La curiosità di nuove conoscenze enoiche e affascinanti reincontri ci ha spinto fino all’imponente castello Pasquini vista mare di Rosignano Solvay con l’aspettativa (soddisfatta) di qualche interessante incursione nel catalogo della ben nota distribuzione Partesa che si è guadagnata uno spazio importante (parliamo di 40mila clienti) perché, come si sa, il vino oltre che prodotto va anche venduto, e per raggiungere questo risultato vanno percorse le strade più opportune e convenienti.
Parlando qua e là con i produttori presenti, li abbiamo sentiti rassicurati e corroborati dalle spalle larghe di una struttura fortissima (gruppo Heineken): nessun quantitativo minimo richiesto (insomma, viene distribuito anche il singolo cartone, che vista la recettività un po’ ballerina della ristorazione di questi tempi può sempre far comodo), e poi una formazione capillare degli agenti, realizzata con stage continui e affiancamenti con i produttori per capirne peculiarità ed esigenze. E infine, questi interessanti e capillari “Wine Lab” in giro per l’Italia.
Gli assaggi
Umani Ronchi
E’ interessante incontrare di nuovo i vini di Umani Ronchi, cantina di riferimento di quel meraviglioso territorio che è il Conero marchigiano, in un contesto paesaggistico incantevole, peraltro insignita del premio cantina dell’anno 2024 dal Gambero Rosso. Fondata nel 1957 da Gino Umani Ronchi a Cupramontana, cuore del territorio del Verdicchio, fu rilevata undici anni dopo dalla famiglia Bernetti. La svolta verso il vino d’autore arrivò con il Pelago 1994, firmato Giacomo Tachis.
Il Centovie 2021 (un Pecorino nella Igt Colli Aprutini) vede una raccolta delle uve anticipata e la vinificazione in cemento. Intenso, agrumato, pungente e persistente al naso, in bocca è corposo e potente, fresco e scalpitante. Il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Casal di Serra 2022 sfoggia una frutta bianca matura, ed è cremoso in una beva di bello slancio; il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Vecchie Vigne 2021, da viti che affondano le radici nella terra anche per otto metri, mostra profondità ed eleganza su un carattere di affascinante mineralità, oltre a offrire spunti di fiori gialli e frutta secca. In bocca è compatto e percussivo. Il Castelli di Jesi Verdicchio Classico Riserva Plenio 2021, che matura per metà in un legno grande (ben integrato) combina profondità ad eleganza, con la sua frutta gialla matura e i cenni di miele, è dinamico e setoso in bocca.
Passando all’ampio spettro della produzione in rosso, il Conero Riserva Cùmaro 2020 affina un anno in legno piccolo e mostra un colore cupo e un naso dominato dalla frutta nera. Medio corpo in una beva scorrevole segnata da un frutto fresco e rilancio in un finale in cui riemerge l’apporto del rovere. Il Conero Riserva Campo San Giorgio 2019 proviene da un cru di un ettaro e mezzo, matura per un anno in legno grande e uno in legno piccolo. Combina dolcezza e fascino in un naso ampio e lieve, in bocca è elegante e leggero sul palato. Il Pelago 2019, Igt Marche Rosso, comprende per metà la stessa uva montepulciano del Cumaro, ed è completato da un 40% di cabernet sauvignon e saldo di merlot. Un vino con un carattere che spinge maggiormente sulla intensità del frutto, ribadito in un palato dove fragola e lampone sono protagoniste in una beva di grande impatto gustativo e trama setosa. Infine, dal territorio abruzzese di Roseto degli Abruzzi, il Montepulciano d’Abruzzo Centovie 2019, caratterizzato da un frutto composto e non ridondante e da una bocca compatta e potente, sempre elegante.
Terre del Re
In Lucania, una doppia passione: quella ovvia per l’aglianico del vulture e quella, meno scontata ma assai comprensibile per il pinot nero, resa realizzabile dalle altitudini a cui sono piantati i vigneti che arrivano agli 800 metri sul livello del mare.
Fra i bianchi da segnalare il Lerà Bianco 2022, una malvasia vendemmiata in anticipo per “frenarne” l’aromaticità. Il risultato è un olfatto elegante di fiori bianchi, che prelude ad una beva di bella struttura, burrosa, con qualche pungenza quasi tannica nel finale. Ma venendo al pinot nero, il metodo classico Vulcano 800 Pinot Nero Rosé sfoggia un naso fresco che ricorda la rosa e la fragolina di bosco con una bolla e piacevole e una persistenza gustativa ragguardevole. Ancora pinot nero selezionato nel Vulcano 800 Pinot Nero 2021, un vino che sa evocare la seduzione tipica di questa uva stracelebrata: eleganza e bellezza della espressione aromatica, grande finezza della trama in uva beva dominata da un frutto rosso nitido e seducente che lascia una lunga scia nel finale. Bella sorpresa.
