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Tag: Mario Soldati

La voce del vino

Non è la prima volta che scrivo in una forma apparentemente anti-monelliana, anti-soldatiana, anti-veronelliana, rendendomi quindi subito anti-patico. Lo faccio perché sicuro della mia granitica stima nella sacra trinità del vino italiano. Un’ammirazione vera, non di facciata. Penso però che non si possa stimare un critico se non criticamente, cioè non prendendo ogni sua posizione per sempre e comunque priva di lati d’ombra.

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Mario Soldati, La Scolca and me

La Scolca per me è sempre stata un mistero. Non riesco mai a realizzare se la circostanza di non essere mai passata sulle mie frequenze esperienziali sia dovuta alla troppa notorietà o alla troppa discrezione. Certo è che la figura nobile di Mario Soldati, da un lato, porterebbe a pensare a una esclusività di matrice […]

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Si giudica il vino o il suo autore? Elogio della coerenza e dell’incoerenza

Apprezzo la coerenza nelle idee, nel lavoro, nella vita privata: come un nefrologo che abiti in via Guido Reni, per esempio. Apprezzo anche l’incoerenza, quando è nelle cose: cioè quando è più naturale constatarla che tentare di incastrarla in una qualche spiegazione convenzionale. Per questo ho rinunciato da tempo ad abbracciare una linea interpretativa univoca nel vino. Perché il vino, da materia vivente e sfuggente, è sia coerente che – di quando in quando – incoerente. Segue percorsi di solito lineari ma sorprende con scarti improvvisi, quando gli gira disegna linee arabescate imprevedibili

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Il pollo alla creta e il vino come super cosa

Come ben sappiamo fin da piccoli, quando un trenino rotto ci cambiava l’umore per giorni interi, le cose hanno un potere singolare su di noi. Perché in molti casi non sono solo cose, ma intrecciano con la nostra esperienza un rapporto ben più dinamico di quanto non suggerisca la loro immobilità apparente.

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Right between the eyes. Al mercato dell’indipendenza FIVI di Piacenza

di Fernando Pardini PIACENZA - Ci sono accadimenti nei quali, fortunatamente, tutto sembra riacquisire un senso e una misura. C’è chi li chiama segni. Dopo aver vissuto certi accadimenti te ne esci da lì con la speranza di una consapevolezza in più (con la consapevolezza di una speranza in più), da tener cara per i freddi inverni. Del tipo: la forma spesso e volentieri conta niente

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