Cascina Gilli: le radici nella terra, lo sguardo oltre le colline di Castelnuovo Don Bosco

Tempo di lettura: 10 minuti

Ho visitato personalmente in più occasioni Cascina Gilli, realtà vitivinicola di Castelnuovo Don Bosco – in provincia di Asti – la cui sede appartiene ad un luogo storico rappresentato da una suggestiva cascina del ‘700. Qui la biodiversità regna incontrastata, non esiste la monocultura: vigneti, seminativi, frutteti e boschi concorrono a ricreare un ambiente – ancora in parte incontaminato – dove regna la quiete e dove il tempo pare essersi fermato.

La proprietà è della famiglia Vergnano dal 1983. Il mio ultimo sopraluogo è avvenuto non troppo tempo fa, grazie ad un approfondimento sul territorio vitivinicolo legato all’Albugnano. La suddetta Doc, istituita nel 1997, sta riscuotendo particolare interesse soprattutto da parte di tutti coloro che amano profondamente il vitigno nebbiolo. Anche l’azienda protagonista di questo articolo, negli ultimi anni, ha investito in tal senso; in questo periodo sta lanciando per l’appunto l’Albugnano Superiore Neuv, nuovissima etichetta facente parte della categoria. Ne parlerò più avanti.

Fondata da Gianni Vergnano la cantina è oggi nelle mani del figlio Paolo (nella foto) affiancato da due nuovi soci: Davide Gasperini e Federico Mussetto. Come spesso accade in Piemonte, Cascina Gilli valorizza tutta una serie di vitigni autoctoni – in questo caso allevati nel Monferrato Astigiano – a partire dal freisa, varietà che l’azienda definisce poliedrica e contemporanea. Condivido appieno questa tesi, la suddetta cultivar a mio avviso risulta estremamente versatile: vini fermi, mossi, spumantizzati, rossi di pronta beva o da lungo affinamento. Riguardo quest’ultima categoria poche persone sono a conoscenza del potenziale intrinseco.

L’unico vero ostacolo è rappresentato dalla comunicazione, che non risulta facile riguardo questa categoria di vitigno, un po’ come accade al dolcetto – allevato principalmente in Langa – o al grignolino, volendo rimanere idealmente tra le colline del Monferrato. Le suddette cultivar piemontesi, altrettanto storiche, sono in parte messe in ombra dal barbera e soprattutto dal nebbiolo, indubbiamente più richieste dai mercati nazionali, ed internazionali, dunque più facili da vendere. Le cose stanno pian piano cambiando, grazie all’impegno dei tanti produttori coinvolti e al proliferare di svariati eventi dedicati soprattutto al grande pubblico. Cascina Gilli è proprietaria di undici ettari vitati, allevati principalmente a freisa, malvasia di Schierano, bonarda, barbera e nebbiolo. La vite affonda le radici in terreni perlopiù costituiti da argilla e tra le cosiddette Marne di Sant’Agata. La mineralità di questi suoli conferisce struttura, sapidità e capacità evolutive al vino.

Alla suddetta realtà vitivinicola è legato anche un mio personalissimo ricordo d’infanzia. Alludo alla Malvasia di Castelnuovo Don Bosco, vino aromatico e senza tempo che ha contribuito a rendere celebre l’azienda nel corso del tempo. La costanza qualitativa di questa etichetta, la vedremo in seguito, è ragguardevole. Ero solito acquistarla in una piccola enoteca del mio paese natio, anche per accompagnare al meglio il classico dolce della domenica. Ricordo che provavo una certa soddisfazione nel proporla come curiosa alternativa al ben più noto Moscato d’Asti.

Facciamo un altro passo indietro sino ad arrivare più o meno all’inizio degli anni Ottanta. Gianni Vergnano approda a Castelnuovo del Bosco, la sua visione lungimirante del lavoro è tra le virtù per cui ancor oggi gli vengono riconosciute affetto e stima. Il nostro protagonista s’innamora di questo angolo dell’Alto Monferrato. Ricordo il suo sguardo fiero e indipendente e le passeggiate in tutti quei luoghi che circondano, ancor oggi, la cascina settecentesca. Da subito, Gianni sceglie di lavorare alla valorizzazione di quello che Castelnuovo del Bosco offre in tema di viticoltura, scommettendo su queste terre senza compromessi e soprattutto sui vitigni autoctoni: il vero e proprio patrimonio da difendere ad ogni costo. La prima etichetta ufficiale nasce nel 1985. Trattasi di freisa 100%, denominata Il Forno, prodotta mediante uve allevate all’interno di un singolo vigneto. In poco tempo guadagna svariati consensi da parte delle principali guide di settore e dei consumatori.

