Disciplinata e deliberata pochi giorni fa la possibilità di riportare nelle etichette del mio amato Chianti Classico il nome di una delle 11 Unità Geografiche Aggiuntive (UGA) ammesse, nomi da recitare a rosario, o come le formazioni dei calciatori di quand’ero ragazzino:
Castellina, Castelnuovo Berardenga, Gaiole, Greve, Lamole, Montefioralle, Panzano, Radda, San Casciano, San Donato in Poggio (comprensivo dei territori di Barberino Tavarnelle e Poggibonsi), Vagliagli.
Un piccolo passo verso qualcosa di grande (qualcosa di atteso) che arrivi a comprendere e a riguardare la liceità e il diritto di rivendicazione in etichetta di un luogo di origine, di una appartenenza, di un sito.
Ad oggi l’uso è consentito per la tipologia dei Chianti Classico Gran Selezione. Sì, proprio loro, l’ipotetico culmine della piramide qualitativa, dopo che per appartenervi mica importavano il luogo d’origine o i vitigni costituenti, bastava solo possedere certi parametri prestazionali, fin troppo sovente intesi come presenza scenica e forza bruta di estratti.
Ora, come per ogni rivoluzione che si rispetti, ci attendiamo la spallata decisiva, a recuperare nell’alveo delle possibilità anche i Chianti Classico e i Chianti Classico Riserva, ovvero i capisaldi della tradizione, in compagnia dei quali – guarda un po’- il mio cuore grato di bevitore ha provato spesso la vertigine sottile delle aritmie più forti.
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Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.










Una risposta
Come non essere d’accordo! La Gran Selezione mi è da subito sembrata una “trovata commerciale”, per certi versi simile alla bufala (posso definirla così?) del Prosecco Millesimato. Esagero?
Il cuore del Chianti pulsa nel Chianti Classico (numero 1 per me) e nelle Riserve.