Il Derthona in piazza Fontana a Milano

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Se c’è un luogo del centro storico di Milano che mi è molto caro, è piazza Fontana, un angolo ameno alle spalle del Duomo, fuori dalla calca turistica. Nel mio personalissimo indice di gradimento, è seconda solo a piazza San Fedele, che si trova alle spalle di Palazzo Marino. Passavo per piazza Fontana ogni volta che andavo all’Università Statale di via Festa del Perdono (la più bella di tutta la città, e non perché ci andassi io: è un’opera architettonica di primaria importanza e bellezza, presente in tutti i manuali di storia dell’arte) e meta frequente di allora era la bancarella dei libri, detta appunto di piazza Fontana, che, per la felicità di noi studenti, vendeva quelli nuovi (specialmente le novità di Einaudi e Adelphi, i cui libri tappezzano casa mia) al 40% di sconto. Una manna. Oggi la bancarella gestita dal figlio si è spostata poco più in là, oltre la piazza, verso via Larga.

Ai più piazza Fontana ricorda però – e con tutte le ragioni del mondo – la strage del 12 dicembre 1969, una delle pagine più buie e nere della storia moderna di Milano e d’Italia: considerata la “madre di tutte le stragi”, è stato l’inizio della strategia della tensione degli anni Settanta, poi ribattezzati “di piombo”. Per chi fosse interessato, tra i tanti libri sull’argomento, ne consiglio due usciti nel 2019, cinquantesimo anniversario della strage: La bomba. Cinquant’anni di Piazza Fontana di Enrico Deaglio (Feltrinelli), molto critico nei confronti del film Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana, che è in ogni caso da vedere, e Piazza Fontana. Il processo impossibile di Benedetta Tobagi (Einaudi).

Ho dunque salutato con piacere l’evento Derthona on Tour dedicato al Timorasso e agli altri vini del Tortonese, promosso dal Consorzio Tutela Vini Colli Tortonesi e dal Consorzio I Vini del Piemonte, che si è tenuto lo scorso 17 febbraio – una giornata di luce perfetta, quella che ti permette di vedere dall’alto dei palazzi milanesi o dalle terrazze del Duomo le vette immacolate delle Alpi – proprio di fronte alla sede dell’ex Banca Nazionale dell’Agricoltura, teatro di quello scempio.

Il timorasso è un vitigno autoctono a bacca bianca esclusivo (o quasi) del Tortonese. Nei primi anni Zero di questo nostro nuovo millennio era a rischio di estinzione, gli ettari non si contavano su una mano ma su mezza. Triste destino per un’uva che, insieme al cortese, prima dell’avvento della fillossera, era molto diffusa, e non solo nel Tortonese (vedi il caso della provincia di Genova).

Nel suo Saggio di una ampelografia universale (1877) Giuseppe Di Rovasenda scrive che il Timorasso o Timorazza, citando Bobbio e Alessandria come punti di riferimento geografici, è «uva bianca buonissima, la cui coltivazione è sufficientemente estesa nei Circondarii di Novi e Tortona». La sua sopravvivenza si deve a pionieri come Walter Massa, che nel Timorasso ha sempre creduto, anche quando molti, specie negli anni in cui imperversano le uve internazionali, lo guardavano con ironico scetticismo: Massa è diventato il leader riconosciuto di un gruppo di produttori e di un territorio che oggi raccolgono meritatamente i frutti di un lento quanto prepotente successo, il quale ha spinto diverse importanti cantine del Piemonte a investire nei Colli Tortonesi.

Il timorasso – oggi il più conosciuto vitigno piemontese a bacca bianca – si estende per circa 350 ettari vitati con la previsione di arrivare a 500 nei prossimi tre anni. All’interno del disciplinare di produzione della denominazione Colli Tortonesi gode di una propria sottozona, riconosciuta nel 2011, chiamata Derthona, l’antico nome romano di Tortona, che coinvolge 47 comuni e che è suddivisa in tre tipologie in purezza (100% timorasso): Piccolo Derthona (6 mesi di affinamento), Derthona Classico (minimo 1 anno) e Derthona Riserva (minimo 30 mesi). Le rese sono contenute: 75/90 quintali per ettaro, ovvero circa 5000 bottiglie. I suoli in marna calcarea di origine marina garantiscono struttura e longevità: quest’ultima permette al timorasso di estrarre con il tempo alcuni affascinanti, tipici sentori minerali di matrice idrocarburica.

