Sottozona/Cru: Novi Ligure (AL)
Uvaggio: cortese
Data assaggi: agosto 2010
Il Commento:
Si fa un bel parlare (ed è un bel parlare, almeno per me) di vini “stilizzati”, sottili e “sussurrati”….finché un giorno non ti incontro il Gavi Pisé de La Raia, annata 2008, al cui cospetto mi accorgo che quasi quasi dovrei ritarare il peso di quegli aggettivi. Per spingermi più in là, scavare più a fondo, ricavarne un senso nuovo. Perché in questo caso la nudità del vino è disarmante e la scorrevolezza sublime, senza peso e senza ingombro. E’ un sorso “librato”, letteralmente librato. Qui, dove la purezza dei tratti è una purezza concreta, che tocchi e che senti. Così come non tocchi e non senti accademia o forzature, filtri o contaminazioni. Un vino leggiadro e “cortese”, questo è. Perché di Cortese quintessenziale si tratta, ché se proprio dovessi (forzatamente) accostarlo a qualcosa o a qualcuno, lo accosterei – per garbo, andamento gustativo e finanche per quella sua rarefatta tattilità- ad un Riesling renano di razza. Eppure è Gavi fin nel midollo.
Profondamente agrumato, profondamente minerale, profondamente salino, delicatamente floreale. Una fusione aggraziata e un disegno ispirato. E senza urgenza alcuna di dover gridare la sua presenza: voce dell’alcol morigerata e accorta ( 12,5%), frutto votato all’essenzialità, colore diafano e glaciale. C’è però quella ossatura minerale a far la differenza, e a colmare vuoti solo apparenti. Che poi è anche nervatura, stimolo e innesco per uno sviluppo teso, armonioso e coinvolgente. La beva, vaddassé, se ne esce corroborata, al punto da farsi istintiva, ineludibile. Sugli scaffali d’Italia, a 13 euro o giù di lì, il Gavi conquistatore.
La Chiosa:
Coscienze nuove e vigne vecchie: connubio affiatato, non c’è che dire. Tom Dean e Caterina Rossi Cairo guidano La Raia da pochi anni (2003), e fin da subito si sono indirizzati verso una agricoltura biodinamica (oggi certificata) facendo affidamento su un patrimonio di vigne composito che annovera anche ceppi di cortese settantenni. Da questi ultimi nasce la selezione Pisé, il cui nome vuole essere una dedica a una tecnica costruttiva antica, protagonista l’argilla. Ed ecco che, nonostante la giovane esperienza messa in campo, i loro vini (e Pisé 2006 costituiva in tal senso una chiara avvisaglia) sembrano già in grado di raccogliere tanti e tali stimoli da sembrare “adulti”, senza alcun timore di mostrarsi nudi, per quello che sono: una fisionomia sottile e “segreta” (come ci avrebbe raccontato Mario Soldati) che si muove sulle ali dell’equilibrio e della soavità. Sì, le colline del Gavi sono animate oggi da talenti tutti nuovi, e i vini rispondono da par loro. Lontani i tempi delle diluizioni e della fama contraddittoria (ciò che portava a erodere l’estro dei contadini e la qualità intrinseca di quei bicchieri). Dall’altra parte, la crescente e salvifica attenzione della critica (era ora!) verso i vini fini va rispolverando antichi privilegi, che fino all’altro ieri venivano spacciati per difetti. Però, che brutto essere ciechi con tutta questa luce!

Giornalista pubblicista toscano innamorato di vino e contadinità, è convinto che i frutti della terra, con i gesti che li sottendono, siano sostanzialmente incanto. Conserva viva l’illusione che il potere della parola e del racconto possa elevare una narrazione enoica ad atto culturale, e che solo rispettando la terra vi sia un futuro da immaginare. Colonna storica de L’AcquaBuona fin dall’inizio dell’avventura, ne ricopre da anni il ruolo di Direttore Responsabile. Ha collaborato con Luigi Veronelli e la sua prestigiosa rivista Ex Vinis dal 1999 al 2005; nel 2003 entra a far parte del gruppo di autori che per tredici edizioni darà vita alla Guida dei Vini de L’Espresso (2003-2015), dal 2021 rientra nell’agone guidaiolo assumendo il ruolo di referente per la Toscana della guida Slow Wine.










2 risposte
un vino meraviglioso.
Conosco questo vino fin da quando partecipavo al tour “Andar perGavi” l’ho sempre reputato uno dei migliori sia per qualita prezzo.