“La mia cantina” è un’espressione iperbolica, dato che si tratta di uno spazio di otto metri quadrati mediocremente provvisto dei requisiti minimi per conservare il vino.
Nel 1990 era il classico scantinato condominiale sovraccarico di cianfrusaglie, che ho adattato a cantina dopo averlo svuotato. Mi ci sono volute due settimane per liberarlo. Le prime dieci mattinate, pur buttando quintali di roba ogni ora – reti di letti, vecchie ante di armadio, sedie, croste dipinte, motori marini, eccetera -, lo scantinato appariva pieno come il giorno prima.
Scaffali di plastica, qualche foglio di lana di vetro, un mini ventilatore per l’aerazione, e ha fatto il suo dovere per oltre trent’anni.
Certo, ha conosciuto tempi migliori, una volta ospitava diverse centinaia di bottiglie, forse un migliaio o più (sempre molto poche rispetto a colleghi ipercollezionisti che viaggiavano sulle decine di migliaia).
Oggi ha un aspetto malinconico, come la bocca sdentata di un vecchio: due bottiglie lì, quattro spazi vuoti, un’altra bottiglia solitaria; stessa desolazione nello scaffale sottostante, e negli altri confinanti.
Ci vado molto raramente, da vent’anni abito altrove e la cantina corrente è un’altra; è altrettanto piccola ma più dinamica, dato che qui i cartoni di vino conoscono una rotazione settimanale/mensile.
In uno degli ultimi sopralluoghi ho scovato, nascosta da un paio di magnum improbabili, un’ultima bottiglia di vino che pensavo di aver finito molti anni fa: un Cornas 2001 di Thierry Allemand. O meglio, presumo che si trattasse di un 2001, visto che l’etichetta era ormai a brandelli e il tappo non ha sciolto i dubbi sul millesimo.
Diciamo che all’86,4% era un Cornas 2001 Allemand. Non uno dei cru, il Cornas cosiddetto d’annata.
Me lo aveva fatto conoscere Michele Alesiani, storico oste marchigiano, alla fine dell’800. Michele ne faceva una piccola importazione diretta, qualche cassa destinata soprattutto al suo locale dell’epoca, l’Osteria dell’Arancio.
Ho aperto il reperto con un robusto pregiudizio. Mi sono detto “sì, al tempo erano rossi che mi garbavano, perché apprezzavo di più la densità interna, la pienezza del sorso, la tenacia dei tannini, ma oggi…”.
Eh no. Il vino era magnifico, con pochissime tracce di evoluzione spinta, ancora ben piantato sulle sue gambe. Tonico, direi quasi battagliero. La trama tannica si era un po’ allentata, i profumi tendevano al sottobosco (come un tappeto di foglie autunnali che qualche eccentrico abbia cosparso con una grattata di pepe), ma il vino era del tutto presente.
Ingolosito, sono andato sul solito aggregatore online, wine-searcher, per vedere se fosse possibile acquistarne un paio di bottiglie, di questo 2001.
Sono trasecolato (ho trasecolato, mi trasècolsi, a scelta): un flacone di Cornas Allemand 2001 oggi costa sui 1.700 euro!
Non uso mai il punto esclamativo, perché è un segno di interpunzione che mi sta sui coglioni. Ma stavolta ci va.
Lascerò perdere, ovviamente.

Giornalista professionista. Si è dedicato dalla fine degli anni Ottanta ad approfondire i temi della degustazione e della critica enologica professionale. Ha collaborato con Luigi Veronelli Editore, casa specializzata in critica enologica e gastronomica, e dal 1996 ha lavorato come redattore ed editorialista presso il Gambero Rosso Editore. È stato collaboratore e redattore per la Guida dei Vini d’Italia edita da Gambero Rosso Editore e Slow Food. È stato per diversi anni curatore dell’Almanacco del Berebene del Gambero Rosso Editore. È stato titolare, in qualità di esperto di vino, di diverse rubriche televisive del canale tematico Gambero Rosso Channel. È stato relatore per l’AIS, Associazione Italiana Sommelier. È stato membro del Grand Jury Européen.
Dal 2003 al 2015 è stato curatore, insieme a Ernesto Gentili, della Guida I Vini d’Italia pubblicata dal gruppo editoriale L’Espresso. Del 2015 è il suo libro “Le parole del vino”, pubblicato dalla Giunti, casa editrice per la quale ha firmato anche – insieme ad Armando Castagno e Giampaolo Gravina – “Vini da scoprire” (2017 e 2018). Con gli stessi due colleghi è autore del recente “Vini artigianali italiani”, per i tipi di Paolo Bartolomeo Buongiorno. Scrive per diverse testate specializzate, tra le quali Vitae, il periodico ufficiale dell’AIS. E’ relatore dell’Accademia Treccani.