La degustazione di Milano ha messo in luce una buona qualità media e, pur nelle differenze di stile, una comune caratterizzazione organolettica, con punte di assoluta espressività. Non di solo Timorasso si sono nutriti gli assaggi di questa kermesse: l’altro vino protagonista del territorio, come di tutto il Piemonte, è la Barbera, cui è riservata la sottozona Monleale in vigore dal 2005 (28 comuni), un rosso assai tipico e caratteristico che qui, in questo ultimo avamposto della provincia di Alessandria che confina con Lombardia, Emilia e Liguria, offre prestazioni non inferiori ad altri celebrati centri produttivi regionali.

 

Vigneti Massa

Di Walter Massa si è già detto. Lo affiancano nel lavoro i due nipoti Edoardo e Filippo. La cantina è a Monleale. Il Piccolo Derthona 2025, in bottiglia da una settimana, è ancora allo stato embrionale, ma ha pienezza, maturità e un finale promettente.

Il Derthona 2024, blend di più vigne con un anno sulle fecce, ha frutto pieno e maturo, al momento un po’ statico (l’annata è stata particolarmente complicata). Più reattivo ed espressivo il Derthona Costa del Vento 2023 (zona sud-ovest, terreni argillosi, un anno sulle fecce in acciaio e un anno di bottiglia): buccia di agrume e note minerali, succoso, lungo, vibrante, sapido, con prepotente ritorno d’agrume in chiusura.

Il Derthona Montecitorio 2018 esibisce molto volume e molto succo, note di evoluzione controllata, finale saporito e reattivo. Passando ai rossi, il Monleale 2016 da magnum (due anni in barrique) è un trionfo di succo, è frutto sanguigno, ha carattere, pepe, sapidità.

Il Ceretta 2004 presenta evoluzione di sottobosco e di terriccio, ha più vigore che finezza o sfumature, e un tannino assai gagliardo.

Luigi Boveri

Anche Luigi Boveri è stato un precursore e un paladino del Timorasso, avendo prodotto il suo primo Filari di Timorasso nel 1997, quasi un’era geologica fa se consideriamo la storia di questo bianco: all’epoca erano pochi i vigneti di timorasso nei Colli Tortonesi e per le prima annate di questo vino Luigi, oggi affiancato dai figli Francesco e Matteo, è dovuto ricorrere alle uve di un vicino.

Il 2023 è potente, caldo, pieno. Il 2020 è più espressivo e bilanciato: note balsamiche (menta), erbe, polpa succosa di frutto, finale con persistenza d’idrocarburo. Il Derthona 2023 (anche lui tappo a vite, vivaddio!) è un taglio di cinque diversi vigneti: il frutto è polposo, maturo, definito, tonico, saporito.

La novità è rappresentata dal Timorasso Bourg 2022, prima annata di una vigna esposta a nord che rivela un bel carattere floreale e agrumato, tanto succo, un tratto fresco-incisivo e un finale salato. Di rilievo anche i due rossi a base di barbera. Il Monleale 2023 sprigiona un frutto croccante, tonico, sanguigno, pepato. Il Vignalunga 2021, dalle vigne più vecchie, è carnoso e agile, sanguigno e fresco, di notevole razza. La cantina è a Costa Vescovato.

 

La Colombera

Di Elisa Semino ho già scritto su queste pagine  e oggi La Colombera di Vho è una delle realtà più dinamiche e interessanti dei Colli Tortonesi. Il Derthona 2024 è vinificato in acciaio e arriva dall’unione di sette diverse vigne tra Vho e Sarezzano: frutto caldo con finale fresco e buon potenziale sapido.

Il Montino 2024 nasce dall’anfiteatro di Vho, dove il timorasso è stato piantato nel 1997, fa solo acciaio, ha un lato agrumato nel frutto che dovrebbe sfumarsi nel tempo e molta compattezza strutturale.

