A dimostrazione che il mondo è bello perché è vario e che la realtà non si lascia intrappolare facilmente in schemi e semplificazioni, se l’evento fiorentino dedicato al catalogo 2025 della distribuzione Proposta vini di cui abbiamo parlato in un precedente articolo era stata un’occasione anche per presentare il libro L’importanza di essere franco di Gianpaolo Girardi e Marta De Toni sulle straordinarie doti delle vigne a piede franco (ossia non innestate), il primo vjno che assaggiamo nelle “navate” della Stazione Leopolda è un Timorasso ottenuto da viti innestate su vecchie piante di dolcetto. Insomma, se è vero che il punto dell’innesto può bloccare parte delle sostanze che fluiscono dalle radici influendo sulle doti di complessità e fascino dei vini, e che le viti innestate possono essere meno longeve, è vero anche che se si decide di produrre del timorasso e si dispone di un vecchio vigneto di dolcetto con delle belle radici già pronte, la soluzione più rapida e affidabile è proprio l’innesto. Questo ci dice Virna Borgogno, prima donna laureata in viticoltura in Italia (1991), che possiede 12 ettari nei territori più blasonati di Langa.
E assaggiamo per primo proprio il Langhe Bianco Sto Fuori 2023 (timorasso, appunto, 12,5% di alcol, ormai una rarità), un vino di carattere che abbina potenza e spessore, sapidità e freschezza acida. Il Dolcetto d’Alba L 2023 è un vino spontaneo e fresco, la Barbera d’Alba La 2022 sfoggia una bella rotondità di frutto, bevibilità e finale slanciato. La Barbera d’Alba Superiore San Giovanni 2021 ha origine da una vigna di 70 anni ed enfatizza le caratteristiche della precedente: dunque frutto polposo esposto con eleganza. In bocca ancora spessore e grande frutto, rilanciato in un bel finale.
Venendo all’ampia pagina dedicata ai vini da nebbiolo, iniziamo proprio con Langhe Nebbiolo Il 2023, delicato sia al naso che nella beva ma con un finale degno dei “cugini” più importanti. Il Barolo Noi 2020 (da vigne a La Morra, Novello, Monforte d’Alba) ha naso diretto, ampio, floreale e beva vellutata; nel finale toni più maturi e tannino delicato. Il Barbaresco Montersino 2020, di straordinaria persistenza olfattiva, è suadente e scorrevole in bocca, e termina con un finale in grande ascesa. Il Barolo del Comune di Barolo 2019 è un vino spostato sulle note della frutta nera, è potente, assai progressivo e ancora da assestare. Il Barolo Cannubi 2018, da vigne nella parte più sabbiosa della “mitica” collina è caratterizzato da una leggerezza quasi impalpabile e da un’assenza di spigoli, ed è impreziosito da bei toni agrumati; infine, il Barolo Sarmassa 2018 è marcato da affascinanti note di sottobosco, è saporito e ha bella leggerezza sul palato.
Guidati dal “gourmet errante” Pasquale Pace incontriamo due interessanti realtà laziali. Di Alberto Giacobbe, terza generazione di una famiglia di agricoltori nel cuore dell’area storica del Cesanese che ha preso in mano la vigna e la cantina, sentiamo la Passerina del Frusinate Duchessa 2023, assai espressiva con i suoi toni di fiori gialli e di miele ribaditi in una bocca spessa e dalla dinamica spiccata e controllata a stento. La Passerina del Frusinate Maddalena 2022, dal colore giallo carico derivante da una macerazione di 7/10 giorni, colpisce soprattutto per freschezza e succosità. Il Cesanese di Olevano Romano Superiore Giacobbe 2022, vinificato in cemento, sfoggia un frutto rosso e nero di bella eleganza; polpa e densità in una beva che chiude con un tannino soffice. Il Cesanese del Piglio Superiore Riserva Lepanto 2021, da vigne di 75 anni con rese di 75 quintali per ettaro, si presenta con un frutto seducente espresso in un naso ampio e di persistenza straordinaria, confermato da una beva assai espressiva e un finale increspato da un tannino vivo.
Candidaterra è invece esponente di una viticoltura “isolana” con sede a Ventotene. E’ animata dal giovane Luigi Sportiello coadiuvato dall’enologo Vincenzo Mercurio. Dai due ettari scaturiscono il Pandatara Le Bolle del Confino, spumante brut da uve greco, fiano e falanghina, spumantizzato con metodo Martinotti, che sfoggia intense note di lime e una mineralità spiccata nella beva, e il bianco Pandatara Il Vino del Confino 2022, stessa composizione delle uve, di carattere erboso al naso e “limonoso” e vivo in bocca
Tenuta del Meriggio è una realtà situata nel cuore dell’Irpinia, a Serra di Montemiletto a 550 metri sul livello del mare. Intorno, 9 ettari di vigne, ed altri vigneti sparsi in 7 Comuni, per arrivare a 26 ettari vitati. L’Irpinia Coda di Volpe 2022 si contraddistingue per un olfatto espressivo, con note suadenti di fiori e frutta bianca. Reattiva la beva, fresca e saporita su toni agrumati. La Falanghina 2023 è intensa e persistente al naso su note agrumate, ed è vellutato in bocca, con una acidità viva a contraddistinguere il finale. Il Fiano di Avellino 2022 è ampio, spiccatamente minerale al naso, e sfoggia una beva letteralmente esplosiva e quasi asprigna nel finale. Affascinante il Greco di Tufo 2023 con il suo corredo olfattivo basato sulle erbe aromatiche e menta. Agile e succosissimo in bocca. Venendo ai vini da uva aglianico, l’Irpinia Campi Taurasini 2018 sfoggia al naso note di amarena e prugna di grande ampiezza, ed è fragrante in bocca. Il Taurasi 2018 aggiunge profondità all’ampiezza, e mantiene il carattere bevibile del suo “fratello minore”.
Piacevole reincontro con un paladino della viticoltura abruzzese come Fausto Albanesi che nella sua Torre dei Beati si diverte (masochisticamente, puntualizza) a cercare sempre soluzioni originali per i suoi vini (bio). Ma l’inizio è per un grande classico del territorio, il Trebbiano d’Abruzzo Bianchi Grilli per la Testa 2023, da vigneti nella zona pescarese di Loreto Aprutino, caratterizzato da un olfatto nitido in cui si coglie la frutta bianca, pera in particolare; è leggero sul palato, fresco, e ha bella lunghezza nel finale. Il Trebbiano d’Abruzzo Di-vèrto 2022 proviene invece dai terreni più sabbiosi della zona di Francavilla al Mare, ed ha forse un fascino diverso, più “astratto” con il suo panorama olfattivo fatto di sentori “di campagna”, di fiori di campo e fieno. Spessore, freschezza, e anche qui un bel finale. L’Abruzzo Pecorino Giocheremo con i Fiori 2023 è un tipico esponente della sua tipologia: delicato e quasi sussurrato al naso, sorprende poi con una beva potente e percussiva. L’Abruzzo Pecorino Bianchi Grilli per la Testa 2023, da terreni con maggior quantità di scheletro, è più elegante e mostra spessore, pienezza, una progressione continua fino ad un finale di grande energia. Il Cerasuolo d’Abruzzo Rosa-ae 2023 è di grande eleganza al naso ed ha in bocca la forza espressiva di un rosso, con la sua potenza e progressività. Infine i rossi: il Montepulciano d’Abruzzo 2022 è elegante e persistente al naso, più maturo nella beva; il Montepulciano d’Abruzzo Riserva Cocciapazza 2021 (dalle migliori vigne di due ettari di 50 anni) ha polpa e profondità sia al naso che in una bocca che chiude con un tannino dolce e assai fine. Il Montepulciano d’Abruzzo Riserva Mazzamurello 2021 gioca meno sul fruttato maturo, ed è più austero e fragrante.
Infine, Casa Caremi è una cantina calabrese a 20 chilometri da Tropea che ha fatto del recupero dell’uva magliocco canino la sua bandiera. Ma iniziamo dal bianco Rèfulu 2023, da uve greco bianco, intenso al naso sulle note di fiori bianchi e agrume, e spesso e saporito in bocca. E poi le articolazioni del magliocco canino: il Non Sense 2023, un vino frizzante rosato da metodo ancestrale che mostra in realtà un colore buccia di cipolla, ha spiccatissima acidità ed è assai espressivo con le sue note di mela e pera. Il Granàtu 2023 è un rosato importante che colpisce per la una bella fragolina di bosco ad impreziosire una beva decisa. Infine il rosso Libìci 2021, vinificato in acciaio, che conferma la vocazione di quest’uva a conferire vivacità e fragranza ai suoi vini: qui il corredo di frutta rossa è assai piacevole e vivido.

Scrive di vino, gastronomia e agroalimentare di qualità. Assieme a Luca Bonci ha fondato nel 1999 L’AcquaBuona. Direttore editoriale, gestisce le relazioni con i lettori e con la stampa. È membro dell’ASA (Associazione Stampa Agroalimentare)









