Rewine 2026: Pedanea, Alto Canavese e il seminario “Nebbioli di Montagna”

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E anche il Rewine Canavese è arrivato alla sesta edizione. Quest’anno il timone passa nelle mani di Gualtiero Onore, neoeletto presidente dei Giovani Vignaioli Canavesani, che succede a Riccardo Boggio. Sembra ieri quando la suddetta associazione sognava un evento che potesse esprimere il proprio amore per il territorio e l’incontenibile desiderio di attuare un cambiamento – soprattutto in termini di comunicazione – nei confronti del mondo del vino, dei consumatori e di tutti gli amanti del buon bere. §

Ho apprezzato dal primo giorno tale filosofia perché – non lontano da queste colline situate nel Piemonte nord-occidentale, tra Torino e la Valle d’Aosta – troviamo l’Alto Piemonte, il territorio dove sono nato e cresciuto. Anch’esso avrebbe bisogno di un’associazione simile; troppe volte ho visitato cantine di giovani produttori che fanno fatica a creare gruppo. Il talento non basta – soprattutto all’inizio – perché nei momenti di difficoltà poter contare su una squadra affiatata aiuta a superare momenti difficili. Almeno così è stato per i Giovani Vignaioli Canavesani. Ma questo è un altro discorso, non divaghiamo. Concludo soltanto dicendo che ho apprezzato, negli ultimi anni, la presenza di alcuni viticoltori altopiemontesi al Rewine – in veste di ospiti speciali – e mi auguro che questi due territori così vicini, eppur così lontani, possano davvero un domani trovare maggior sinergia d’intenti; perché il potenziale vitivinicolo è enorme da ambo le parti.

Il consueto appuntamento con il grande pubblico si è
tenuto domenica 17 maggio, in centro ad Ivrea, presso gli spazi esterni dell’affascinante Castello di Ivrea costruito nel 1358 per volere di Amedeo VI di Savoia. L’affluenza da parte degli appassionati del buon bere è stata notevole, a riconferma del fatto che vi è grande interesse nei confronti del territorio vitivinicolo canavesano. Il press tour dedicato ai giornalisti, tenutosi lo scorso sabato 9 maggio, quest’anno prevedeva la visita ai vigneti facenti parte di due zone denominate Pedanea e Alto Canavese; forse meno note, ma che custodiscono una tradizione e una storicità particolarmente radicate e complesse, al pari di aree vitivinicole inserite nei comuni di Viverone, Caluso, Candia, Agliè, Piverone o Carema, soltanto per citare alcuni nomi.

Chi vuole approfondirle può cliccare su questo link; vi è inoltre la possibilità di apprendere le caratteristiche dell’associazione e fruire di un’ampia panoramica sulla produzione enoica, mediante la recensione di venticinque etichette. Alle ore 20, al Teatro Giacosa di Ivrea, si è tenuto il consueto convegno – a cadenza annuale – fortemente voluto dai Giovani Vignaioli Canavesani. Il tema di quest’anno ha affrontato una questione a dir poco spinosa: il rapporto tra vino e salute. Ciò prova che questi appassionati viticoltori non temono il confronto; al contrario, attraverso l’approfondimento, desiderano condividere tutti gli aspetti legati al mondo del vino. Sul palco si sono avvicendati: Matteo Gallello, giornalista e divulgatore enogastronomico, Michele Antonio Fino, professore presso la facoltà di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, Federico Francesco Ferrero, medico nutrizionista e foodteller e Costantin Hurjui, giovane “vignaiolo dell’anno” e produttore in Canavese. Terminato il convegno, è andato in scena il nuovo spettacolo Omaggio a Gipo Farassino della compagnia Le Voci del Tempo: Mario Congiu, voce e chitarra e Marco Peroni, voce narrante.

Torniamo al press tour ed iniziamo dal primo dei due territori, ovvero la Pedanea, compresa nella fascia collinare e pedemontana del Canavese occidentale, che funge da area di transizione tra la pianura torinese e le prime vallate alpine, in particolare la Valchiusella. I principali comuni coinvolti sono: Loranzè, Colleretto Giacosa, Parella Quagliuzzo e Strambinello. In quest’area si osserva un paesaggio molto vario, caratterizzato da rilievi dolci compresi tra i 300 e i 700 metri di quota, con un’alternanza di colline e piccoli pianori. Procedendo verso nord, il territorio si innalza progressivamente, introducendo alle vere vallate alpine legate alla vicinanza delle Alpi Graie. A sud della fascia pedemontana si sviluppano le pianure alluvionali. L’intero territorio è fortemente influenzato dai fenomeni glaciali quaternari: in particolare, la presenza della Morena di Ivrea — uno dei più grandi anfiteatri morenici d’Europa — testimonia l’azione dei grandi ghiacciai che hanno modellato l’area. Questi hanno lasciato estesi depositi di ghiaie, sabbie e argille, che determinano suoli generalmente fertili. Passeggiare lungo questi sentieri rappresenta un vero antidoto al logorio della vita moderna: lo sguardo spazia tra filari di vigneti, campi di cereali e foraggi, boschi e un’ampia presenza di aree verdi. Proprio per queste caratteristiche, l’area può essere considerata un vero e proprio “polmone verde” del Canavese. Questo paesaggio è reso possibile anche da una ricca rete idrografica, capitanata dal fiume Chiusella. Il ruolo dell’acqua, insieme ai processi geomorfologici di origine glaciale, ha contribuito in modo determinante alla modellazione del territorio, rappresentando uno degli elementi chiave della sua varietà e fertilità.