Sono passati ormai tanti da allora, pur tuttavia ascoltando le parole di Paolo Vergnano – che ci ha accolti in cantina – si avverte in maniera chiara ed inequivocabile che la direzione è rimasta la stessa: partire dal territorio, guardando con ambizione al di là delle colline di Castelnuovo Don Bosco. Ciò non significa assecondare ad ogni costo le nuove tendenze del mondo del vino, il più delle volte svilendo il Dna – ad esempio – dei vitigni autoctoni, ma nemmeno restare ancorati ad un passato che non contempla i cambiamenti repentini che il mondo del vino sta subendo passivamente. Non alludo soltanto al fattore climatico, ma anche al tema legato ai consumi e a tanti altri ostacoli che le aziende vitivinicole sono costrette ad affrontare giornalmente.

La squadra oggi è giovane e motivata più che mai a portare avanti l’intuizione originaria di Gianni Vergano, e la visione d’insieme di Cascina Gilli. Ai già sopracitati Paolo Vergnano, Davide Gasperini e Federico Mussetto occorre menzionare il contributo di Gianpiero Gerbi (nella foto a sinistra), giovane enologo incontrato personalmente in più occasioni, che proprio qui in Cascina Gilli ha iniziato il suo percorso. Quest’ultimo è alla guida di un progetto di consulenza enologica, che comprende – tra le altre cose – anche lo studio dell’areale vitivinicolo dell’Albugnano, oltre alla continua ricerca e la massima dedizione al territorio e alla sua valorizzazione. Egli è affiancato dalla lunga esperienza di Giovanni Matteis, che da oltre trent’anni si occupa della cura del vigneto. Katia Gazzola (nella foto a destra), che ci ha accolto nel cortile della cascina con un grande sorriso, coordina l’accoglienza e la commercializzazione.

L’azienda è situata, come già scritto, a Castelnuovo Don Bosco, nel cosiddetto nord astigiano a poco più di trenta chilometri da Torino e Asti. Stiamo parlando di una sorta d’enclave vitivinicola rimasta indipendente dai sistemi cooperativistici, la stessa che nel corso del tempo è riuscita nell’intento di mantenere un legame saldo con i suoi vitigni autoctoni. Il borgo sopracitato conserva da sempre un’identità storica legata al classico modello di famiglia agricola, nel tempo trasformatasi in impresa familiare e poi viticola e agrituristica. Cascina Gilli, in questo contesto, è stata all’avanguardia, costituendo di fatto la prima realtà che già negli anni ’80 decise di scommettere interamente, e pionieristicamente – considerando il territorio – soltanto sul vino. Una scommessa azzardata che soltanto un visionario, Gianni Vergnano, poteva realizzare. Il tempo gli ha dato ragione, considerando il livello qualitativo e i successi raggiunti.

I traguardi conseguiti da un’azienda vitivinicola vanno attributi in parte a coloro che lavorano la terra, e in parte all’ambiente pedoclimatico, dunque ad una serie di fattori quali: microclima, suolo, altitudine e latitudine. Potremmo definire “cuore di gesso” questo particolare angolo piemontese: cardine tra il sistema delle colline monferrine e quelle torinesi. Il suddetto territorio vanta caratteristiche ben distinte rispetto al resto dell’astigiano. I vigneti poggiano su uno strato geologico di natura emersiva molto antico, originatosi tra i cinque e i dieci milioni d’anni fa. Qui arrivavano le correnti di torbida dei grandi fiumi preistorici: l’incontro dei detriti con le fonti sulfuree diede origine al gesso che oggi caratterizza fortemente la composizione geologica di questa zona. Lo strato agrario è un misto di sabbie e terre bianche, un sistema marnoso caratterizzato dalla frazione bianca che deriva proprio dalla roccia madre gessosa. Qui, la presenza dalle Marne di Sant’Agata arricchisce il suolo di caratteristiche comuni solo a pochi altri grandi terroir, dando origine a vini dai profumi intensi ed austeri e dal corpo proporzionato.

