Life of Wine, prima parte: la vita del vino… in degustazione

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Life of Wine è un evento che si ritaglia uno spazio tutto suo nel vastissimo scenario delle manifestazioni enogastronomiche nazionali; giunto alla sua undicesima edizione, consente di vivere delle mini-verticali che prevedono, sui banchi d’assaggio e per ogni vino esposto, l’annata in commercio e almeno due annate precedenti.

Oltre 70 cantine con più di 200 etichette, per oltre 350 tasting in grado di mettere a nudo “la vita del vino” in tre assaggi. Un format indubbiamente riuscito, andato in scena lo scorso 23 ottobre all’Hotel Villa Pamphili di Roma, ideato e organizzato da Studio Umami e Roberta Perna Comunicazione Enogastronomica, due agenzie di settore affidabili e competenti che da qualche anno di avvalgono anche della collaborazione di Maurizio Valeriani, giornalista e direttore della testata Vinodabere.

Fatta la dovuta presentazione dello scenario, mi immergo negli appunti di degustazione, che qui riporto in ordine di cantina, ma gli assaggi sono stati ovviamente disciplinati per tipologie, prima i bianchi, poi i rossi e infine qualche Passito. Ovviamente, per uscire indenne e abile alla guida, ho dovuto selezionare solo alcune cantine e saltare anche qualche annata, ma di emozioni ce ne sono state.

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CASALE DEL GIGLIO

Mater Matuta 2017

Conosco l’azienda (del mio territorio), conosco il vino, tanto syrah e il giusto di petit verdot, e sono preparato all’impatto. Impenetrabile e denso, su aromi di frutta rossa e sottobosco, propone un sapore intenso, tannico e vagamente vegetale. Materico

Mater Matuta 2013

Quasi un decennio e sono curioso; gli aromi non tradiscono, confettura e sentori balsamici; in bocca è integro, avvolgente e polposo, il tannino è un ricordo ma si fa ricordare, e la lingua schiocca su note di liquirizia ed eucalipto. Avvincente

ERSTE & NEUE

Alto Adige Puntay Sauvignon 2020

Adoro il sauvignon, e il Puntay è stato concepito per “puntare” in alto, una linea alpina che mette il prodotto in stretta correlazione con le montagne di provenienza. Al naso è intenso, vagamente agrumato, in bocca è freschissimo, ricco, fruttato, con fragranze profonde dai riverberi dolcemente speziati. Elegante

Alto Adige Puntay Sauvignon 2009

Assaggio con calma, al naso l’età ha la sua impronta, il floreale non lo ritrovo, ma le spezie ci sono tutte; in bocca ha ancora calore, il frutto maturo ed esotico non cede, il sorso ha un passo minerale preciso e tutte le sue curve gustative al posto giusto. Sinuoso

Alto Adige Puntay Pinot Bianco 2020

Piacevole al naso e dolcemente morbido in bocca, con nuance di pera e riverberi cedrati, la spalla acida fa il suo gioco e il sorso se ne giova, offrendo un lungo respiro dalle note lievemente vanigliate. Dinamico.

Alto Adige Puntay Pinot Bianco 2013

Del Sauvignon ho saltato la 2011 e quasi me ne pento, ma qui le distanze tra le vendemmie della verticale meritano attenzione. Questa annata conserva lievi le note floreali, ma il frutto prevale; al palato ostenta equilibrio e freschezza,  e un finale piacevolmente ammandorlato. Intrigante

Alto Adige Puntay Pinot Bianco 2007

Concludo i bianchi con la 2007, un assaggio che davvero stimola la curiosità sulla tenuta del vino; profumi sottili ma percepibili, fragranze sorrette ancora da una freschezza encomiabile le quali, svanite le note di affinamento, regalano comunque un bouquet tiepido e composito. Commovente.

Alto Adige Puntay Pinot Nero Riserva 2019

Altro vitigno che nelle sue diverse declinazioni mi rapisce sempre. Questa versione è ben riconoscibile nei suoi tratti olfattivi e fedele al palato, dove il frutto riveste la spalla acida e contiene i tannini. Rivela tutto il suo potenziale evolutivo, con liquirizia e cenni balsamici a caratterizzare l’allungo finale. Equilibrato.

Alto Adige Puntay Pinot Nero Riserva 2009

Anche in questo caso salto l’annata centrale e passo al tasting più datato, ritrovando integro il vino, nella sua pulizia espressiva, con note fruttate di marasca e amarena accompagnate da speziature stratificate -e tipiche- nella timbrica dolce del pepe e del tabacco. Raffinato.

