Dal 1608 Old Bushmills scrive la storia del whiskey irlandese

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Ci troviamo esattamente a Bushmills, graziosa cittadina appartenente ad una delle quattro nazioni costitutive del Regno Unito, l’Irlanda del Nord. La contea è quella di Antrim, tra le più settentrionali in assoluto. Avvicinandoci alla zona costiera, dominata da imponenti scogliere e gelide acque oceaniche, è possibile rivolgere lo sguardo verso alcune isole del sud della Scozia, ad esempio la nota Islay, la regina delle Ebridi. Una vacanza in Irlanda, tra cittadine ricche di storia, pub antichissimi e panorami mozzafiato, non può certamente escludere una tra le attrazioni più interessanti dell’isola: la visita ad una distilleria. Il whiskey da queste parti è una religione al pari della celebre birra stout, e le distillerie sono affascinanti tanto quanto la loro storia. Dovendo scegliere ho optato per la più antica in assoluto: Old Bushmills.

Colgo l’occasione per ringraziare vivamente l’intero staff per l’invito, e per l’accoglienza a dir poco straordinaria: quest’ultima ci ha permesso di entrare nella storia dell’azienda dalla porta principale. L’italoamericano Joseph Salvatore Ferrara, lo troverete ritratto in foto, con simpatia e professionalità ha guidato per ben due ore la visita presso l’antica distilleria, oltre alla degustazione finale comprendente cinque whiskey di casa Bushmills. – La storia del whiskey irlandese inizia probabilmente qui – queste le parole iniziali del nostro interlocutore pronunciate con un velo di orgoglio; è innegabile lo spirito di appartenenza al gruppo da parte dei dipendenti. Come di consueto si inizia sempre da una data fatidica, in questo caso il lontano 1608. Il re in persona, Giacomo I d’Inghilterra, rilascia la prima licenza ufficiale per la produzione di acqua vitae. Occorreranno diversi decenni prima che il progetto Old Bushmills prenda forma, tuttavia rimarrà una data epica per il territorio e per la storia del whiskey irlandese perché la contea di Antrim fu la prima a richiederla. La nascita vera e propria della distilleria risale al 1784 per mano di Hugh Anderson, dunque con 239 anni di storia rimane una delle più antiche al mondo ancora in attività.

Per comprendere appieno i valori che da sempre animano la filosofia aziendale occorre semplicemente fare un esempio: nel 1850 la Gran Bretagna impone una nuova tassa che riguarda l’orzo maltato, l’aumento dei prezzi è inevitabile dunque per abbassare i costi gran parte delle distillerie iniziano ad affiancare alla materia prima sopracitata il grano o l’orzo non maltato. L’affare non riguarda Old Bushmills che preferisce continuare dritto per la propria strada. Un viaggio che si traduce in qualità, eccellenza e costante ricerca della miglior materia prima al fine di offrire ai consumatori un whiskey che possa rappresentare in tutto e per tutto lo stile aziendale. Un’altra data fatidica è il 1885, anno in cui un tremendo incendio distrugge buona parte della distilleria. La forza d’animo degli allora proprietari è sorprendente, in pochi anni viene ricostruita. Da lì una seria infinita di traguardi, ad iniziare dal 1889 anno in cui Old Bushmills trionfa a Parigi all’Esposizione universale mediante uno dei riconoscimenti più ambiti, la “only gold medal for whiskey”. Il celebre scrittore James Joyce la menziona addirittura nel suo romanzo epico “Ulisse”.

Dopo tanti successi occorre fare i conti con il 1923, periodo storico in cui in America vige la legge sul Proibizionismo. In quel periodo il mercante di Belfast Samuel Wilson scommette sulla distilleria di Bushmills, convinto che da lì a poco il divieto verrà abolito. Non andò proprio così tuttavia il nostro protagonista riuscirà ad introdurre Old Bushmills nel mercato statunitense. Ancor oggi è tra i whiskey più venduti da quelle parti. La Seconda Guerra Mondiale, oltre a limitare notevolmente la produzione di orzo occupa, attraverso le truppe alleate, i locali della distilleria; inoltre un bombardamento a Blefast distrugge completamente gli archivi presso la sede legale. Gli anni ’50 e ’60, terminato il conflitto bellico, segnano l’inizio di una nuova ed esaltante era. I whiskey Old Bushmills sono richiestissimi e apprezzati soprattutto negli Stati Uniti, tuttavia la richiesta è talmente alta che il fenomeno genera la nascita di ben 37 nuove distillerie irlandesi.

