Ho accettato volentieri l’invito di Matilde Poggi, proprietaria dell’azienda vitivinicola Le Fraghe di Cavaion Veronese, a presenziare ad un evento dedicato al Chiaretto di Bardolino Ròdon. I vini rosati in Italia hanno un buon potenziale, non vi è alcun dubbio. Il vero problema è che i consumatori, ancor oggi, li confinano in termini di acquisto alla mera stagione estiva accompagnandoli il più delle volte a piatti inappropriati, deviando quella che è la vera essenza di questa tipologia di vino. Personalmente ho sempre sostenuto la categoria, tanto nella versione ferma che nel metodo classico.
Ritengo che la duttilità in termini di abbinamento gastronomico sia quanto meno infinita, e la piacevolezza pari – se non nettamente superiore – ai vini bianchi; tutto ciò anche per via di un leggero residuo tannico che stuzzica il palato e lo mantiene fresco e pronto a ricevere il sorso successivo. In Veneto, tra la Valle dell’Adige e il lago di Garda, Matilde Poggi è andata ben oltre consacrando il suo talento nei confronti dei rosati grazie a vini mai banali, ricchi di continui rimandi al territorio e dotati di un equilibrio ragguardevole; senza considerare la longevità del Ròdon che più avanti vedremo.
In greco antico questo termine significa “rosa” e rappresenta un omaggio intimo e prezioso ad un nome molto caro alla nostra protagonista. Così si chiamava mamma e prima ancora una cara zia: due tra le persone più importanti che hanno arricchito la sua vita, grazie a preziosi consigli, cure e soprattutto amore. Lo stesso che Matilde riserva alle proprie vigne, dunque ai vini che ogni anno ottengono svariati riconoscimenti. Affiancato dal Traccia di Rosa, il Chiaretto di Bardolino Ròdon è stato il primo approccio della nostra protagonista alla categoria: un vino che nasce da vigne con più di vent’anni di età nel territorio di Affi e Cavaion Veronese, in provincia di Verona, ad un’altitudine di 190 metri sul livello del mare con esposizione a sud. Il vitigno corvina è primo attore ed in quantità pari all’80% nell’assemblaggio. E’ l’uva del cuore di Matilde, quella che dona maggior soddisfazioni in termini di austerità, finezza e slancio gustativo. A saldo troviamo la rondinella.

Facciamo un passo indietro. Terza di sei fratelli, la nostra protagonista, porta avanti l’eredità del padre crescendo abbracciata ai filari della tenuta. La proprietà e la casa colonica in pietra del XV secolo sono di famiglia dal 1880. Nata nel 1984, lo stesso anno in cui Matilde comincia a vinificare le proprie uve, l’azienda agricola prende il nome dal vigneto attiguo alla cantina che, dopo la conversione al biologico avvenuta nel 2009, si è spontaneamente riempito di fragole selvatiche – fraghe nel dialetto locale – scomparse negli anni del regime convenzionale. Scevra da qualsivoglia percorso obbligato – le forzature non le sono mai piaciute – si è subito sentita libera di produrre vini fortemente identitari. Alludo non soltanto al territorio vitivinicolo veronese e alle sue potenzialità, ma all’esigenza imprescindibile di non scontrarsi mai con il proprio gusto personale; a detta sua quest’ultimo non deve mai assecondare impropriamente le mode che condizionano il mercato. E in tema di rosati il discorso è più che mai attuale.Alcune tra le denominazioni storiche del bel Paese, soprattutto negli ultimi quindici anni, hanno perso in parte la propria essenza al fine di offrire al consumatore vini mediamente standardizzati, scarichi in termini di colore, profumi e persistenza. Sono stati privati, ahimè, di tutte quelle peculiarità insite nella cultivar d’appartenenza diventando così una brutta copia dei rosati più bevuti al mondo.

