Tre volti della Toscana- La degustazione

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Lo scorso 12 maggio al A.Roma Lifestyle Hotel, in collaborazione con AIS Roma, si è tenuto un piacevole evento che ha proposto Tre volti della Toscana, fra i tanti possibili, selezionati a insindacabile giudizio dell’amica Roberta Perna, deus ex machina dell’omonima e affermata agenzia di comunicazione enogastronomica. L’occasione ha posto all’attenzione degli appassionati tre diverse realtà rappresentative di altrettanti areali vocati. La serata si è svolta in due fasi, una ai banchi di assaggio, in cui le cantine coinvolte proponevano ognuna tre etichette in degustazione, e una seconda fase in seminario, dove sono stati approfonditi i caratteri di queste tre zone di produzione attraverso gli assaggi di ulteriori due etichette per produttore.

Per motivi di tempo ho potuto prendere parte solo alla prima parte della serata, ma ciò è bastato a divagare tra bollicine fragranti, rossi tradizionali e potenti o sperimentali e suadenti, ma anche rosati dalla struttura raffinata o riserve classiche, monovitigni e assemblaggi, insomma uno spaccato toscano davvero interessante in sole nove etichette.

LA VIGNA SUL MARE

Questo è il volto “marino” della Toscana, il nome la dice lunga, più esattamente quello della zona di Capalbio e del limitrofo entroterra maremmano, in prossimità del Bosco della Capita, dove comunque si respira lo iodio portato dalla brezza del Tirreno. Una terra dalla storia etrusca e quindi dalla vocazione vinicola radicata, ma anche dalla tradizione artistica familiare che si respira in azienda e nelle etichette. Massimo Masini, proprietario insieme alla moglie Francesca Serena Monghini della cantina, è infatti figlio dell’artista “Gimas” e collezionista, tanto da permeare la passione per il vino con quella per l’arte … un aspetto a cui sono personalmente legato e affezionato per analoghi motivi.

Rosé della Capita 72 mesi sui lieviti

Il responsabile di produzione Riccardo Simonelli, con l’entusiasmo di chi crede fortemente in ciò che fa, mi racconta il primo vino (e unica bolla presente) con cui inizio il mio tasting, praticamente un esperimento ben riuscito, in cui spendo il primo plauso per una etichetta davvero azzeccata. Parliamo di un metodo classico che ha riposato ben sei anni sui lieviti prima della sboccatura, da scheda tecnica un blend di sangiovese, syrah e cabernet sauvignon che viene aggiustato in base alle annate di raccolta. Non entro nel merito della lavorazione, attenta e meticolosamente regolata in base alle condizioni, anche il dosage, che si effettua all’ultimo, con l’aggiunta del liqueur d’expédition, può virare tra il brut e il pas-dosé in base alle circostanze. Il mio assaggio è molto godibile, particolare la nuance cromatica, tra il ramato e l’oro rosa, seducenti i profumi, che strizzano l’occhio ai lieviti, ma regalano note di bacche rosse e frutta secca. Il perlage non è finissimo, la grana si sente, ma non è grossa e permette una spuma piacevolmente cremosa. Il gusto è fresco, ottimo nerbo e armonia tra le fragranze di boulangerie e di frutta, con un ritorno sapido in cui ritrovo il mare. Sorprendente

Pietro Nero 2020

Questo è un cabernet sauvignon in purezza, ben lavorato in legno, dalla prima fermentazione in piccoli fusti, per poi svolgere malolattica in tonneaux dove in seguito viene anche affinato (circa 6 mesi). Il colore scuro non cede riflessi, al naso si offre ancora in apertura, con uno spunto fruttato e vagamente boschivo, ma in evoluzione verso note di tostatura e tabacco da pipa. In bocca è denso, giustamente tannico, la frutta rossa è masticabile e il calore alcolico è sostenuto da una buona spalla acida; l’allungo post beva è vagamente balsamico con riverberi di cacao. Solido