Il SantaCroce 2023, al suo secondo anno di produzione, proviene dal cru calcareo di Sarezzano, il comune più vitato a timorasso di tutta la denominazione: fa per metà acciaio e per metà tonneau per 9 mesi (fermentazione compresa), e associa succosità, tonicità e persistenza sapida, perfino salata, con un lungo finale di pietra focaia.

 

Claudio Mariotto

Esuberanza e concretezza sono due dei tratti caratteriali di questo impavido vignaiolo che trovano riflesso nei suoi vini, i quali arrivano da un parco vitato di dimensioni ormai ragguardevoli per una cantina familiare (la sede è a Vho): ben 62 ettari.

Il Derthona 2024 (un anno di bâtonnage come gli altri Timorasso che seguono e sei mesi di bottiglia) offre un sorso molto maturo quanto definito, con tracce potenziali di futura sapidità. Il Cavallina 2022 (da un terreno più argilloso e da una vigna meno soleggiata; due anni di affinamento in bottiglia) ha un naso fragrante di erbe e di limone, un palato pieno di succo, dal frutto agrumato definito e scintillante, e persistenza minerale.

Il Pitasso 2022 (da una vigna solatia e argillosa di trent’anni; due anni in bottiglia) è più complesso: all’agrume fresco subentra la scorza, il finale si fa ancora più incisivo, più salino, più affilato.

 

Cascina Gentile

Impegnato su altri due fronti produttivi (quello di Ovada e quello di Gavi; la cantina è a Capriata d’Orba) oltre al Tortonese, Daniele Oddone, che continua la tradizione vitivinicola del nonno e del padre, consegue risultati assai gratificanti nel campo del Timorasso, di cui produce una sola etichetta: le uve provengono dalla zona di Cassano Spinola (Valle Scrivia) e da terreni rossi e compatti senza presenza di ghiaie o pietre, dunque più pesanti, vocati alla formazione di marcati sentori minerali.

Il Derthona 2022 ha un bel colore luminoso, profumi spiccati, polpa succosa al palato, sorso intenso, tonico, con finale sull’agrume di marca sapido-minerale. Il 2020, dal colore dorato, ha tanto agrume in scorza, tanto sale e bella freschezza acida. Il 2018 è apparso più mielato, più in evoluzione. Il 2016 sfodera invece pienezza, tonicità, vivezza e un finale agrumato-minerale dal sensibile contenuto salino.

 

OltreTorrente

Questa recente, interessante realtà produce vino dal 2010 ed è condotta da Chiara Penati e Michele Conoscente, due milanesi d’origine che si sono trasferiti nella campagna di Paderna. Il Derthona 2023 (pressatura intera senza diraspatura) ha profumi di riduzione minerale, è succoso, tonico, sapido, persistente.

Il Bianco 2024 – blend di cortese, favorita e moscato, raccolte insieme in vecchie vigne sparpagliate che dai 50 arrivano agli 80 anni – presenta analogo stile che amplificano il portato varietale alla sua base: le erbe, i toni sapido-minerali, la piacevolezza del tratto.

Il Colli Tortonesi Rosso 2024 è una barbera con un saldo del 10% di dolcetto. Fa, come gli altri, fermentazione spontanea, e presenta uno stuzzicante risvolto pepato su base di frutto selvatico.

Il Colli Tortonesi Barbera Superiore 2022, da viti centenarie, vinificato in cemento con due anni di maturazione in barrique esauste, è pieno, succoso, tonico, scandito da una brillante acidità e da un frutto di bella trama.

 

Valli Unite

Questa cooperativa (non cantina sociale) di Costa Vescovato, fondata nel 1981 da un gruppo di appassionati, è un esempio di eco-sistema sostenibile che non si esaurisce nella produzione enologica (per la quale è stata una delle prime nel Tortonese, come in Piemonte, a cimentarsi con il vino cosiddetto “naturale”), ma conta anche un agriturismo, una fattoria, un ristorante, un agri-campeggio. Lo stile dei vini è radicale, talvolta estremo, non per tutti i gusti, ma dotato di personalità.