Negli anni ’70

tuttavia il gusto dei consumatori cambia direzionandosi sempre più verso altri distillati. Così facendo le aziende attive del territorio rimangono due, una delle quali è la nostra protagonista che riesce a sopravvivere. Nel 2015 la proprietà passa al gruppo Proximo Spirits che, pur mantenendo inalterati i valori che da sempre contraddistinguono il brand, riesce a guadagnare sempre più fette di mercato portando oggi il gruppo a competere con i marchi di whiskey più importanti al mondo. La filosofia aziendale non verte soltanto sulla qualità del prodotto, contempla diversi temi tra cui la sostenibilità aziendale, priorità che il gruppo insegue da sempre. Diversi gli esempi concreti: da oltre dieci anni non vengono gettati rifiuti nelle discariche, viene impiegato il 30% in meno di energia elettrica per ogni litro di whisky, prodotta al 100% da fonti green e rinnovabili. La distilleria è situata sul fiume Bush e utilizza ancor oggi l’acqua locale prelevata dal Saint Columb’s Rill. La materia prima è importantissima in un whiskey che si rispetti, dunque oltre ad acque vocate, ed opportunamente testate, occorre utilizzare un orzo maltato di assoluto livello, ed è qui che entra in gioco tutta l’esperienza di Old Bushmills.

Ai giorni nostri è la seconda distilleria più grande d’Irlanda con una produzione annua che si aggira attorno ai 4,5 milioni di litri l’anno. Il lavoro è a ciclo continuo, sette giorni su sette, ben 10 alambicchi in grado di distillare malto lievemente torbato, e non torbato, prodotto secondo il metodo della tripla distillazione. Le percentuali variano tuttavia è corretto asserire che il 55% della produzione è orientata verso i single malt, mentre il 45% single grain che arriva dritto da Midleton, nota cittadina della contea di Cork situata nel sud della repubblica d’Irlanda.

Veniamo ora ai 5 whiskey degustati, di seguito le mie impressioni.

Iris Whiskey Black Bush Triple Distilled Finest Blend Sherry Cask Reserve

La degustazione inizia mediante l’unico blended proposto: il Black Bush, un whiskey iconico di casa Bushmills. Prodotto in piccoli lotti, combina una quantità elevata di orzo maltato con altri cerali. Affina otto anni tra botti di Sherry Oloroso e bourbon. Si distingue già dal colore ambrato, un naso che sa di caramella mou, vaniglia, la parte floreale è leggermente appassita, chiude i battenti la frutta secca. In bocca tanta morbidezza e una punta di sapidità, l’alcol percepito è leggermente sopra le righe. Un buon whiskey dall’ottimo rapporto qualità prezzo, in Italia è possibile trovarlo all’interno della GDO ad un prezzo di circa 20 euro.

Iris Whiskey Single Malt 10

Passiamo alla categoria da molti ritenuta superiore. Felice combinazione di Single Malt maturati per almeno 10 anni in botti di bourbon selezionate a mano, e di Sherry. Il colore è vibrante, oro acceso, caldo. Al naso ricordi di miele d’acacia, nocciola tostata, mimosa leggermente appassita e scorza di agrume dolce; la vaniglia è leggermente sfumata in chiusura. In bocca stupisce per totale assenza di alcol percepito e una tendenza quasi dolce, pur sorretta da vibrante acidità. Buonissimo.

Iris Whiskey Single Malt 12 Distillery Reserve

Già dal nome si evince che questo whiskey single malt è possibile acquistarlo soltanto presso la distilleria. Un’esclusiva che Old Bushmills riserva a tutti coloro che vogliono visitare il posto dove tutto è nato. Tonalità oro-ambra, luminosità da vendere. Profumi di arancia navel e mandorla tostata, cardamomo e un’eco salmastra ad impreziosire l’insieme. Morbidezza contrastata da una punta di sapidità, alcol appena accennato, lunghezza proporzionata all’intensità del sorso.