Puntay Anthos Passito 2015

Sul Passito ho preferito degustare solo l’ultima annata presente, devo mantenere lucidità, ma questo vino è un must, almeno per me, come lo fu nel pezzo titanico dedicato ai Passiti che scrissi per L’AcquaBuona nel lontano 2010. Moscato, sauvignon e gewürztraminer, una combinazione davvero riuscita: nocciola, mandorla e composta di mele al naso, beva dolce e calda che avvolge il palato senza risultare stucchevole, nerbo acido ed equilibrio complessivo. Armonico.

CANTINA KALTERN

Alto Adige Quintessenz Kalterersee Classico Superiore 2021

La Schiava nella sua quintessenza, davvero. Profumato, sottile, vellutato, fragrante, la ciliegia è il descrittore dominante, la trama tannica imbrigliata dall’acidità è l’emozione gustativa. Coinvolgente

Alto Adige Quintessenz Kalterersee Classico Superiore 2018

Ancora fresco, godibile e felpato, lungo e sapido, con profumi di fragola e gusto che vira sul lampone, con lo spessore di tannini levigati e una freschezza di montagna. Circolare

Alto Adige Stern Sauvignon 2021

Salto altri rossi, e anche il Pinot bianco, gli espositori sono molti, però al Sauvignon non mi nego. Un bel bouquet floreale apre le danze, sorretto da sentori di frutta esotica; al palato è intenso, netto, incede con garbo e al contempo con decisione, ananas e pesca, poi sapidità e una lunga scia minerale. Appagante

Alto Adige Stern Sauvignon 2016

L’attacco è fresco, non demorde, sia al naso che al palato, il gusto è ancora pieno, sento più gli agrumi rispetto al precedente, poi venature di nocciola per un finale Delicato.

GROSJEAN

Valle d’Aosta Petite Arvine Vigne Rovettaz 2021

Ho un vago ricordo dell’unica volta in cui avevo assaggiato questo vitigno: che bello essere qui e poterlo provare ancora. Non vede legno neanche da lontano, le annate non si spingono molto indietro e secondo me è un bene. Questo vino è buonissimo, profumato come un campo di fiori, verticale e fresco, fruttato e minerale. Alpino.

Valle d’Aosta Petite Arvine Vigne Rovettaz 2019

Salto la 2020 e ritrovo un naso quasi intatto, più ampio e delicato; in bocca è fresco, tenace, più morbido del precedente, con sentori di cedro e pompelmo in accompagnamento e una sapidità accennata ma percepibile. Terso.

Pinot Noir Vigne Tzeriat 2020

Come non amare questo Pinot noir! Trattato con i guanti nel suo affinamento in legno, non mostra alcuna ammiccante “ghiottoneria” gusto-olfattiva, ma punta dritto all’essenza del vitigno e del terroir. Profumi variegati tra il sottobosco e il floreale si traducono al palato in fragranze di ciliegia fresca e in una delicata solidità, con l’allungo dolcemente speziato. Delizioso.

Pinot Noir Vigne Tzeriat 2016

Anche qui passo direttamente all’annata più datata e trovo un leggero cedimento nei profumi, ma in bocca si manifesta senza fronzoli, limpido e incisivo, su sentori di mirtillo in confettura, poi tabacco e pepe rosa. Vivido.

Valle d’Aosta Fumin Vigne Rovettaz 2020

Non avevo mai provato il fumin inteso come vitigno autoctono, uno dei tanti tesori di questa piccola regione dal grande patrimonio ampelografico. Questo vino si offre con un approccio olfattivo carico: sottobosco, bacche e rovo, poi sentori pepati. Al palato è croccante, robusto, ma non graffiante, seppure i tannini si sentano; il sorso è potente e caldo, ma accarezza il palato e restituisce note di nocciola su una traccia sapida e un velo fumé. Profondo.

MARISA CUOMO

Costa d’Amalfi Furore Bianco Fiorduva 2020

Beh, questo è un vino simbolo dell’azienda: fenile, ginestra e ripolo sono i vitigni della Costiera Amalfitana che vengono trattati con la dovuta cura per offrire uno spaccato organolettico del Tirreno. Fresco e profumato, denso e fruttato, sapido e dinamico. Spumeggiante

Costa d’Amalfi Furore Bianco Fiorduva 2018

Il vino si presta per essere atteso, fa un po’ di legno, ma è la materia prima a richiedere tempo, tanto che le vendemmie sono sempre leggermente tardive. Il vino è ancora freschissimo, il bouquet floreale è solo più aperto, al palato l’albicocca è distintiva, la morbidezza fa il suo gioco, emergono note di frutta secca in un finale iodato. Travolgente.