Gimas 2019

Assemblaggio con metà sangiovese e l’altra metà equamente suddivisa fra syrah e cabernet sauvignon, per una lavorazione ancora votata (giustamente) al legno, sempre di piccole dimensioni, fino ai tonneaux selezionati per l’evazione, dove sosta circa un anno e mezzo per poi riposare in bottiglia almeno altri 6-8 mesi. Un assaggio importante, che parte da un approccio olfattivo ricco di sfumature tra la frutta secca, speziature e note vanigliate. L’ingresso in bocca è felpato, sembra poter “scalciare” da un momento all’altro e invece resta avvolgente, tannico ma levigato, caldo e profondo, con un sorso ghiotto e nobile che restituisce un respiro ancora speziato con note di liquirizia. Godibile

LA SALA DEL TORRIANO

Ci troviamo a circa 20km da Firenze, a San Casciano in Val di Pesa, estremo nord del Chianti Classico, del cui consorzio l’azienda, originariamente il Torriano, fa parte da oltre 80 anni. Anche qui, come accade diffusamente in queste realtà, alle spalle della realtà odierna c’è una storia familiare importante che tramanda passione e “mestiere” di generazione in generazione. Il Torriano e La Sala, due areali vicini, ma diversi, tra Montefiridolfi e Ponterotto, da un lato massiccio del Chianti e galestro, dall’altra medio impasto, scheletro e calcare, in comune l’alberese, ma esposizioni differenti. Parliamo di piccoli numeri e quindi di attenzione al dettaglio e un pizzico di mirata sperimentazione.

Pugnitello 5 Filari 2020

Partiamo proprio da questa ultima notazione, un vitigno autoctono dalla bacca piccola e la buccia spessa, che è stato oggetto di varie prove prima di arrivare alla scelta di utilizzare le anfore di terracotta per la vinificazione. Questo tipo di contenitore ha permesso di ovviare ai problemi di riduzione attraverso una traspirazione maggiore rispetto al legno, e quindi una ossigenazione più adeguata alla compattezza del frutto. Circa un anno in anfora con delicati rimontaggi eseguiti a mano per usare la massima delicatezza. Trovo un prodotto piuttosto cupo nel calice, ma dai profumi complessi, in cui sono percepibili note di frutta carnosa e sottobosco, sentori di violetta con ombre vegetali e un lieve timbro balsamico e speziato, con timo e alloro. In bocca mi aspetterei un vino corposo e strutturato, invece è agile, snello, fresco e magro, una spinta acida decisa ben bilanciata dalla polpa del frutto che cede un tannino non viziato dal legno. Allungo ancora balsamico con note di pepe bianco e cardamomo. Elegante

Campo All’Albero 2020

Eccoci a un taglio bordolese, 70% merlot e 30% cabernet sauvignon, che vinificano in acciaio e poi affinano un anno e mezzo in barrique per riposare poi un altro anno in bottiglia. Un buon vino, che offre al naso aromi fruttati di ciliegia e lampone per poi aprirsi a note tipiche di frutta secca e vaniglia.  Al palato risulta armonico tra la polpa del frutto e il sostegno acido, con l’avvolgenza di un tannino ben levigato. Buona persistenza dal ritorno speziato, con note di tabacco e radice di liquirizia. Equilibrato.

Chianti Classico Riserva 2019

Qui si va sul sicuro, la qualità del Chianti Classico è un monolito della nostra cultura e della nostra tradizione enoica. Sangiovese al 90% regolato con un 10% di cabernet sauvignon che segue una lavorazione attenta e rigorosa fino all’affinamento di un anno e mezzo in botti grandi (38hl) e agli ultimi sei mesi in vetro. Colore limpido e tenebroso, profumi tipici del sangiovese, con la frutta rossa a marcare il territorio, cenni floreali e di sottobosco a caratterizzarlo e sfumature pepe nero cuoio nell’apertura finale. In bocca mostra freschezza e verticalità, i tannini risultano ben lavorati e si amalgamano alla fragranza fruttata, il sorso è pieno, gustoso, con una lunga persistenza che riporta i sentori speziati e di sottobosco, uniti a un respiro iodato. Consistente

VILLA SALETTA

Altro volto, altro areale toscano, altra storia che affonda le sue radici nei secoli, altre famiglie … stessa passione. Ci troviamo in provincia di Pisa, una terra di mezzo tra la torre pendente e Palazzo Vecchio, nelle Terre di Pisa. Il rispetto dell’ecosistema e della biodiversità che caratterizza la produzione aziendale anche è l’imprinting che si cerca di trasmettere nei vini, mediando tra le componenti naturali e le tecniche di cantina, come la vinificazione in atmosfera ridotta o la malolattica integralmente svolta in barrique per i rossi.