Alludo a tutta una serie di vini consumati a bordo spiaggia sotto il sole cocente, il più delle volte con aggiunta di ghiaccio recuperato direttamente dal secchiello dove sosta la bottiglia. Purtroppo l’ho visto fare con i miei occhi. L’aumento delle temperature indubbiamente è un tema che ha messo in difficoltà questa tipologia di vino, e di conseguenza anche i vignaioli soprattutto dell’Italia centrale e meridionale. Talvolta la percentuale alcolica supera anche i 14% vol. e non è facile conservare equilibrio gustativo, freschezza e un bouquet di profumi freschi e ariosi. Personalmente ritengo che piuttosto che snaturare totalmente il vitigno e il territorio dove viene allevato, sia molto meglio percorrere altre strade. Ad esempio: protezione dei grappoli mediante opportuna parete fogliare avendo cura di lasciare la giusta areazione, vendemmia anticipata, selezione sempre più accurata delle uve in vigna.
Matilde lavora da sempre in un territorio vocato per la produzione di vini rosati. Pensate che in epoche passate vi era il problema opposto, ovvero quello di portare l’uva al giusto grado di maturazione; come del resto in tante altre zone dell’Italia settentrionale. Lascio la parola alla nostra protagonista – Fin da piccola a casa sentivo parlare di vigne e vini e ricordo ancora il mese di ottobre in cui, dopo la scuola, si andava a vendemmiare. Sono sempre stata affascinata da questo mondo scandito dalle stagioni e così è maturato il desiderio di farne parte. Di contribuire, sapendo ascoltare la vigna e la terra, a far nascere vini miei. Gli stessi posseggono una forte impronta che deriva dalle particolari condizioni climatiche del lago di Garda. Vinifico personalmente soltanto uve di proprietà, i miei prodotti sono il frutto di ciò che ho sperimentato in questi anni –.
E Matilde di strada ne ha fatta da allora, proprio perché si è sempre messa in gioco accettando il confronto. Le Fraghe è stata tra le prime tre aziende italiane a far parte dell’associazione internazionale Rosés de Terroirs, nata in Francia nel marzo 2021 con l’obiettivo di favorire la creazione, la promozione e lo sviluppo di un vero e proprio segmento di mercato dedicato a questa tipologia di vini fortemente identitari. Dal 2021 al 2025 la nostra protagonista è stata Presidente di CEVI – Confédération Européenne des Vignerons Indépendants, diventando così la prima italiana alla guida dell’associazione che porta la voce dei Vignaioli Indipendenti a Bruxelles, dove vengono prese tutte le decisioni riguardanti le politiche agricole. La produzione è di soli vini fermi, tutti certificati biologici dal 2009, e si aggira attorno alle 140.000 bottiglie, principalmente di Bardolino e Chiaretto. Le uve prevalentemente allevate da Matilde sono le autoctone corvina, cultivar del cuore, rondinella e garganega.

Nel vigneto Montalto, a Rivoli Veronese, troviamo anche cabernet franc e teroldego. I vigneti de Le Fraghe, a conduzione biologica, sorgono su terreni morenici con forte presenza di minerali e si estendono su una superficie di 30 ettari nei comuni di Cavaion Veronese, Affi e Rivoli Veronese. Godono di un clima mite e di una buona esposizione soggetta alle correnti delle brezze fresche che provengono dal lago di Garda. Queste condizioni naturali caratterizzano enormemente i vini che vedremo in seguito, perlopiù dotati di freschezza, sapidità – dunque capacità di affinamento – e spiccata mineralità.
Nasce così l’idea di proporre una mini verticale dedicata al Chiaretto di Bardolino Ròdon 2021, 2022 e 2023, al fine di sfatare il luogo comune secondo il quale i vini rosati non possono in alcun in modo invecchiare egregiamente. Le uve, corvina 80% e a saldo rondinella, provengono da vigneti di 23 anni e vengono vinificate separatamente. La macerazione del mosto con le bucce viene effettuata a bassa temperatura per circa 6-8 ore. Il mosto ottenuto fermenta in bianco a una temperatura controllata di 17 gradi. Terminata la fermentazione, il vino viene posto in serbatoi di acciaio da 50 hl e mantenuto sulle fecce fini sino a primavera, quando viene messo in bottiglia. Di seguito le nostre impressioni.
Breve inciso: la tonalità cromatica del Ròdon 2022 e 2023 fa pensare al color pesca con sfumature buccia di cipolla. La 2021 vira più sul salmone. Tutti i vini sono dotati di una particolare luminosità e un estratto medio.
Chiaretto di Bardolino Ròdon 2023
Millesimo caratterizzato dal caldo e un andamento disomogeneo: marzo con temperature sopra la media, nel mese di aprile si sono verificate delle gelate; giugno e luglio attraversati da abbondanti piogge che hanno reso possibile una corretta maturazione del grappolo. Il respiro è mediamente intenso – privo di quell’esuberanza fruttata che il più delle volte stufa – al contrario distinguo una sobrietà che mi conquista pian piano. Nell’ordine: mandarino, frutto della passione, ribes rosso, zagara e un fresco accento balsamico ad alleviare ancor più l’insieme. In bocca la freschezza è coinvolgente, inserita all’interno di un corpo medio ed una notevole sapidità in grado di mostrare l’identikit del territorio. Buonissimo. Interessanti prospettive di evoluzione.
Chiaretto di Bardolino Ròdon 2022
Annata estremamente siccitosa e calda; ciò che ha salvato il prodotto finale è la perseveranza di Matilde in tema di rese (ancor) più basse in vigna. Il timbro olfattivo questa volta è ben più pronunciato, pur tuttavia sempre in favore dell’agrume – arancia rossa sanguinella in primis – fiori di zagara, caramella alla violetta e un ricordo nettamente minerale: pietra polverizzata e calcare. In bocca l’approccio è già piuttosto godibile. La morbidezza del vino è sorretta da tanta acidità e una lunga scia sapida, in chiusura, conquista il palato privo di qualsivoglia forzatura.
Chiaretto di Bardolino Ròdon 2021
L’andamento dell’annata è stato molto simile alla 2023; dunque caldo abbondante ma con piogge distribuite nel mese di agosto che hanno risollevato fortunatamente l’insieme. Un rosato che mostra più di qualsiasi parola il lavoro che Matilde è riuscita a fare in questi anni e l’orientamento per quelli a venire. L’agrume in questo caso è ancora più evidente, stratificato: pompelmo rosa, arancia rossa sanguinella e un corredo floreale che sa di rosa lievemente appassita. Con lenta ossigenazione e lieve aumento di temperatura affiora un’intrigante nota ferrosa/metallica. Grande complessità insomma. Un vino che evolve nel bicchiere. Vivo. Cangiante. Anche in bocca è il più equilibrato, succoso, disteso e ricco di suggestioni minerali/sapide che catturano dal primo all’ultimo istante. Per nulla arrivato al capolinea, mi auguro di riuscire a berlo nuovamente in futuro perché è un vino che regalerà ancora tante sorprese a mio avviso. Il miglior Ròdon della verticale.
Le foto delle bottiglie sono di Danila Atzeni, le altre dell’Azienda

Nasce a Novara, ma non di Sicilia, nonostante le sue origini lo leghino visceralmente alla bella trinacria. Cuoco mancato, ama la purezza delle materie prime, è proprio l’attività tra i fornelli che l’ha fatto avvicinare al mondo del vino attorno al 2000. Dopo anni di visite in cantina e serate dedicate all’enogastronomia. frequenta i corsi Ais e diventa sommelier assieme alla sua compagna, Danila Atzeni, che oggigiorno firma gli scatti dei suoi articoli. Successivamente prende parte a master di approfondimento tra cui École de Champagne, vino che da sempre l’affascina oltremodo. La passione per la scrittura a 360° l’ha portato, nel 2013, ad aprire il blog Fresco e Sapido; dal 2017 inizia la collaborazione con la rivista Lavinium e dal 2020 quella con Intralcio. Nel 2021 vince il 33° Premio Giornalistico del Roero. Scorre il nebbiolo nelle sue vene, vitigno che ha approfondito in maniera maniacale, ma ciò che ama di più in assoluto è scardinare i luoghi comuni che gravitano attorno al mondo del vino.