Costa d’Amalfi Rosso Furore Riserva 2018

Questa è la versione Riserva del rosso dedicato a una terra enologicamente eroica, aggrappata alla Costiera e fatta di terrazzamenti e passione. Fedele alle caratteristiche dell’aglianico e del piedirosso, è fruttato sia ai profumi che al gusto, compatto, giustamente tannico, speziato e minerale. Potente.

Costa d’Amalfi Rosso Ravello Riserva 2018

La denominazione è la stessa, ma questa etichetta sposta il peso delle uve dalla parte del piedirosso; ne consegue una struttura meno imponente, più orientata alla bacca che al frutto polposo, anche in confettura, il tannino è più docile e il respiro iodato e vanigliato. Mediterraneo.

MONTESPADA

Un po’ di Veneto e un po’ di Sardegna con questa azienda…..

Vermentino di Gallura Giunchizza 2021

Amo il Vermentino di Gallura, espressione molto tipica di un territorio peculiare, e questa versione ne ripropone fedelmente la timbrica, una timbrica che trasuda macchia mediterranea; noto una certa pungenza, ma non stona, dà carattere. L’allungo è rotondo, vagamente vegetale e minerale. Schietto

Sauvignon Blanc 2021

Ecco il Veneto: precisione della lavorazione, che esalta l’intensità aromatica e l’eleganza gustativa, sostegno acido e morbidezza di affinamento. Didascalico.

Moscato Passito Horus 2018

Torniamo in Sardegna per un passito, succulenta delizia del Moscato del territorio elaborato come vendemmia tardiva e saggiamente trattato. Ha un peculiare approccio olfattivo che richiama le erbe aromatiche, ma il bouquet è completo. Gusto equilibrato fra dolcezza del frutto e sapidità, che avvolge il palato e richiama la beva con una scia che ricorda la pietra focaia. Intrigante

BOSCARELLI

Vinsanto da Montepulciano Familiae Occhio di Pernice 2011

Unica puntata in Toscana, ma non potevo mancare questa verticale. Parto da questa nuova veste del Vinsanto di “famiglia”, che recepisce un sensibile apporto di sangiovese, che prima era solo marginale alle uve bianche. Che dire, uno scrigno di profumi e di sapori, temperamento alcolico e note boschive, balsamiche e smaltate, per una dolcezza spinta ma ben calmierata. Affascinante.

Vinsanto da Montepulciano Familiae 2007

Ecco il vecchio blend di uve bianche (malvasia, grechetto, trebbiano e san colombano) riconoscibile già dai profumi, caramellati e vagamente fumé. Poi in bocca è caldo, su fragranze di frutta candita e miele di castagno. Godibile

Vinsanto da Montepulciano Familiae 2003

Risaliamo a uno stile quasi antico di questa cantina, che presenta ancora aromi di frutta candita e lievi note di tabacco; al palato sembra integro, albicocca disidratata e datteri, con riverberi di agrume, poi subentra il mou e un ricordo di succo d’acero. Avvincente

ANTONELLI

Sagrantino di Montefalco 2016

Conosco bene il Sagrantino e questa cantina storica e affidabile; questo vino non fa sconti, è ancora un bambino, i profumi sono intensi, di bacca e sottobosco, al palato mostra tutto il suo spessore e la sua consistenza ma, nonostante l’inevitabile astringenza, mostra equilibrio e un ritorno minerale già percepibile. Austero

Sagrantino di Montefalco 2006

Un balzo indietro di un decennio rispetto al primo assaggio, e cominciamo a ragionare: il vino è garbatamente evoluto, i profumi sono ricchissimi, tutte le sfumature della frutta rossa, ma anche la rosa e le spezie. In bocca incede con passo elegante e felpato, il tannino è una roccia, ma levigata, l’allungo concede rimandi alla liquirizia, al goudron e al cacao. Monolitico

Sagrantino di Montefalco 2005

Non avverto una grande differenza al naso, in bocca emergono note evolutive più spiccate, ma sospetto siano legate più all’annata in sé che all’anno in più. Dopo il calore e il frutto si avverte un retrogusto di concia e caffè, con note officinali a supporto. Profondo.

Sagrantino di Montefalco Passito 2006

Chiudo in bellezza, mi piacciono i Passiti rossi, sono più grintosi, meno carezzevoli dei bianchi, il Sagrantino poi… Aromi di confettura, mora o ribes, gusto pieno, elegante e bilanciato fra il tessuto tannico e quello zuccherino; un sorso rassicurante, ruvido ma caramellato, che lascia tracce di cannella e cioccolato. Meditativo

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