Rosé 2021

Questo Rosé mi colpisce subito per la veste cromatica, che ricorda molto il cerasuolo abruzzese, accattivante cromia figlia del blend perfettamente equilibrato fra sangiovese, cabernet franc, cabernet sauvignon e merlot che vinificano separatamente in acciaio sei mesi per poi essere assemblate. Al naso questo connubio sprigiona aromi di sottobosco, bacche e vegetazione, con sfumature di rosa. Al palato emergono note di ciliegia e freschezza da vendere, mi sembra un po’ chiuso, lo aspetterei un po’, ma le premesse sono ottime; equilibrato ma dinamico, armonico ma pungente, al sorso restituisce un respiro agrumato, con una nota minerale e perfino sapida. Progressivo

Chiave di Saletta 2018

Come anticipato, la lavorazione è meticolosa, nessun dettaglio viene trascurato, e anche in questo caso le porzioni di sangiovese (50%), cabernet sauvignon (20%), cabernet franc (20%) e merlot (10%) vengono vinificate separatamente, svolgendo un affinamento di 14 mesi in barrique, con l’assemblaggio realizzato qualche mese prima dell’imbottigliamento. Trovo questo vino particolarmente compatto, ma al naso è ricco e composito, dove le componenti ci sono tutte, dal frutto carnoso alla macchia mediterranea, dal balsamico alle spezie. In bocca non tradisce, il sangiovese è una garanzia e i tagli bordolesi lo regolano su tonalità morbide di marasca e cioccolato, con tannini morbidi e respiro complesso, dove percepisco chiari sentori di tabacco, caffè e ancora tracce balsamiche di eucalipto e menta. Strutturato

Saletta Giulia 2018

Un vero supertuscan realizzato con due cru, 60% di cabernet franc e 40% di cabernet sauvignon, che vengono fatte fermentare parte in barrique, utilizzando la fermentazione integrale, e parte in acciaio, estrazione delicata e affinamento di 24 mesi in legno, poi 6 mesi in bottiglia. Al calice arriva un vino davvero importante, che strizza l’occhio ai bordolesi, dal colore impenetrabile e dai profumi intensi di amarena, sottobosco, viola, spezie fini e lievi sentori tartufati. Al palato si offre con disinvoltura nonostante la struttura: potenza e controllo, agilità e opulenza, confettura e liquirizia, persistenza e profondità, che lasciano il retronasale ricco di note balsamiche e minerali. Monolitico

La Vigna Sul Mare
Via Diaccialone 2 – Pescia Fiorentina (GR)
Tel. 0564 1836271 / 335 6621126
info@lavignasulmare.it

La Sala del Torriano
Via Sorripa 34 – San Casciano Val di Pesa (FI)
Tel. 055 8240013
info@lasala.it

Fattoria Villa Saletta Società Agricola SRL

Via Fermi 14 – Località Montanelli – Palaia (PI)
Tel. 0587 628121
info@villasaletta.com

Riccardo Brandi

Riccardo Brandi (brandi@acquabuona.it), romano, laureato in Scienze della Comunicazione, affronta con rigore un lavoro votato ai calcoli ed alla tecnologia avanzata nel mondo della comunicazione. Valvola di sfogo a tanta austerità sono le emozioni che trae dalla passione per il vino di qualità e da ogni aspetto del mondo enogastronomico. Ha frequentato corsi di degustazione (AIS), di abbinamento (vino/cibo), di approfondimento (sigari e distillati) e gastronomia (Gambero Rosso). Enoturista e gourmet a tutto campo, oggi ha un credo profondo: degustare, scrivere e condividere esperienze sensoriali.

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