Il territorio della Pedanea Canavesana presenta tracce di frequentazione già in età protostorica, con la presenza dei Salassi, popolazione celtica alpina. Tra il II e il I secolo a.C., l’area viene conquistata dai Romani e progressivamente integrata nella loro rete viaria e amministrativa. Durante il Medioevo il territorio si frammenta in una fitta rete di feudi, castelli e fortificazioni — come Castellamonte, Rivara e Valperga — sotto il controllo di diverse signorie locali, tra cui i conti del Canavese, i marchesi del Monferrato e i vescovi di Ivrea. Questa frammentazione ha lasciato un paesaggio caratterizzato da numerosi piccoli centri abitati storicamente autonomi. A partire dal basso Medioevo e soprattutto tra XIV e XV secolo, il territorio viene progressivamente integrato nello Stato sabaudo, con effetti di stabilizzazione amministrativa, maggiore controllo del territorio e riorganizzazione delle comunità rurali. In età moderna l’economia rimane prevalentemente agricola, affiancata da attività artigianali locali, tra cui spicca la produzione ceramica di Castellamonte. Nel Novecento si osserva una diffusa industrializzazione, legata in particolare allo sviluppo del sistema Olivetti nell’eporediese, accompagnata da una crescita urbana non uniforme del territorio.

Veniamo all’Alto Canavese, ovvero a quella porzione del territorio canavesano situata nella parte nord-occidentale della provincia di Torino. Comprende un’area prevalentemente pedemontana e montana, estesa tra la pianura canavesana e le vallate alpine della Soana, del Malone e soprattutto dell’Orco. Quest’ultimo è anche il nome del fiume più importante del territorio, affiancato da rii e torrenti minori, che anche in questo caso rendono la vegetazione particolarmente verde e rigogliosa. Il territorio è altresì caratterizzato da una fitta rete di piccoli centri abitati, ma anche dalla presenza di alcuni comuni principali che svolgono funzioni economiche, amministrative e sociali di rilievo. I borghi maggiormente noti sono: Rivarolo Canavese, Cuorgnè e Castellamonte; affiancati ad altri di dimensioni più contenute ma comunque rilevanti per l’economia del territorio: Valperga, Favria Oglianico, Salassa, Rivara Busano e Forno Canavese. Le origini storiche sono simili a quelle della Pedanea, le due zone distano appena 15-20 km l’una dall’altra. Anche la viticoltura, che gode di benefici simili – descritti sopra – a livello pedoclimatico. L’Alto Canavese è una zona storica del territorio piemontese, le cui caratteristiche principali risiedono in una viticoltura collinare e terrazzata, composta da appezzamenti piccoli e frammentati; gli stessi custodiscono un forte legame con la tradizione contadina.

La produzione di entrambe le aree descritte è inserita prevalentemente nella DOC Canavese. I vitigni maggiormente allevati sono il nebbiolo, localmente chiamato picotendro, il barbera e l’erbaluce; quest’ultimo a bacca bianca. Ringraziamo le aziende vitivinicole che ci hanno accompagnato in questo bel viaggio, le stesse con cui abbiamo condiviso aneddoti e punti di vista sul potenziale di questi due territori. In mattinata abbiamo visitato la Pedanea assieme ai produttori Fratelli Marco, Valchyara e NT_Wines. Proseguendo siamo stati in Alto Canavese dai ragazzi di Valmalesina Wine, Il Bosco di Eme, San Firmino e Sabbionere. Il pomeriggio si è concluso, in centro ad Ivrea, con il seminario “Nebbioli di Montagna”, tenuto dall’enologo Vittorio Garda – tra i fondatori dell’Associazione Giovani Vignaioli Canavesani – insieme al giornalista Fabrizio Gallino, che ha guidato la degustazione di cui si darà ora conto.

Sabbionere (Valperga, Sacro Monte di Belmonte) – Vino Rosso Caludio 2024

Granata di media trasparenza, naso “goloso”, grazie ad un’impronta dolce di amarena, amaretto e una nota mediterranea che rimanda lievemente alla salamoia di olive. Un po’ chiuso, dai toni scuri, mostra una tensione acida di tutto rispetto e una lunga persistenza; manca forse un po’ il centro bocca.

