Tutti dicono “Prosecco”, ma, al netto di alcuni svarioni (intendere il Prosecco come sinonimo di spumante, e di spumante a metodo classico, tanto che ancora si sente chiedere in giro “Mi dà un Prosecco di Franciacorta?”), di alcuni irritanti vezzeggiativi-diminutivi (“Prosecchino”) e di una serie di cliché che immancabilmente imperversano, sono in pochi – il pubblico, certo, ma anche diversi professionisti del settore, compresi molti giornalisti, che non hanno mai messo piede tra le colline di Conegliano e Valdobbiadene – a capire di cosa si stia realmente parlando.
Il Conegliano Valdobbiadene, appunto. Il territorio. È da qui che si deve partire. Non solo per la Docg che gli hanno assegnato nel 2009, ma per la sua realtà viticola, costellata di colline forti, aspre, ripide, generate milioni di anni fa dallo scontro tra la placca europea e quella africana, la quale, sbattendo contro le attuali Prealpi come un’onda sugli scogli, ha sollevato una serie di strati rocciosi che, con l’erosione, hanno poi configurato una serie di colline orientate a corde parallele dalle creste strette e dai ripidi pendii identici, o quasi, su ambedue i fianchi (conformazione a hogback). La zona dove la collina è più scoscesa e spettacolare è quella del Mandamento di Valdobbiadene, nella parte centro-occidentale della denominazione, mentre il Mandamento di Conegliano, nella zona più orientale, ha rilievi più dolci anche se ugualmente maestosi.
La viticoltura è stata resa possibile da una serie di ciglioni (necessari per coltivare in pendenza senza muretti a secco, che non è stato possibile erigere per la mancanza di sassi e pietre), frutto di almeno un secolo e mezzo di lavoro con pala e piccone, un lavoro manuale che continua a essere l’unica opzione possibile con 800 ore di manodopera all’anno. Lungo i 15 comuni della Docg Conegliano Valdobbiadene Prosecco (Valdobbiadene, Vidor, Farra di Soligo, Pieve di Soligo, Miane, Follina, Cison di Valmarino, Tarzo, Refrontolo, San Pietro di Feletto, Vittorio Veneto, Colle Umberto, San Vendemiano, Conegliano, Susegana, tutti in provincia di Treviso) ci sono almeno nove tipologie di suolo, suddivise tra marne, arenarie, morene e terreni alluvionali, che creano altrettanto interazioni con il vitigno glera o prosecco, suo antico nome.
La prima citazione storica del vitigno prosecco risale al 1772 nell’VIII volume del Giornale d’Italia per mano dell’accademico Francesco Maria Malvolti. Il disciplinare ne prevede l’85% minimo, mentre il restante 15% è suddiviso tra gli autoctoni verdiso, bianchetta trevigiana, perera, glera lunga e, purtroppo, gli internazionali pinot bianco, pinot nero, pinot grigio e chardonnay. Le tipologie sono il Tranquillo, il Frizzante e lo Spumante (anche Sui Lieviti, ovvero prodotto con la rifermentazione in bottiglia anziché in autoclave).
Il Conegliano Valdobbiadene Prosecco, che rappresenta il cuore storico della produzione, vede all’apice della sua piramide il Valdobbiadene Superiore di Cartizze (108 ettari compresi nella frazione di San Pietro di Barbozza) e le 43 Rive (cru), riportate in etichetta, del Conegliano Valdobbiadene Prosecco. La Docg si estende per 8611 ettari (gestiti da 3243 famiglie, mentre le aziende imbottigliatrici sono 220) per 90 milioni di bottiglie “contro” i 32000 ettari e i 660 milioni di bottiglie della Doc di pianura (Prosecco Treviso e Prosecco), la quale si estende su ben nove province, cinque venete (Vicenza, Padova, Treviso, Venezia, Belluno) e quattro friulane (Pordenone, Udine, Gorizia, Trieste): al confronto il Conegliano Valdobbiadene Prosecco è quasi una “nicchia”.
Il paradosso di questo territorio estremo è la produzione di uno spumante fragrante, delicato e leggero elaborato in autoclave con il metodo Martinotti, anziché in bottiglia con il metodo classico (di cui peraltro esistono alcune versioni), e perciò considerato “di secondo grado”. L’adagio «extremely steep hills; quality should be better» (Hugh Johnson’s Pocket Wine Book 2025) ha fatto entrare in un cono d’ombra non solo l’abbagliante bellezza di queste colline, Patrimonio dell’Umanità Unesco, ma anche lo spumante che vi viene prodotto, considerato dall’intellighenzia nazionale, e anche dalla ristorazione, come qualcosa di “leggero” da consumarsi nel breve periodo.