Il Derthona 2023, dodici ore sulle bucce e vinificazione in acciaio, ha colore intenso, un senso di polpa e di buccia, tanto calore.

Il Colli Tortonesi Timorasso San Vito 2021 proviene da una vigna sul cocuzzolo della collina con viti di 35 anni, fa fermentazione spontanea come gli altri vini, due anni in botti di acacia da 21 ettolitri, ha intensi profumi di pietra focaia, un sorso succoso e lievemente tannico.

Il Montesoro 2021 (terreni più bassi con più materiale organico, 20 giorni sulle bucce) profuma di erbe macerate, di scorza di agrumi, è ricco, maturo, pieno, morbido, molto gastronomico.

Il Colli Tortonesi Barbera Gaitu 2023 (assieme di vigneti giovani e vecchi, vinificazione in cemento e acciaio) ha un frutto cospicuo, una trama materica, un tannino vivo e gagliardo.

Il Vighet 2020 (barbera in acciaio, cemento e barrique di quarto passaggio) ha un po’ di volatile al naso, un sorso pieno, vigoroso, con un finale che tende al vinile.

Il Marmote 2022 (croatina da vigne di 30 anni; acciaio e cemento) è un rosso spontaneo, succoso, maturo, caratteriale, dal tannino ruggente.

 

Francesco Iandolo

Questo vignaiolo produce un solo Timorasso in acciaio da una vigna di sei ettari chiamata Ca’ dell’Aglio a 380 metri di quota nel comune di Brignano Frascata. Il Derthona 2023 ha un invitante sorso succoso, pieno di erbe e di agrumi, con un finale assai sapido che brilla come un cristallo di sale.

Il 2022 sfoggia ancora un mazzo di erbe all’olfatto, ha palato più ricco e maturo dai riflessi di menta in persistenza.

Il 2021 sfoggia sprezzature agrumate, buccia di pompelmo, toni balsamici, sorso maturo e mentolato.

Il 2020 ha polpa, calore, succo, maturità, tanto agrume e una coda finale di sapore.

 

Vigneti Repetto

Nato da una famiglia di agricoltori, Gian Paolo Repetto, attuale presidente del Consorzio Colli Tortonesi, guida dal 2015 con la moglie Marina questa azienda di 18 ettari con sede a Sarezzano.

Il Derthona Quadro 2023, da vigne di Sant’Agata e Sarezzano, fa 9 mesi in acciaio con bâtonnage settimanali e associa focalizzazione, assetto, freschezza.

Il Derthona Origo 2021, da vigne più vecchie del 1992 di Sarezzano esposte a sud-ovest, con maturazione in acciaio per un anno, ha un olfatto di finezza e rarefazione minerale, un palato polposo, succoso, allietato da sapori agrumati e tonificato da una rinfrescante acidità.

Il Monleale Quadro 2020, da vigne più che ventennali di barbera a Sarezzano con fermentazione in acciaio e maturazione per un anno in tonneau, è un rosso che si segnala per la ricchezza e l’intensità della sua materia fruttata.

 

La Stellara

A Volpedo, paese delle pesche e di Giuseppe Pelizza, il celebre pittore del Quarto Stato, è nata nel 2021 l’azienda di Simona Garbarino e Lorenzo Montobio, ambedue dell’Ovadese. Lei dopo 25 anni si è stufata del lavoro in banca, appassionandosi di vino. Lui, viticoltore, lavora nei campi. Hanno piantato vigna (14 ettari di timorasso e uno di barbera) dove c’era l’orzo e sono all’esordio con l’annata 2024.

La conduzione enologica è nelle mani di Gianfranco Cordero, e i vini ne riflettono lo stile tecnico, focalizzato, inappuntabile. Il Piccolo Derthona 2024, quattro mesi sui lieviti, è garbato e composto.

Il Derthona 2024, otto mesi sui lieviti, è polposo, maturo, definito.

Il Derthona Surge 2024, da un vigneto di tre ettari davanti alla casa, è polposo, fruttato, corretto.

La Barbera 2024 è scalpitante.

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Immagini dei vigneti per gentile concessione del Consorzio Tutela Vini Colli Tortonesi

 

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