Il Lerà Rosso 2022, in prevalenza aglianico del vulture, è caratterizzato al naso da un frutto suadente, maturo e persistente. In bocca consistenza media, ancora fruttato gentile e un tannino fine e bello slancio in un finale ampio e persistente. Infine il L’Aglianico del Vulture Nocte 2017, dove nell’etichetta si fa riferimento alla vendemmia notturna che avviene nella prima quindicina di novembre, quando le escursioni termiche raggiungono anche i venti gradi e provocano agli acini forti contrazioni e dilatazioni alle quali l’uva fa fronte secernendo delle sostanze elastiche assai profumate. Il risultato è un fruttato seducente e una speziatura affascinante che si confermano in una beva cremosa, che arriva con slancio ad un finale snello e dinamico.
Vallone
Ancora una cantina che ha fatto la storia del suo territorio, il Salento, e dell’uva negroamaro. Ma per primo assaggiamo il Flaminio Susumaniello 2021 che matura in cemento, ed è un vino molto comunicativo dal bel frutto rosso (lampone in primo piano) e con un piacevole corredo speziato. La bocca è saporita, vellutata, coerente con l’olfatto. Il Flaminio Primitivo 2022, che matura in botti da dodici ettolitri, rifugge dal luogo comune dell’opulenza tipica del vitigno sfoggiando un frutto nero elegante al naso e una beva ampia, che si espande mettendo in mostra una garbata dolcezza.
Infine il Graticciaia 2018, storico grande vino pugliese da vecchie vigne del 1936 di negroamaro allevate ad alberello e appassite sui graticci, nato dalla maestria visionaria di Severino Garofano. Che non delude le attese: grande ampiezza olfattiva, frutto generoso ed elegante allo stesso tempo, persistenza gustativa infinita e leggerezza sul palato. Finale maestoso.
Cantine Spinelli
Dal territorio teatino di Atessa, una realtà da sette milioni di bottiglie e due linee di produzione, una proveniente dalla imponente tenuta di 100 ettari proveniente dal nonno mezzadro; l’altra (18 ettari, dei quali 4 vitati) che dopo l’acquisto si è scoperto essere interna a un parco, quindi in un regime agricolo rigorosamente bio. Il Serranella Pecorino Bio 2022, al naso vivo e pungente, in bocca è fresco, fragrante e di buona struttura. L’Abruzzo Pecorino Superiore Le Stagioni del Vino 2022, da una vigna con rese di 65 quintali per ettaro e maturazione in cemento, mostra vegetalità spinte e pungenze “sauvignoneggianti”. La bocca è spessa e agrumata. Il Montepulciano d’Abruzzo Serranella Bio 2022, vinificato in acciaio, ha un frutto leggero che caratterizza sia il naso che il palato, dove termina con ampie ed energiche vibrazioni. Il Montepulciano d’Abruzzo 2021, che proviene dalle prime vigne di 80 anni fa è un vino profondo, forte, saporito, potente e che nel finale “strattona” energicamente il palato.
Davide Fregonese
Davide Fregonese vanta, da viticoltore, una doppia attività in due territori d’elezione: le Langhe (precisamente Serralunga d’Alba), dove coltiva solo nebbiolo, e l’Etna. In entrambi ha stabilito un sodalizio con il talentuoso Davide Rosso, anima della cantina Giovanni Rosso, su cui si appoggia per la produzione di vini in Piemonte, ricambiando il supporto in Sicilia. L’Etna Bianco 2022 è fresco al naso, e di spiccata mineralità in bocca. L’Etna Rosso 2022 (nerello mascalese in purezza) sfoggia una grande ampiezza olfattiva di carattere floreale e poi “vira” su un frutto croccante in una beva succosissima.
Il Langhe Nebbiolo 2021 è un vino dall’olfatto lieve ed elegante, e in bocca è impalpabile, fresco e va in progressione gustativa rimanendo succoso e bevibile. Ma eccoci ai due cru di Barolo: Il Barolo Cerretta 2017, da suolo argilloso e calcareo, esprime con sicurezza un frutto maturo e note floreali più leggere. Sin dall’ingresso in bocca si mostra di media consistenza e coniuga potenza e freschezza, arrivando a un buon finale. Il Barolo Prapò 2016 proviene da mezzo ettaro di un cru di più netta composizione calcarea che conferisce più austerità a questo vino di carattere “autunnale” nei profumi, in cui si avvertono il sottobosco e una leggera menta che affiancano un frutto rosso sussurrato e penetrante. Letteralmente esplosivo in bocca, con la sua potenza e grande ampiezza del finale.
Monchiero Carbone
Da una delle cantine di riferimento del Roero, il Roero Arneis Re Cit 2023, un vino di sicura espressività sulle note della caramella di pera. Più elegante il Roero Arneis Cecu 2023, succoso e piacevolmente agrumato. Il Roero Riserva Renesio Incisa 2019 ha begli spunti minerali e pirici; in bocca è compatto e potente. La Barbera d’Alba Mombirone 2019 mostra un opulento fruttato (ciliegia) che si ripresenta in una bocca polposa e con un bel finale saporito. Il Roero Sru 2020, espressione del nebbiolo su suoli sabbiosi, è caratterizzato da un fruttato dal carattere dolce, quasi candito, ribadito in una beva piena e potente.

Scrive di vino, gastronomia e agroalimentare di qualità. Assieme a Luca Bonci ha fondato nel 1999 L’AcquaBuona. Direttore editoriale, gestisce le relazioni con i lettori e con la stampa. È membro dell’ASA (Associazione Stampa Agroalimentare)









