Me lo sono chiesto a lungo dopo una esperienza così: ma un vino, in fondo, ci è o ci fa? Certo il Verdicchio dei Castelli di Jesi Cuprese prodotto da Colonnara, importante struttura cooperativa di lungo corso marchigiana, potrebbe offrire il fianco a preconcetti, a prese di distanza, a perentorie diffidenze. Lo so io gli enofighetti che alzate di spalle!
Poi però lo assaggi, ‘sto Cuprese, e manco ti accorgerai che porta “appena” 28 anni sul groppone (leggasi ventotto) da tanto è tonico, innervato e vitale. E forse allora penserai che vi sono reali attitudini di fronte alle quali l’uomo conta niente; che c’è qualcosa cioé di più profondo, e di connaturato, che fa esprimere un vino in un certo modo contro tutto e tutti, così come c’è – esiste- la circostanza rara di saper resistere alle insidie del tempo uscendone da vincitore.
Ecco, Cuprese ’91 questo è, un vincitore, perché ha vinto contro il tempo e i pregiudizi, lasciandoti con l’illusione bella che il connubio laicamente santo terroir-vitigno possa per una volta farsi beffe dell’uomo e del suo spadroneggiare. Che impagabile suggestione!

Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.









