La Valle di Mezzane è un’area della Valpolicella (patria degli autoctoni corvina, corvinone, rondinella, molinara, oseleta, più, secondo disciplinare di produzione, altre uve rosse non aromatiche ammesse nella provincia di Verona) che si sviluppa a est di Verona,
fuori dalla zona classica della denominazione (comuni di Sant’Ambrogio, San Pietro in Cariano, Fumane, Marano, Negrar), in quella che viene comunemente definita come la Valpolicella “estesa” (un tempo chiamata “allargata”), la quale comprende, oltre alla Valpantena, anche la Valle di Cazzano e la Valle d’Illasi per un totale di 14 comuni.
La Valle di Mezzane si estende a nord fino al comune di San Mauro di Saline mentre a sud trova il proprio confine a Vago, nel territorio di Lavagno e, vede come centrale il comune eponimo di Mezzane, suddiviso tra Mezzane di Sopra e Mezzane di Sotto.
Cerniera territoriale tra la denominazione della Valpolicella e quella del Soave, la Valle di Mezzane presenta, lungo le dorsali che solcano
il suo territorio in direzione nord-sud, un’ampia stratificazione pedologica, caratterizzata da un’alternanza di suoli calcarei e vulcanici, da cui il claim “Nero su Bianco” scelto dal gruppo dei 12 produttori della zona per il loro walk around tasting, che, tra le varie tappe, è arrivato anche a Milano all’Enoluogo di Civiltà del Bere.
Illustrando la sua accurata Carta dei Suoli in scala 1:10.000, ora anche in versione 3D, il pedologo Giuseppe Benciolini si è soffermato sulla presenza di terreni calcarei poco profondi e d’intrusioni vulcaniche che hanno perforato la piattaforma carbonatica, conferendo poi ai vini «un marcatore di piccantezza che troviamo nei rossi e che ritroviamo anche nei Soave».
Più nello specifico i suoli del territorio si compongono, in ordine crescente d’età (dall’Eocene al Giurassico), di calcari a nummuliti, basalti vulcanici sottomarini, scaglia rossa veneta, biancone, rosso ammonitico e calcari grigi per un mosaico pedologico variegato quanto affascinante.
La presenza basaltica nel terreno va dalle più alte percentuali di San Briccio, che giace su un antico cono, alle «punture di spillo» che coinvolgono pochi filari nella zona delle Guaite. La piovosità è sui 900 millimetri, mentre la temperatura media è assestata sui 15,5 gradi, un valore che non mette ancora l’areale a rischio di siccità.

Dal 2023 i 12 vignaioli – tutti presenti, tutti o quasi di prima o seconda generazione, tutti che chiudono la filiera produttiva (cinque di loro producono anche Soave) per 80 ettari complessivi e circa 200.000 bottiglie annue – formano un gruppo affiatato cui va il mio miglior augurio di continuità e successo (è noto, e il passato lo ha dimostrato in più di un’occasione, come sia più facile formare dei gruppi che renderli stabili).
I fratelli Alessandro e Beatrice Benini imbottigliano dal 2017 e conducono 16 ettari a conduzione biologica, tutti a pergola trentina, di cui 4 destinati ai rossi della Valpolicella e ben 12 al Soave. Il Valpolicella Superiore Mazzacanà 2023, che matura per un anno tra acciaio e tonneau, ha colore leggero, fragranze pepate, sorso succoso e contrastato, chiusura sapida. L’Amarone della Valpolicella Spincristo 2020 (appassimento delle uve protratto per quattro mesi, maturazione di tre anni in botte grande) si mostra pieno, intenso, flessuoso, di buon allungo.
Carlo Alberto Negri coltiva due ettari e mezzo tra Mezzane di Sotto (località Giare, terreni calcarei) e San Pietro di Lavagno, da cui trae due vini che imbottiglia dal 2019. Il Valpolicella Superiore 2021 – che proviene da una vigna unica, senza nome, di vent’anni da dove arrivano anche le uve per l’Amarone – ha colore leggero, profilo polposo, intenso, pepato, sapido, di allungo quasi “piccante”. Alla sua prima annata, l’Amarone della Valpolicella 2019 (due mesi di appassimento e tre anni in tonneau nuovi) ha un colore chiaro per la tipologia (sono le varietà storiche del territorio, mi dice il produttore, dunque più molinara nel taglio e niente oseleta), toni intensi di cioccolato, di farina di cacao, di Boero, è potente ma equilibrato, con un lieve tannino del legno nel finale ancora da assorbire.

