Una nuova denominazione antichissima

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Per cercare di arginare il catastrofico andamento del mercato degli ultimi cinque anni, i produttori bordolesi hanno appena approvato la creazione della nuova appellation d’origine controlée (AOC) Bordeaux Claret.
La decisione arriva in un momento critico. L’atteso report annuale di Liv-Ex, da poco sfornato, segnala mestamente che la campagna 2024 delle prevendite en primeur è risultata niente di meno che disastrosa: le allocazioni ai più importanti e storici broker inglesi sono precipitate del 60%. Gli acquirenti tradizionali hanno mostrato un evidente disinteresse, nonostante molti Château abbiano tagliato i prezzi in modo marcato.

L’oceano di vini prodotti dall’areale bordolese soffre da tempo. Dal 2019 ad oggi sono stati spiantati decine di migliaia di ettari di vigneto. E nonostante ridimensionamenti di tale portata epocale, questa rimane la regione vinicola più importante del mondo: la cifra monstre che oscilla tra i 500 e i 600 milioni di flaconi immessi sul mercato ogni anno indica che ogni secondo, nel pianeta, vengono aperte 16 bottiglie di vino di Bordeaux.
Isola (abbastanza) felice, la sparuta compagine degli Château più celebrati e costosi manda in controtendenza segnali di salute, come registra l’indice Fine Wine 50. Ma si tratta della proverbiale punta dell’iceberg.

Cosa sono in sostanza i nuovi Bordeaux Claret? Sono – o dovrebbero essere – rossi scarichi nel colore e nel corpo, poco alcolici, poco tannici. Una sorta di rosati, insomma. Riconnettendosi così alla più antica tradizione medievale, non soltanto bordolese: nel Medioevo in pressoché tutta Europa le fermentazioni duravano infatti poche ore o al massimo qualche giorno. Da uve a bacca rossa nascevano così vinelli leggeri, diluiti; certo non densi, potenti e concentrati come molti Bordeaux attuali (che sempre più frequentemente toccano i 14,5 /15 gradi alcolici).

Come ha sottolineato al quotidiano britannico The Guardian Jean-Raymond Clarenc, direttore della sezione bordolese delle Grands Chais de France, “la nuova classificazione è una risposta strategica ai cambiamenti ambientali. Optando per macerazioni più brevi e un profilo che privilegia la freschezza rispetto alla potenza, possiamo produrre vini equilibrati ed eleganti anche nelle annate più calde. È un modo per trasformare una sfida climatica in un’opportunità enologica.

Si cercherà in questo modo di intercettare la crescente fascia di consumatori giovani e giovanissimi che bevono di tutto – dal tè matcha alle bevande fermentate, dal chirobuyo di Efeso ai mocktail assiri – tranne il vino.

Funzionerà come scelta strategica? lo vedremo fra qualche mese: i primi Bordeaux Claret arriveranno sul mercato a partire dalla vendemmia 2025. 

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