Gli undici ettari vitati si integrano perfettamente in questo contesto dalla particolare eterogeneità. Vengono allevate soltanto varietà autoctone: freisa, malvasia di Schierano, bonarda, barbera e nebbiolo, selezionate nel tempo in base alla vocazione di terreni e versanti. I vigneti sono divisi in tre macroaree: Bricco Gilli, Cornareto e Schierano. La prima è situata a Castelnuovo Don Bosco, attorno alla sede aziendale: cinque ettari coltivati con vitigni a bacca rossa e allevati a controspalliera con potatura ad archetto. La seconda è ubicata su uno spettacolare colle coperto da vigneti che si affacciano sulla cosiddetta valle del Romanico Astigiano. Infine, Schierano è situata a pochi chilometri dalla cantina, nella frazione omonima del comune di Passerano Marmorito; qui troviamo tre ettari di vigneto particolarmente vocati dove vengono allevate uve nebbiolo, e barbera, di grande caratura.

In tema di sostenibilità ambientale Cascina Gilli sposa una teoria che abbraccia tutti gli aspetti della produzione. Nel 2021 ottiene la certificazione SQNPI per l’impegno nella valorizzazione delle biodiversità e nell’implementazione di un’agricoltura rispettosa dell’ambiente attraverso il metodo della produzione integrata. In vigna e in cantina vengono rispettati da sempre due principi fondamentali: piena maturazione delle uve e massima estrazione delle caratteristiche varietali. – Siamo devoti all’arte di osservare ciò che la vigna esprime – racconta Paolo Vergnano – un antico linguaggio fatto di segnali che ormai conosciamo a fondo. Portiamo a casa l’uva nel momento in cui la pianta lo richiede, seguendo con attenzione i processi naturali. È un approccio scientifico, ma profondamente radicato nella tradizione contadina, che ci permette di ottenere uve al perfetto grado di maturazione. La macerazione lunga è il nostro segreto per permettere alle uve di esprimersi al meglio in vasca. Utilizziamo tecniche di rimontaggio e délestage con la sensibilità di chi sa leggere i segnali dell’uva, estraendo tutto ciò che essa ci offre. In cantina, la semplicità e l’artigianalità sono le nostre guide. Tutte le operazioni sono svolte a mano, e le vinificazioni dei vari lotti sono sempre separate.

Cascina Gilli produce in media 80.000 bottiglie ogni anno. Abbiamo avuto la possibilità di approfondire sei etichette della gamma, tra cui il nuovissimo Albugnano Superiore Neuv. Di seguito le nostre impressioni.

Malvasia di Castelnuovo Don Bosco Gilli 2023

Da uve malvasia di Schierano e malvasia nera lunga, il vino affina in acciaio inox con rifermentazione naturale in autoclave. Tinta cerasuolo con riflessi purpurei, vivacità di colore ed un perlage fine e continuo. Timbro olfattivo intenso incentrato sulle classiche note vinose presto rimpiazzate da un frutto dolce, sinuoso, che sa di mora e susina nera; con lenta ossigenazione affiora la parte floreale in richiamo al geranio e alla rosa. Una lieve speziatura sugella l’insieme. In bocca stupisce per doti di freschezza allineate ad un gusto piacevolmente dolce, mai stucchevole e un finale di bocca “dissetante”. Buonissimo.

Freisa d’Asti Il Forno 2022

Frutto di una selezione di vigna a nome dall’antico Forno rionale, 100% uve freisa, affinamento in acciaio. Manto rubino fitto ed impenetrabile, con riflessi porpora, media consistenza. Lo avvicino al naso e vengo rapito da un andirivieni di sensazione fruttate e balsamiche che giocano a rincorrersi: amarena, eucalipto, susina nera e mentolo; preferisco lasciarlo respirare ancor un po’ allorché guizzi di spezie dolci (in primis il chiodo di garofano) prendono il sopravvento coadiuvate da un richiamo di terriccio bagnato. Il vino evolve nel bicchiere ed è un bene. In bocca non risparmia colpi. Dal ritmo oserei dire quasi sincopato, alterna rimandi fruttati ad una sensazione tannica piuttosto dolce e un finale mediamente lungo, certo di conservare la giusta dose di bevibilità e slancio.