San Martin (Moncrivello, Torre Daniele) – Canavese Nebbiolo 2023

Tra il rubino e il granata, i toni olfattivi mostrano un assetto improntato sul concetto di austerità mediante suggestioni di frutti di bosco maturi, erbe alpine e una lieve nota metallica in chiusura. In bocca apprezzo l’espressività del vino mediante una gestione dell’alcol esemplare e tanta sapidità.

Pizzino Monte (Carema, Viverone) – Canavese Nebbiolo 2023

Granata con unghia mattone, naso molto floreale e balsamico; con lenta ossigenazione anche toni di frutta estiva – soprattutto la pesca matura – e un palato morbido, quasi “cremoso”, non privo di freschezza e con una parte lievemente aromatica che si sente tanto anche in chiusura. Lunghissimo.

Valchyara (Valchiusella) – Vino Rosso Morenico 2023

Granata di media trasparenza, è lento a concedersi – inizialmente pare quasi non voglia saperne – poi accade, dunque: frutti rossi, fragola ed erbe officinali, financo timo. Sorso snello, vivo, slanciato con un tannino puntiforme e un bel centro bocca non privo di progressione.

Monte Maletto (Carema) – Carema 2023

Granata pieno, pregevole luminosità. Amo l’integrità del frutto – nei vini di Gian Marco Viano – e quella “sottile linea speziata “che anticipa quasi sempre la viola, la grafite, lieve smalto ed erbe alpine. Il tannino è vivo e presente più che mai, dolce; il sorso rimanda ai frutti di bosco e alla spezia. La chiusura è viva, illuminata da lampi di acidità rinfrescante.

Luca Leggero (Villareggia) – Canavese Nebbiolo Maura Nen 2021

Granata, unghia arancio-mattone, naso intenso di frutti dolci estivi, tra cui pesca noce, ma anche ribes rosso disidratato, finocchietto selvatico e scorza d’arancia sanguinella. Sorso voluttuoso, non privo di verticalità gustativa; mostra che si può conquistare il palato soprattutto con grazia e disinvoltura.

Kalamass (Palazzo Canavese, Bollengo) – Canavese Nebbiolo Broglina 2021

Granata con nuances color mattone, timbro olfattivo in levare, sottilissimo, con un bel ricordo di agrumi canditi, erbe officinali da Vermouth, spezie dolci, amaretto e una chiusura nettamente balsamica. Convince per doti di pienezza gustativa ben allineate alla freschezza del sorso, ivi compresa una certa coerenza di fondo e soprattutto l’ottimale gestione dell’alcol.

NT Wines (Loranzé Alto) – Vino Rosso Turris 2021

Granata, unghia arancio-mattone; al naso ricorda frutti dolci estivi, tra cui pesca tabacchiera, ma anche spezie fini e una rinfrescante onda balsamica in tandem alla scorza d’agrume rosso. In bocca vi è slancio, vigoria tannica, tensione acida ed un corpo proporzionato a questa bella percezione di vitalità gustativa.

Daniele Giacone (Carema) – Vino Rosso Ostile 2021

Granata, sfumature color mattone sull’unghia. Inizialmente orientato su toni floreali lievemente appassiti, con lenta ossigenazione vien fuori tutto il comparto minerale: smalto, pietra polverizzata, ma anche agrumi/ frutti rossi spremuti. Questa volta è la sapidità a conquistare i recettori gustativi, ben allineata alla freschezza – data in gran parte dai frutti descritti – e a una chiusura lievemente ammandorlata.

Chiussuma (Carema) – Carema 2021

Tra il granata e il rubino, naso sottile e sussurrato, con la parte floreale che gioca a confondersi con i frutti rossi di bosco; con lenta ossigenazione affiorano ricordi di timo, santoreggia e anche tè nero. Il vino ha medio corpo e gioca in sottrazione, pur tuttavia convince per doti di sapidità e persistenza; un po’ più di centro bocca e sarebbe stato “perfetto”.

Rostagno (Forno Canavese) – Canavese Nebbiolo Girumeta 2020

Granata, tonalità calda con unghia arancio-mattone. Il timbro è nettamente fruttato e richiama l’amarena in confettura, spezie dolci ma anche cenni di evoluzione; apprezzabile la sfumatura di rosolio e cola in chiusura. L’assaggio è coerente e mostra uno stadio di maturità a mio avviso non propriamente congruo, soprattutto considerando l’annata per nulla banale.

Figliej (Settimo Vittone) – Canavese Nebbiolo Darecà 2019

Granata con riflessi color mattone, al naso vi è un tripudio di frutti di bosco ancora integri; profumi che mirano all’eccellenza grazie a quella sensazione “dolce-acida” che inebria, la stessa la ritroviamo poi all’assaggio. Trascorsi alcuni minuti dalla mescita: amaretto, erbe alpine, pietra calda al sole; un’ode al territorio di Carema insomma. A distanza di sette anni dalla vendemmia, al palato, ritrovo un vino straordinario, forse il migliore dell’intera batteria: slanciato, ancora teso con quella classica persistenza che conquista senza mai saturare.

 

 

 

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