Per sfatare il luogo comune che il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Spumante non resiste alla prova del tempo, il Consorzio di Tutela Conegliano Valdobbiadene Docg ha organizzato lo scorso 24 febbraio, all’interno dell’evento Identità Golose, una degustazione, condotta dal direttore Diego Tomasi, con sei vini millesimati dentro un orizzonte temporale di undici anni (dal 2023 al 2013).
Il Valdobbiadene Prosecco Superiore Extra Brut Particella 232 2023 di Sorelle Bronca nasce a Farrò di Follina (il vino potrebbe rivendicare la Riva di Farrò e forse in futuro lo farà) da una quota altimetrica che da 270 arriva a 310 metri (la pendenza media è del 60%) e da terreni argillosi di origine morenica con presenza di sasso e calcare. Ha colore trasparente, quasi carta, profumi di biancospino e bucato, carbonica schiumosa, sapore delicato, fibroso, con allungo sapido: complice un residuo zuccherino moderato (4 grammi/litro sui 6 massimi previsti dal disciplinare), è la persistenza a fare la differenza.
Il Valdobbiadene Extra Brut Rive di Guia 2023 di Tanoré nasce da vecchie vigne (dai 50 agli 80 anni d’età) con pendenze del 50% su suoli marnosi ricchi d’acqua «dove le radici non vanno molto in profondità perché non ne hanno la necessità. Qui le uve hanno un metabolismo più costante» sottolinea Diego Tomasi. Colore trasparente, olfatto screziato da sentori di fiori bianchi e note minerali, palato cremoso, di buon volume, che frena un po’ nel finale (i 6 grammi di zucchero rallentano un po’ il ritmo).
Il Valdobbiadene Brut Ai Boschi XXIII bio Rive di San Pietro di Feletto 2021 di Andreola arriva dalla zona dei Feletti, antichi suoli argillosi rossi, tendenzialmente acidi, qui esposti a est. I tre anni di vita di questa bottiglia aumentano la sua espressività anziché comprimerla o limitarla: profumi sottili, sfumati, sassoso-minerali, sorso di buon volume che emana ancora uno spiccato côté minerale, con allungo sapido, quasi salato, e un finale contrastato, tagliente che garantirà ancora anni di evoluzione in bottiglia.
Il Conegliano Valdobbiadene Brut Rive di Solighetto 2021 di Spagnol Col del Sas è un’altra testimonianza di come l’affinamento in bottiglia giovi all’espressione del Prosecco: colore trasparente, complessità olfattiva di fieno, zenzero, minerali, palato schiumoso quanto vivo, carbonica ben scandita, sorso sciolto e fresco: i 7 grammi di zucchero si sono amalgamati, fusi lasciando il campo a un finale teso d’impronta salina, quasi marina. Proviene dalla collina Cisa di Solighetto, da terreni profondi di natura marnoso-argillosa e da vigne in forte pendenza che da 180 arrivano a 300 metri di quota.
Il Valdobbiadene Prosecco Superiore Asciutto Vigneto Giardino Rive di Colbertaldo 2015 di Adami arriva dalle Scandolere Molere di Colbertaldo: roccia calcarea affiorante, terreno magro e poco profondo. Il colore tende al paglierino e il carattere non gli manca: un po’ “mineraloide” ai profumi, offre un sorso pieno, con sensazioni di nocciola, evoluzione sapida, qualche nota iodata, con uno zucchero (17 grammi) che lo accompagna perfettamente, sorreggendolo. Coda persistente di buccia di mandarino: la sostanza del vino spinge più in là nel tempo l’evoluzione del suo gusto,
Il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Brut Biancariva Rive di Collalto 2013 di Tenuta degli Ultimi (last but not least, è il caso di dire) proviene dalla parte sud-est del territorio (Susegana) e da piante di 70 anni a quasi 200 metri di quota che crescono su suoli antichi di argille rosse che assomigliano ai “ferretti” del Montello. Il vino avvince per il colore intenso, quasi dorato, per l’evoluzione olfattiva di pan brioche, per il palato scalpitante e contrastato (il 12% di bianchetta gli ha donato brio e contrasto): accensioni d’agrume, risvolti balsamici e finale quasi iodato.
Il Prosecco Docg resiste alla prova del tempo, eccome.
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Le foto dei paesaggi sono di Arcangelo Piai; le altre gentilmente concesse dal consorzio di tutela Conegliano Valdobbiadene