Freisa d’Asti Superiore Arvelé 2018

Ecco ciò a cui alludevo all’inizio dell’articolo riguardo la longevità del Freisa. L’ Arvelé deriva da un vigneto storico della collina del Cornareto in cui la produzione è stata contenuta in meno di 40 ql per ettaro. Il vino affina in acciaio Inox e successivamente per 18 mesi in barrique. Osservandolo in controluce evidenzia un manto rubino vivace con timidi riflessi granata. Naso caleidoscopico, distinguo aromi di legni dolci, spezie solitamente utilizzate per i dolci natalizi, un ricordo di marasca, pepe nero, incenso, cannella e una profonda mineralità derivata in parte dal terreno marnoso ad impasto franco, con componenti limose, argillose e sabbiose. Grande complessità, dunque, e la si riconosce anche in bocca. Il sorso appare ricco, linee curve delineano un profilo armonioso dove la sapidità accentuata mostra il potenziale dei vigneti; la freschezza non latita affatto e rende il sorso piacevole e lungo, coerente. Un grande vino che possiede carisma e capacità evolutive.

Barbera d’Asti Superiore Dedica 2020

Uve barbera in purezza da piante di oltre 70 anni allevate sulle colline di Schierano ad un’altitudine di 440 m s.l.m. Il vino affina 12 mesi in barrique di secondo passaggio. Tonalità vivace tra il rubino e il porpora, evidenzia un buon estratto. Le “vigne alte” si fanno sentire, alludo a tutta una serie di profumi ariosi che richiamano in parte i frutti di bosco maturi, la rosa rossa ed una sottile – pur tuttavia continua – vena balsamica che rinfresca l’insieme. Quest’ultima è controbilanciata dai tanti aromi legati ai legni dolci e alle spezie, quali cannella e un tocco di vaniglia. In bocca avverto una sensazione di pienezza gustativa unita a slancio, profondità, calore e una chiusura indubbiamente sapida pur tuttavia ancora lievemente sconnessa. Trattasi di un vino giovane che ha ancora una lunga strada da percorrere.

Albugnano Superiore Notturno 2021

Nebbiolo in purezza allevato su alcuni tra i versanti collinari più alti del Monferrato (440 m s.l.m.), altresì ricchi di marna argillosa grigia con importante componente calcarea. Vinificazione in acciaio, affinamento di un anno in barrique. Il timbro olfattivo è piuttosto importante e sa di amarena matura, spezie orientali e chiodo di garofano, toni balsamici in chiusura e un ricordo di pietrisco. È un vino che possiede struttura, potenza, sapidità e un tannino marcante; la freschezza primeggia, vi è dunque la capacità di restituire un sorso armonioso e privo d’alcol percepito nonostante la giovane età. Denominazione da tenere sott’occhio.

Albugnano Superiore Neuv 2021

Il nuovissimo Albugnano Superiore Neuv 2021 è il frutto delle migliori uve nebbiolo allevate a Schierano. S’inserisce nel progetto enologico Albugnano 549 curato interamente da Gianpiero Gerbi, enologo di Cascina Gilli, e portato avanti dall’associazione omonima nata nel 2017. Le altitudini da queste parti non sono uno scherzo, con punte attorno ai 549 metri sul livello del mare, da qui il nome. “Neuv”, ovvero “nove” in dialetto piemontese, vuole attribuire un significato profondo a questa etichetta: si tratta infatti dell’ultima delle cifre, la stessa rappresenta la fine di un ciclo e, indirettamente, l’inizio di uno nuovo. La vinificazione in questo caso prevede una macerazione delle uve di circa 20 giorni, con un affinamento in barrique di rovere francese per un anno e mezzo, di cui il 25% di primo passaggio, seguito da ulteriori 9 mesi in bottiglia. Rubino intenso con riflessi granata, estratto considerevole. Il frutto appare denso e “carnoso”, sa di amarena e mirtillo nero, impreziosito da effluvi minerali – legati perlopiù ad un terreno ricco di marna argillosa grigia con importante componente calcarea – con incursioni di tabacco, caucciù ed un curioso accento d’incenso. Con lenta ossigenazione affiorano ricordi di violetta lievemente appassita. Grande complessità insomma. In bocca prevale la pienezza gustativa, il giusto peso contrapposto ad un tannino marcante pur tuttavia dolce, ancora in divenire. Mi ha colpito la lunghezza di questo vino, la sua profondità, oltre ad una coerenza a tratti imbarazzante rispetto a quanto percepito al naso in prima battuta. La cantina assicura una longevità di oltre dieci anni, a mio avviso andrà ben oltre. Staremo a vedere.

Le foto sono di Danila Atzeni, ad eccezione di quelle di Albugnano e dei vigneti che sono state fornite dall’azienda

Condividilo :

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *