A Paolo De Marchi, a Isole e Olena e ai traghettatori di conoscenze

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1941

Paolo De Marchi a fine anno se ne andrà, se ne andrà da quelli che in 50 anni puoi ben dire siano diventati i suoi luoghi, con i quali ha convissuto in una speciale simbiosi, lasciando a noi, viandanti e appassionati d’ogni dove, il ricordo indelebile di una impresa di cuore e di testa chiamata Isole e Olena, per una storia che continuerà, certamente, ma che sarà abitata da altri, sarà affidata ad altri, sarà comprensibilmente altra cosa.

Abbiamo compiuto l’ultimo viaggio assieme, l’altra sera, nel piccolo grande universo creato con lungimiranza nel corso di una vita, e il maestoso paesaggio viticolo che ti si presenta davanti agli occhi, ricreato per onorare le antiche “architetture” agricole chiantigiane, è come una detonazione, evidenziata dallo spettacolo dei terrazzamenti di Olena, disposti tutt’attorno al vecchio borgo mezzadrile di cui Paolo ha cercato di mantenerne l’integrità, per evitare di vederlo crollare sotto i colpi inferti dal tempo e dall’abbandono, e la cui visione ha a che vedere con il concetto di struggimento, o di tormento interiore.

Ed è stato proprio lì che, racconto dopo racconto, abbiamo conquistato il tramonto. E il tramonto, da lassù, è come un approdo sognato.

Grazie Paolo per tutta l’umiltà, la dedizione, l’impegno e la proverbiale discrezione di persona e di vignaiolo, e per il rispetto nutrito verso quella terra che ti ha accolto facendoti diventare grande.

Mosso da una curiosità pura e senza preconcetti, volente o nolente sei diventato un traghettatore di conoscenze, e il ruolo di custode ti si calza proprio bene addosso. E’ in fondo ciò che sei. O meglio, ciò che desideravi essere.

Non posso pensare che non ritornerai in questi luoghi; secondo me la nostalgia ti giocherà degli scherzetti a cui non potrai sottrarti. Ma, anche se fosse, questi luoghi avranno il tuo nome.

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I VINI DI UN GIORNO

Elasticità e flessibilità. Su queste fondamenta Paolo De Marchi ci ha costruito un metodo. Così è per la campagna (dimensione policlonale del vigneto, densità di impianto da medie ad elevate, modalità di allevamento dal guyot al capovolto, al cordone speronato), così è per la cantina ( vinificazioni di vario genere anche per lo stesso vino, modulazione nell’uso dei legni, gestione delle macerazioni differenziata). E così è per tutte le scelte che possono interessare la sostanza, che è poi quella di saper creare – e mantenere – una azienda agricola sana.

Appunto, i vini, i vini di Isole e Olena. Diciamo che le tendenze passano, le mode pure, ma quei vini restano. Perché le mode le trascendono, e hanno imboccato da tempo la strada loro, e senza mai abbandonarla, peraltro. In un circolo virtuoso di coerenza e vocazione, sono in grado di tratteggiare con sincerità assoluta quel territorio di frontiera chiantigiana, punto di incontro geologico fra la piattaforme ligure e quella toscana, portando con sé lo spirito mediterraneo e trasponendolo in un portamento “continentale”. E la freschezza, la freschezza dei migliori distretti chiantigiani.

Prendi il Chianti Classico 2020, per esempio, un vino che ti coinvolgerà per brillantezza e seduzione, per dettaglio e classicità espressiva. Forse ha in corpo un pizzico di calor’alcolico in sopravanzo, ma è la sapidità, qui, a dettar legge.

Poi c’è lui, Cepparello 2020, uno dei Sangiovese iconici della denominazione, un’etichetta nata nel 1980, quando il concetto di monovarietale sembrava un azzardo. Oggi la percentuale di legno piccolo e nuovo si è ridotta, così come il tempo di macerazione, così come quello di affinamento in rovere. Epperò, ricavato come sempre da una vendemmia a piena maturazione, e a fronte dei recenti chiari di luna climatici, non possiede oggi il dono dell’agilità: è carnoso, compatto, da sdilinquirsi, ma la freschezza sottopelle ne stimola la succosità, mentre la coda salino-minerale ne rammenta l’antica razza.

Il Collezione Privata Chardonnay 2021 esplicita tutte le rimodulazioni stilistico-interpretative maturate nel tempo per assumere un profilo più stilizzato e meno mediato dal rovere. Questa versione ne è un fulgido esempio: grano, erbe, menta, sale, e una profilatura di materia che rende affusolata la trama in un sorso verticale, signorile, varietalmente espressivo.

Il Collezione Privata Cabernet Sauvignon 2019, che prevede in realtà un piccolo saldo di franc, merlot e petit verdot, è ricco e potente, sferzante e futuribile, con un tannino incisivo che abbisogna di tempo, ma che il tempo non lo spaventa.

Il Collezione Privata Syrah 2020, infine, è nè più nè meno che un capolavoro di premure e di dettagli sottili, dove un frutto integro e una materia sopraffina si muovono nel verso della ariosità e dell’ampiezza gustativa in un sorso dinamico, contrastato, dalle fondamenta eleganti. Un Syrah di fine eloquenza, ecco cos’è, persino più compiuto rispetto a precedenti versioni, che quanto a carattere non hanno mai scherzato.

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FERNANDO PARDINI

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