Nessuno, ovviamente. Oppure tutti: il risultato non cambia. Perché “abbinare” un vino a un cibo non riveste se non una minima parte dell’importanza che l’enofilo e il gastro-impallinato attribuiscono a questa pratica. Si può cuocere la maniglia di una finestra per ore, sperando che si ammorbidisca, ma difficilmente alla fine starà bene in abbinamento con un Volnay Taillepieds.
Discettare di come una lièvre à la royale non possa sposarsi con un Pauillac giovane, perché ha tannini troppo abbondanti, mentre con un Pauillac maturo (di almeno trent’anni) si può tentare, equivale ad attendere che la maniglia si cuocia.
Immersi in un labirinto di prescrizioni, divieti, obblighi di affinamento, timori di aprire una bottiglia troppo tardi o troppo presto, si finisce come il Furio di verdonesca memoria. La nevrosi si sostituisce al piacere. Lo spaccamento del capello in trentadue fa perdere di vista l’essenziale.
L’altra sera ho “abbinato” un Brunello Vigna del Fiore 2020 della Fattoria dei Barbi con il residuo di una salsa verde e del pane. Non ho stappato la bottiglia programmaticamente, per dimostrare – come i surrealisti – che un cavallo può aggirarsi in un soggiorno o un pavone in una camera da letto. Era il fondo di una bevuta natalizia. Fondo che si è peraltro comportato magnificamente, ancora fresco, flessuoso, succoso dopo vari giorni dalla stappatura.
È mancata la prova di abbinamento con una talpa o con la maniglia di una finestra, per mancanza di tempo e di voglia di cucinare.
Ma penso che avrebbe potuto starci benissimo.
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Giornalista professionista. Si è dedicato dalla fine degli anni Ottanta ad approfondire i temi della degustazione e della critica enologica professionale. Ha collaborato con Luigi Veronelli Editore, casa specializzata in critica enologica e gastronomica, e dal 1996 ha lavorato come redattore ed editorialista presso il Gambero Rosso Editore. È stato collaboratore e redattore per la Guida dei Vini d’Italia edita da Gambero Rosso Editore e Slow Food. È stato per diversi anni curatore dell’Almanacco del Berebene del Gambero Rosso Editore. È stato titolare, in qualità di esperto di vino, di diverse rubriche televisive del canale tematico Gambero Rosso Channel. È stato relatore per l’AIS, Associazione Italiana Sommelier. È stato membro del Grand Jury Européen.
Dal 2003 al 2015 è stato curatore, insieme a Ernesto Gentili, della Guida I Vini d’Italia pubblicata dal gruppo editoriale L’Espresso. Del 2015 è il suo libro “Le parole del vino”, pubblicato dalla Giunti, casa editrice per la quale ha firmato anche – insieme ad Armando Castagno e Giampaolo Gravina – “Vini da scoprire” (2017 e 2018). Con gli stessi due colleghi è autore del recente “Vini artigianali italiani”, per i tipi di Paolo Bartolomeo Buongiorno. Scrive per diverse testate specializzate, tra le quali Vitae, il periodico ufficiale dell’AIS. E’ relatore dell’Accademia Treccani.