Del rigore, della pignoleria, del perfezionismo di Luca Anselmi, cantina Falezze, ho già raccontato sulle pagine di questo sito (https://acquabuona.it/2023/03/la-valpolicella-di-luca-anselmi-i-vini-di-falezze-tra-rigore-scientifico-e-taglio-sartoriale/). Mi limiterò qui a ribadire la bontà dei suoi rossi, prodotti da sette ettari di pergole veronesi e trentine (certificate bio dal 2022, alcune delle quali di età venerabile) su suoli di marna bianca (vigne più basse) e argilla (vigne più alte): il Valpolicella Superiore 2020 ha trasparenze cromatiche, olfattive (freschezza di pepe e di piccoli frutti selvatici), gustative (succo, tonicità, croccantezza, tensione, sapore). L’Amarone della Valpolicella 2018 (tre mesi di appassimento) ha intenso colore ciliegia, invitante felpa di frutto candito, notevole stoffa, gran carattere, allungo invitante ed equilibrato.
La cantina sotterranea di Grotta del Ninfeo è situata tra volte del XVI secolo e la storica villa con giardino all’italiana è parte delle grandi Ville Venete. Luca Fraccaroli vinifica dal 2002 con il padre Tiziano. Il terroir di riferimento è quello vulcanico di Lavagno, che prende il nome da una collina esposta a Levante che era un antico vulcano (Lava). Il Valpolicella Superiore 2020 (75% corvina, due anni e mezzo in tonneau), ha colore leggero (tutti o quasi i Valpolicella di questi vignaioli, prodotti con uve fresche, riconciliano il gusto con un vino più longilineo e contemporaneo rispetto allo stile più dimostrativo del recente passato), finezze di erbe, seduzioni balsamiche (genziana, canfora), succosità tonica e invitante, persistenza. Il Valpolicella Superiore Ripasso 2020, da terreni calcarei, sprigiona freschezza, tonicità, è più incline al frutto, ha maggior corpo (come vuole la tipologia) e analoga sapidità, con sfumature di erbe medicinali in chiusura.
La famiglia Morini di Ilatium è composta da sette persone tra fratelli e cugini (è presente all’evento Micaela Morini): la cantina nasce nel 2001 ma i fondatori Luigi e Giuseppe hanno posto le basi del lavoro attuale fin dal 1980. Ai terreni storici dell’azienda, situati nella Val d’Illasi, si aggiungono nel 1992 quelli della Val di Mezzane, che circondano un antico casale del primo Novecento. Il Valpolicella Superiore Prognai 2019, frutto di un appassimento di circa un mese, con due anni di maturazione in tonneau di secondo passaggio, sfoggia densità, calore, struttura, spezia e una potenza boisé. L’Amarone della Valpolicella Leon 2019 (due mesi e mezzo di appassimento, tre anni in tonneau e in botte da 50 ettolitri) ha legno seducente dal timbro mentolato, frutto quasi esotico, stile postmoderno a tendenza morbido-ammiccante con potenza alcolica in un assieme esuberante che non soffre di squilibri.
Fondato da Enzo Marcolini con la moglie Carla nel 1986, l’azienda Il Monte Caro di Mezzane di Sotto (7 ettari tra vigneti, uliveti e boschi) è condotta dal 2014 dai figli Emanuela e Giorgio. I terreni sono un riassunto della variabilità del territorio: terra rossa ammonitica, calcare, selci. Il Valpolicella Superiore Sol Aria 2022, proveniente da una parcella di 7000 metri quadri a 400 metri di altitudine dai terreni calcari (scaglia bianca) con lieve intrusione vulcanica, fa fermentazione spontanea e vinificazione in acciaio. Ha note di erbe, di pepe, di frutto selvatico, un sorso succoso, dritto, sapido, quasi salino, molto persistente. L’Amarone della Valpolicella Fogo 2020, da suoli di scaglia bianca (calcare più giovane) a 250 metri di quota, fa appassimento naturale, senza ventilazione e deumidificazione, per circa tre mesi e viene analogamente vinificato in acciaio. Il colore è chiaro, il carattere del frutto denso e definito, la felpa del tatto ben integrata al gradiente alcolico, il finale si allunga in scioltezza e sapore.
Il progetto di un ambizioso relais – con sei camere e un ristorante dove Luisa continua la tradizione di mamma Zaira – nasce nel 2009, quando la famiglia Brusco, solida realtà nel campo della ristorazione alberghiera, si trasferisce sulla collina di Mezzane. Nasce I Tamasotti. Nel 2012 l’ingresso del figlio Giacomo Brusco con la moglie enologa Sabina Zantedeschi porta questa realtà ad abbracciare la produzione di vino e olio. Dal 2019 i tre ettari e mezzo di vigneto su terreni roccioso-calcarei e i tre di uliveto sono a conduzione biologica certificata. Il Valpolicella Superiore 2019 fa un lieve appassimento delle uve e due anni in barrique di secondo e terzo passaggio. Ha colore intenso e ricco come il vino: denso, spesso, strutturato, definito, giocato sull’abbondanza del frutto e su un finale boisé non invasivo. Dopo cento giorni di appassimento e quattro anni di barrique, l’Amarone della Valpolicella 2018 si presenta con un colore intenso, con un naso di carattere (frutta rossa candita), con un sorso pieno, denso, intenso, dal tratto felpato, di vigoroso soffio alcolico, dal finale di spezie e cacao.
Giovanni Ruffo è l’outsider del gruppo: è il più anziano (classe 1938, originario di Crescenzago), fa vino per passione dopo aver lavorato per una multinazionale delle bevande, produce 3600 bottiglie all’anno, ha due vigneti di 3496 metri quadri (Le Cesete, vigna originaria del 1954, con ancora il 30% delle viti del tempo, alcune delle quali abitate da vecchie varietà ancora sconosciute, acquistata nel 2003 e in produzione dal 2012, da cui provengono i due vini sotto citati) e 5064 metri quadri (Costa Sinai, acquistato nel 2007 e in produzione dal 2014 dopo i lavori di disboscamento, di ricostruzione delle marogne, i muri a secco, e d’impianto delle viti). La sua azienda, chiamata Le Cesette, si trova a San Briccio, comune di Lavagno, in mezzo a terre nere di origine vulcanica. Il Valpolicella Superiore 2017 (appassimento tra i 40 e i 60 giorni con tre anni di maturazione in barrique di rovere francese e americano, nuove e di secondo passaggio) ha profilo artigianale, sincero, “nudo”, è succoso, fruttato, pepato, tonico, molto sapido. L’Amarone della Valpolicella 2014 fa dai due ai tre mesi di appassimento delle uve con maturazione di cinque anni in barrique, soprattutto nuove, è stato imbottigliato nel 2020 ed è uscito lo scorso anno. Ha fragranze “artisan” e “naîf” con umidori di grotta e di bosco all’olfatto e un palato di frutti neri, di erbe officinali, di densità sciolta e leggera, di potenza alcolica integrata, dove ritornano in chiusura le erbe medicinali, la china, i piccoli frutti.

Situata a Mezzane di Sotto, l’azienda Le Guaite (dall’antico tedesco Wahta, “veglia”, “guardia”, luogo di osservazione o torre di guardia usato fin dall’epoca romana) viene acquistata nel 1960 dalla famiglia Pizzighella e nel 2002 comincia a produrre i primi vini per mano di Stefano Pizzighella e Giulietta Dal Bosco. Dal 2015 è la figlia Noemi a prendere in mano le redini, rinominando l’azienda Le Guaite di Noemi. Gli ettari vitati sono cinque a 450-500 metri di altitudine con terreni di calcare bianco, calcare rosa e basalto. Ambedue i vini fanno dieci anni tra maturazione e affinamento. Il Valpolicella Superiore 2014 ha fatto 20 giorni di appassimento e cinque anni in botte grande. Ha colore rubino intenso, profilo di corposa frutta appassita, sviluppo flessuoso ed equilibrato, definito e godibile. Dopo cento giorni di appassimento, cinque anni in barrique (nuove e di secondo passaggio) e sei in bottiglia, l’Amarone della Valpolicella 2013 sfoggia un’essenza balsamica, un senso spiccato di frutta rossa candita, di prugna, un’efficace densità e una bella definizione, con un lungo finale di spezie, china e piccoli frutti neri.
Nel 2003 Camilla Rossi Chauvenet decide di trasformare la tenuta di famiglia, acquisita nel 1883, in un’azienda vitivinicola biologica con un wine relais di 18 camere. Nasce così Massimago, nome che proviene dal latino maximum agium, “massimo benessere”: 12 ettari vitati suddivisi in 14 particelle che dagli 80 arrivano fino ai 450 metri di quota. È il 2016 quando Camilla, agronoma, vede coronato il proprio sogno. Il Valpolicella Superiore Profasio 2021 (il nome celebra un rito culinario di famiglia, quell’uso delle spezie che allietano il palato e “fanno parlare”) proviene dalle parcelle Macie e Terase, che hanno terreni calcarei, di biancone puro. Fa circa un anno e mezzo in botti da 20 ettolitri e un anno di affinamento in bottiglia. La vinificazione di uve fresche emerge nei sentori vinosi, nelle note di erbe, di pepe, nelle sfumature piccanti, nella fluidità e nella leggerezza del tratto: chiude con note di erbe aromatiche e macchia mediterranea. L’Amarone della Valpolicella Conte Gastone 2020 (120 giorni di appassimento, due anni in botte grande e uno in bottiglia) ha profilo succoso, avvolgente, sviluppo naturale, espressivo, tatto felpato, note di erbe aromatiche con sfumature esotiche e tanta frutta candita.
Roccolo Grassi, che prende il nome dal vigneto più importante di San Briccio, dove nascono i rossi (la sede aziendale è invece a Mezzane di Sotto), nasce nel 1996, quando il giovane Marco Sartori, fresco di studi, comincia ad affiancare il padre Bruno. Nel 2002 entra in azienda anche la sorella Francesca. Gli ettari totali, compresi quelli per il Soave del vigneto Broia e quello più recente in zona Valfredda, sono 17. I vini sono il risultato della ricerca quasi maniacale di una qualità senza compromessi in termine di basse rese e maturazione delle uve, e di una sorvegliatissima tecnica di cantina. Il Valpolicella Superiore 2019 fa appassimento per il 20% della massa con tre anni di maturazione in legno (70% botte grande, il resto in barrique). Ha frutto cospicuo, tonico, speziato, saporito, di caratura e vigore, con allungo continuo, preciso, persistente. Analogamente, l’Amarone della Valpolicella 2019 (dalle pergole più vecchie di 55 anni che poggiano su terreni basaltici, con appassimento delle uve per due mesi e mezzo e tre anni di maturazione in botte grande per il 60% e barrique) sposa uno stile moderno che non rinuncia mai al carattere: notevole il profilo di un frutto denso e carnoso quanto sciolto e continuo, con sviluppo espressivo e lungo finale di amarena e cacao.
Situata a Lavagno, Talestri nasce dall’iniziativa delle sorelle Lisa, Francesca e Anna Marcato (solo le prime due lavorano in azienda), mettendo a frutto l’esperienza del padre Francesco che gestisce una propria azienda. Nel 2008 acquistano i vigneti a San Briccio, terra vulcanica per eccellenza della Valle di Mezzane, nel 2015 costruiscono la cantina e nel 2021 escono con le prime bottiglie. Da uve fresche, vinificazione in acciaio e breve passaggio in botte grande, il Valpolicella Superiore Determinazione 2022 ha colore leggero, spiccato côté speziato al naso (pepe), sviluppo molto naturale, dal sapore “piccante” e dall’incedere sciolto e dinamico. Frutto di un appassimento a freddo di 90/100 giorni a 20°C-22°C, con maturazione in tonneau per il primo anno e altri cinque in botti da 15 e 25 ettolitri, l’Amarone Della Valpolicella Passione 2016 ha qualche evanescenza olfattiva accompagnata da note sotto spirito e un palato austero, tonico, vigoroso, saporito.