Iris Whiskey Single Malt 16

Ci avviciniamo pericolosamente alla maggior età, ben sedici anni di affinamento tra botti di bourbon selezionate a mano, Porto e Sherry. Il colore è piuttosto caldo, oro pieno e ricco di vitalità. Suggestioni di caramello, toffee, zagara appassita e toni empireumatici di grande complessità. Il più “salato” di tutti in bocca e nonostante il lungo affinamento risulta piuttosto esuberante, intenso e lievemente salmastro, con una punta di alcol ancora da stemperare. Necessita di ulteriore riposo per rivelare la sua classe indiscutibile.

Iris Whiskey Single Malt 21

Degustare un Iris Whiskey Single Malt che ha riposato 21 anni tra botti di Sherry, bourbon e Madeira non è affare di tutti i giorni, soprattutto per l’elevato costo del prodotto. Non bisogna tuttavia mai farsi influenzare da questi aspetti e mantenere la mente lucida e il palato il più possibile imparziale. Mi ritrovo dunque al cospetto di un whiskey che mostra fascino e personalità sin da colore: oro antico con riflessi ambra piuttosto evidenti. Avvicinandolo al naso non sembra nemmeno di stare davanti a un distillato tant’è l’assenza di alcol percepito, la stessa che corrisponde anche in bocca. In sequenza: pepe bianco, cannella, cardamomo, nocciola tostata e un ritorno di pesca matura commovente in quanto ad integrità di frutto. Solitamente il concetto di estrema bevibilità è difficile da associare ad un whiskey, indipendentemente dalla qualità, in questo caso è l’esatto opposto: slanciato, succoso, sapido; il finale di bocca è dolce e richiama un’altra volta la pesca. Un prodotto di grande qualità che testimonia il potenziale dei whiskey irlandesi.

Le foto sono di Danila Atzeni

Andrea Li Calzi

Nasce a Novara, ma non di Sicilia, nonostante le sue origini lo leghino visceralmente alla bella trinacria. Cuoco mancato, ama la purezza delle materie prime, è proprio l’attività tra i fornelli che l’ha fatto avvicinare al mondo del vino attorno al 2000. Dopo anni di visite in cantina e serate dedicate all’enogastronomia. frequenta i corsi Ais e diventa sommelier assieme alla sua compagna, Danila Atzeni, che oggigiorno firma gli scatti dei suoi articoli. Successivamente prende parte a master di approfondimento tra cui École de Champagne, vino che da sempre l’affascina oltremodo. La passione per la scrittura a 360° l’ha portato, nel 2013, ad aprire il blog Fresco e Sapido; dal 2017 inizia la collaborazione con la rivista Lavinium e dal 2020 quella con Intralcio. Nel 2021 vince il 33° Premio Giornalistico del Roero. Scorre il nebbiolo nelle sue vene, vitigno che ha approfondito in maniera maniacale, ma ciò che ama di più in assoluto è scardinare i luoghi comuni che gravitano attorno al mondo del vino.

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Nasce a Novara, ma non di Sicilia, nonostante le sue origini lo leghino visceralmente alla bella trinacria. Cuoco mancato, ama la purezza delle materie prime, è proprio l’attività tra i fornelli che l’ha fatto avvicinare al mondo del vino attorno al 2000. Dopo anni di visite in cantina e serate dedicate all’enogastronomia. frequenta i corsi Ais e diventa sommelier assieme alla sua compagna, Danila Atzeni, che oggigiorno firma gli scatti dei suoi articoli. Successivamente prende parte a master di approfondimento tra cui École de Champagne, vino che da sempre l’affascina oltremodo. La passione per la scrittura a 360° l’ha portato, nel 2013, ad aprire il blog Fresco e Sapido; dal 2017 inizia la collaborazione con la rivista Lavinium e dal 2020 quella con Intralcio. Nel 2021 vince il 33° Premio Giornalistico del Roero. Scorre il nebbiolo nelle sue vene, vitigno che ha approfondito in maniera maniacale, ma ciò che ama di più in assoluto è scardinare i luoghi comuni che gravitano attorno al mondo del vino.

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