almeno trent’anni d’età dei pendii porfirici che da Bolzano arrivano al Renon, tra quote comprese tra i 400 e i 700 metri, con fermentazione e malolattica in barrique (nuove per un terzo), dove il vino compie poi una maturazione dai 12 ai 15 mesi. Viene servito alla cieca insieme al 2020 in una batteria di tre vini con un intruso.

Il primo è il TAL 2021. Ha colore paglierino brillante, profumi di frutta esotica, sottigliezza aromatica, spezie dosate, gusto succoso e sapido, dove la componente boisé lavora per espansione anziché per contrazione. Nel secondo si sente l’aria della Borgogna: la qualità e lo stile del legno non mentono, con quel boisé controllato che si amalgama con la tonicità del frutto e del sapore. Si rivela essere il Mersault Genevrières 2021 della cantina Bouchard Père & Fils.

Il terzo è il TAL 2020: lo si percepisce dalla maggiore intensità del sauvignon, che è presente per il 21% dell’uvaggio insieme al 69% dello chardonnay e al 10% del pinot grigio, una varietà in cui Stephan Filippi crede molto. Il vino ha colore paglierino intenso, vibrazione olfattiva di salvia e bosso, palato ricco, polposo, esotico, di buon allungo sapido.

Il Südtirol TAL 1908 Cuvée 2021 (3000 bottiglie più 100 magnum), prodotto tra la piana di Gries, celebre per la bontà del suo lagrein, e la zona di San Maurizio, è un taglio, appunto, di lagrein 83%, cabernet sauvignon 12% e merlot 5%. Anche qui il servizio è alla cieca in una batteria da tre vini con un intruso.

Il primo vino è sempre il TAL 2021. Il timbro del lagrein è inconfondibile (nel colore porpora, nella crema di piccoli frutti rossi, nelle note di inchiostro, nella densità del palato, nel vigore finale) e lo distanzia dal secondo vino, che mi sembra un Bordeaux del Médoc e penso a un Pauillac per la profondità dell’olfatto e del succo, per le note di cassis, per la compattezza del tannino. È invece Château Lèoville Las Cases 2021, un Saint-Julien che assomiglia a un Pauillac: «Le grand vin est d’ailleurs issu uniquement de ce terroir, qui évoque par differents aspects celui de Château Latour» dice a proposito di Lèoville Las Cases Le guide des meilleurs vins de France 2024 de «La Revue du Vin de France».

Il terzo bicchiere contiene il Südtirol TAL 1908 Cuvée 2020, che ha percentuali lievemente differenti (lagrein 80%, cabernet sauvignon 17% e merlot 3%) e una maggiore fusione gustativa: l’intensa sensazione di “yogurt” ai frutti di bosco che sento spesso nel lagrein si compenetra alla trama fitta e profonda.

«Nel 2020 la vendemmia è stata anticipata di tre settimane rispetto a quella del 2021. Chi nel 2021 ha aspettato a raccogliere le uve rosse, è riuscito ad avere un’ottima qualità» dice Stephan Filippi, enologo di lungo corso (dal 1988 presso Cantina Santa Maddalena, dal 2001 presso Cantina di Gries e dal 2018 con Cantina Bolzano, frutto della fusione tra le due precedenti; il padre e il nonno di Stephan erano enologi e lo è anche sua figlia). «Oggi la nostra produzione è suddivisa tra il 53% dei bianchi (aree di Missiano, San Giorgio, Santa Giustina e Renon) e al 47% per i rossi (zone di Gries, San Maurizio, Settequerce, Santa Maddalena e Coste), ma quando ho cominciato io nella zona di Bolzano i vini erano quasi tutti rossi».

A tavola, altri vini. Il Südtirol Gewürztraminer Kleinstein 2023 (dai sei ettari del maso sulle colline porfiriche del Renon a 650 metri di quota, dove si produce anche l’omonimo Chardonnay; una parte delle uve viene raccolta tardivamente dopo il taglio del tralcio) ha colore luminoso, bel quadro aromatico e buon bilanciamento gustativo, soprattutto sul piano alcolico (15,5% del volume svolto).

Il Südtirol Sauvignon Riserva Greel 2022 (sempre dai ripidi pendii porfirici del Renon ma a 550 metri di quota, vinificato in botte con un anno in legno) ha profumi intensi, ancora un po’ nervosi, con sentori varietali ed elementi fumé, sorso di frutta esotica, pesca, bosso. Il 2020 è meno esuberante al naso ma esprime un palato più succoso e sottile, più teso e sapido.

Il Südtirol Chardonnay Riserva Stegher 2022 (resa bassissima, un chilo per pianta, a 550 metri di quota sopra Bolzano, pressatura con uve intere, 100% barrique, di cui un terzo nuove, con fermentazione alcolica e malolattica e un anno di maturazione, poi almeno sei mesi in acciaio) ha tratto boisé, trama densa, struttura vigorosa e buona definizione. Il 2020, che si avvale, come già il Greel, di un affinamento più lungo in bottiglia, risulta più compatto, più sciolto, più fine, più persistente.

Il Südtirol Lagrein Riserva Taber 2021 (prima annata 1988, uve dalle vigne più vecchie, oltre gli ottant’anni, dei terreni alluvionali di Gries e Bolzano, due settimane di macerazione in tini di rovere con malolattica, un anno in barrique, di cui un terzo nuove) è uno degli alfieri della casa (alcune sue partite entrano nel TAL): è un rosso scalpitante, euforico, un tripudio cremoso, tonico ed elegante di piccoli frutti rossi di bosco. Il 2017 porta le componenti varietali più caratteristiche in un brillante punto di fusione tra cremosità, tannino e compattezza.

Dulcis in fundo, il Südtirol Moscato Giallo Vinalia 2021 (da uve appassite fino a Pasqua, un vanto che poche zone e poche uve possono permettersi, con fermentazione in barrique di più passaggi) sfoggia un colore dorato brillante e tutto l’irresistibile corredo aromatico del moscato giallo: zagara, fiori gialli, erbe aromatiche, albicocca secca. Palato di densità assoluta e invitante, contrastato, golosissimo, di grande appeal per la fusione tra dolcezza (234 grammi di zucchero residuo) e tonicità (8,9 g/l di acidità).

___§___

Condividilo :

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *